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Omicidi savonesi: Roberto Nicolick racconta lo sterminio di una famiglia a Stella Santa Giustina

Bernardo Fucione di 56 anni, la moglie Caterina Patrone di 40 anni, e il piccolo figlio Oreste di appena 12 anni, furono uccisi nel 1925

Provincia. Continua l’excursus di Roberto Nicolick tra i delitti più efferati che hanno insanguinato la provincia di Savona negli ultimi anni. Questa volta lo scrittore ci riporta indietro fino al 1925 per raccontare lo sterminio di una famiglia a Santa Giustina.

Bernardo Fucione di 56 anni, la moglie Caterina Patrone di 40 anni, e il piccolo figlio Oreste di appena 12 anni, si guadagnavano da vivere facendo gli agricoltori, abitavano una piccola cascina in località Campasso a poca distanza dall’abitato di Stella Santa Giustina. L’intero nucleo famigliare venne sterminato in pochi minuti intorno alle 12.30. Fu una strage compiuta a colpi di roncola o di accetta, il primo corpo ad essere trovato è quello del capo famiglia, Bernardo, che ha tentato di fuggire lungo un sentiero che scende al paese ma è stato inseguito e raggiunto e colpito ripetutamente e lasciato in una pozza di sangue, poi è stata rinvenuta la moglie, ammazzata in casa, al primo piano in camera da letto e abbattuta anch’essa, con diversi colpi di accetta, poi il figlio, il piccolo Oreste, il quale deve aver sentito le urla della donna e probabilmente ha tentato la fuga ma anch’esso ha fatto poca strada, raggiunto e ammazzato sempre con la stessa arma poi abbandonata accanto al corpicino, rossa di sangue sino alla metà del manico.

Alcuni contadini dopo aver rinvenuto i tre cadaveri corsero ad avvisare i carabinieri che accorsero sul posto in seguito piantonato dai soldati che sono di guarnigione al Forte del Giovo sino all’arrivo del magistrato. C’è una coincidenza inquietante, nello stesso paese qualche mese prima, un contadino fece la stessa orrenda fine della famigliola Fucione, nella stalla della sua casa colonica solo la moglie riuscì ad avere salva la vita fingendo di non conoscere l’omicida che invece le era ben noto.

Due ragazzini Faustino e Pierino Pescio, amici di giochi dell’Oreste, sono gli unici testimoni oculari del pluri omicidio, affermarono che mentre erano sul versante della collina di fronte alla cascina, di aver inteso delle urla disperate e di aver quindi visto Oreste correre disperatamente inseguito da un uomo armato di una scure. Essi riconobbero nell’inseguitore tale Luigi Frecceri, infatti gridarono all’indirizzo dell’inseguitore: ‘E’ Luigi, è Luigi!’. Ma nonostante fosse sicuro di essere stato riconosciuto, non desistette dall’inseguimento, anzi li minacciò da lontano agitando la scure verso di loro.

Luigi Frecceri, un trentenne forte e robusto, era il nipote di Caterina, frequentava assiduamente la casa dei Fuscione. Uomo molto solitario e di carattere chiuso, non aveva mai avuto una fidanzata, emigrato in Nord America, aveva soggiornato qualche anno in California e poi con i soldi guadagnati, era tornato a Santa Giustina comprando un casolare a circa 200 metri dalla abitazione dei Fuscione dove abitava da solo, lontano dai suoi fratelli con cui non aveva rapporti. Da una delle ricostruzioni dei carabinieri, Frecceri intorno alle 12 di quel giorno fosse a casa della zia, di cui era appunto assiduo e con cui aveva iniziato una animata discussione, nella camera al primo piano, forse il confronto ha preso una brutta piega e Frecceri ha colpito la donna con l’accetta alla guancia e al braccio destri, quasi recidendo di netto la mano dal polso, il colpo successivo lo calò sul capo abbattendo la donna.

Il marito era nella stanza attigua che si radeva con un rasoio, sentendo l’accaduto entrò nella stanza da letto e con quello strumento affrontò il nipote ferendolo al viso, ma ebbe la peggio e tentò di fuggire da basso per le scale, inseguito dall’assassino che lo raggiunse in fondo al sentiero e lo colpì ripetutamente alla nuca sino ad ucciderlo. Il piccolo Oreste aveva visto tutto, bloccato dal terrore, appena vide l’assassino puntare verso di lui provò a scappare ma venne raggiunto dalle lunghe falcate dell’uomo e colpito alla tempia, alla guancia e al viso che si aprì in due parti. Poi Frecceri posata la scure, fuggì nel bosco verso la sua abitazione, questa è la versione ufficiale del fatto anche se ce ne furono altre non suffragate da elementi probanti.

I bimbi che assistettero al macello di Oreste diedero l’allarme in paese ai contadini che corsero a portare soccorso, inutilmente, infatti i tre corpi erano devastati, e ai carabinieri che iniziarono subito le ricerche di Frecceri. Fu rastrellata tutta la zona, anche una miniera venne ispezionata senza trovare nulla. Il giorno successivo, una pattuglia di carabinieri di Stella San Giovanni trovano il cadavere dell’assassino che galleggiava in laghetto denominato Gotto, morto da ore. L’orologio era fermo alle 13, quindi la morte risaliva a mezzora dopo la strage, anche in questo caso non si appurò se fosse stato un suicidio oppure una caduta incidentale finita in un annegamento.

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