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Al San Carlo di Albenga il convegno “A proposito di Streghe”, sulla diversità che spaventa

Giuliano Arnaldi: "Le uniche due vere streghe di cui bisogna avere paura sono la paura e l'ignoranza"

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Albenga. Si intitolava “A proposito di Streghe” il convegno che si è tenuto oggi presso l’Auditorium San Carlo di Albenga. Un convegno che è partito da alcune riflessioni a margine delle sepolture recentemente rinvenute ad Albenga per arrivare ai giorni nostri, con un sottotitolo, “Quando la diversità spaventa…”, che rende il tema drammaticamente attuale dopo i recenti fatti legati al terrorismo e all’intolleranza.

San Carlo

“L’obiettivo era parlare della diversità – spiega Giuliano Arnaldi, direttore di Fondazione Tribaleglobale – Siamo partiti dalla vicenda dei ritrovamenti per poi allargare lo spettro della riflessione. Da un lato abbiamo scelto di approfondire gli aspetti scientifici non tanto di queste due sepolture in particolare ma di tutte le sepolture medioevali anomale in generale. In realtà poi abbiamo voluto far evolvere il discorso in un modo molto semplice: per usare una metafora, è più facile ritenere responsabili della peste gli untori piuttosto che costruire delle fogne”.

“Attraverso un percorso che parte della vicenda delle sepolture, si articola sulle vicende di Triora (e non solo di Triora ma di tutti gli eventi simili nel ponente savonese dal punto di vista storico) per arrivare a parlare della diversità che spaventa oggi. Le uniche due vere streghe di cui bisogna avere paura sono la paura e l’ignoranza”.

“I recenti ritrovamenti di sepolture riconducibili al fenomeno della stregoneria ad Albenga sollevano temi che vanno oltre la dimensione della ricerca storica e archeologica – ha ricordato Arnaldi – La demonizzazione della diversità è stata nel passato facile scorciatoia per ignorare concreti problemi che nulla avevano di demoniaco. È accaduto con la ricerca di untori nel periodo della peste, è accaduto in presenza di soggetti che presentavano aspetti comportamentali o fisici diverse dai canoni tradizionali, è accaduto in presenza di persone che conservavano e praticavano riti antichi e pratiche curative legate alle erbe: da notare il fatto che in quest’ultimo caso fossero in gran parte donne, a cui quelle conoscenze davano autorevolezza nelle comunità di appartenenza”.

“Si può dire che tale demonizzazione, usata spesso dai potenti per consolidare la propria condizione, fosse figlia della paura e dell’ignoranza e abbia finito per impoverire intere comunità privandole del potenziale di crescita che implica ogni confronto con la diversità. E oggi la diversità spaventa ancora? – si chiede Arnaldi – Paura e ignoranza impoveriscono ancora le nostre comunità? Sono queste le domande che animeranno il Convegno in oggetto, con l’obiettivo di attualizzare la riflessione sulla differenza tra diversità e malvagità ponendo l’accento sul fatto che quest’ultima, come la bontà, è un’opzione sempre presente nelle scelte di ogni persona, e sulla coincidenza tra ignavia e malvagità… Lasciar fare il male senza reagire è forse peggio che praticarlo”.

Il convegno ha avuto inizio con una comunicazione di Valeria Amoretti, archeologa ed antropologa esperta di sepolture e di archeologia medievale. Originaria di Imperia, sta conducendo attività di ricerca presso la Seconda Università di Napoli: l’obiettivo è contestualizzare i recenti ritrovamenti nell’ambito delle conoscenze sui riti di sepoltura di quel periodo. E’ seguita una comunicazione di Paolo Portone, esperto di indagini sulla stregoneria in Europa e autore di diversi testi sulle Streghe di Triora: l’obiettivo è porre in relazione le sepolture di Albenga con il contesto ligure del tempo.

Quindi è toccato a Giorgio Amico, saggista ed esperto di tradizioni ligustiche, che interverrà sul tema del ponente ligure come incubatore di diversità culturali e popolari. Dopo di lui una comunicazione di Gabriella Freccero per Erediblibliotecadelladonna, sul tema delle culture arcaiche legate alla figura della Grande Madre in relazione al dibattito sull’Autorità Femminile oggi.

Dopo un tea break i lavori sono ripresi con una comunicazione di Marco Merola, giornalista esperto di archeologia, misteri e scienza e di Machi di Pace, archeologa e giornalista sul tema del Neopaganesimo oggi. E’ stata poi la volta di Giuliano Arnaldi, direttore di Fondazione Tribaleglobale, sulle pratiche Voudu di alcuni popoli africani (in prevalenza gli Ewe del Togo) tra medicina tradizionale e cannibalismo rituale: verità, ignoranza e strumentalizzazioni. Quest’ultima comunicazione ha introdotto una tavola rotonda coordinata da Mario Muda sul tema della paura del diverso nel nostro tempo, con particolare riferimento al fenomeno della globalizzazione e dei migranti. Il convegno è stato animato da proiezioni audiovisive e performance musicali.

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