Lo sfogo

Guardia giurata investita al Palacrociere di Savona, l’ANGGI: “Non abbiamo mezzi né diritti”

Vigilanza, vigilante, guardia giurata

Savona. “Anche questa volta abbiamo rischiato conseguenze peggiori facendo il nostro mestiere, assicurare l’integrità di ciò che ci viene affidato ed espletare un servizio nei migliori dei modi in assenza di adeguati mezzi per permetterci di farlo. Ma qualcuno si è accorto di quello che poteva accadere? Per fortuna ne è venuta fuori solo una notizia giornalistica e un episodio da raccontare”. L’Associazione Nazionale Guardie Giurate Italiane commenta così l’episodio di ieri al Palacrociere di Savona, dove una guardia giurata è stata investita da un automobilista che stava tentando di forzare il blocco dopo la richiesta di fornire i documenti (di seguito il link all’articolo).

“Ogni giorno, ogni notte svolgiamo il nostro lavoro con passione e attenzione – ricorda la segreteria provinciale dell’ANGGI – Siamo guardie giurate, non vigilantes o ‘Bartolini con la pistola’ o qualsiasi altro appellativo denigrante che ci viene rifilato. Le guardie giurate non fanno un lavoro come un altro, l’ansia e la voglia di finire il turno in sicurezza e tranquillità ci accompagna per tutta la durata del servizio a volte anche di dodici ore, negli ultimi tempi quasi di prassi, e alla fine lasciamo il servizio in preda ad ansie inconfessabili”.

“Chi si rivolge alla vigilanza privata ha bisogno del nostro servizio – fanno presente – e non ci tiriamo indietro, ma non possiamo essere professionali se non abbiamo i mezzi per farlo: quale resistenza possiamo opporre se non disponiamo di alcun mezzo e nessun diritto, se non del minimo indispensabile, per eseguire il nostro servizio agli utenti che si aspettano professionalità e sicurezza? Abbiamo bisogno di maggiore visibilità oltre che a un riconoscimento giuridico che non esiste: siamo incaricati di un pubblico servizio, ma a differenza dei pubblici ufficiali determinate procedure ci sono negate, anzi se dovessimo metterle in pratica per fare rispettare la legge o le procedure a noi affidate dai clienti per cui svolgiamo i servizi, ci troveremmo in situazioni spiacevoli che nelle migliori delle ipotesi si concludono con una denuncia e sospensione dal servizio da parte del Questore nella più totale indifferenza dell’istituto per cui si lavora”.

Per questo l’A.N.G.G.I., promotrice dei diritti delle Guardie Giurate a livello Nazionale, si rivolge al Questore di Savona chiedendo “maggiori controlli verso gli istituti, i quali non rispettano le regole e pretendono un sevizio eccellente con pochi investimenti verso la sicurezza e la formazione dei propri dipendenti e soprattutto, come già successo, aggirando le leggi e usando personale non qualificato per i propri servizi in modo da poter guadagnare qualche euro in più. Non si deve aspettare che ci scappi il morto per intervenire e far si che la situazione lavorativa delle guardie giurate migliori”.

“Da parte nostra – garantiscono – c’è volontà e coraggio nel fare cambiare le cose: siamo in contatto con il Ministero dell’Interno e informiamo puntualmente le Autorità sulla situazione in cui versa il settore a livello nazionale, ma è necessario molto di più. Per questo chiediamo al Questore e al Prefetto un maggiore coinvolgimento e una maggiore partecipazione nei controlli verso tutti gli istituti e i servizi di vigilanza della provincia, maggiori controlli sulle gare di appalto e sui contratti di affidamento dei servizi in modo da fare rispettare le leggi e far si che i servizi per le guardie giurate siano più sicuri”.

“Siamo stanchi di tutto questo – denunciano Fabio Padovani e Alessio Tavoni, rispettivamente presidente e segretario nazionale dell’A.N.G.G.I. – siamo pronti a sederci al tavolo con il Questore, il Prefetto, l’ispettorato del lavoro e l’Asl per denunciare tutti gli usi e gli abusi della nostra professione e della nostra professionalità”.

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