Rapporti burrascosi

Vicini di casa in lite, dopo anni di querele e controquerele finiscono a giudizio in sei per stalking

Due nuclei famigliari sono a giudizio nella doppia veste di imputati e parti civili

Savona Tribunale

Savona. Una serie di querele e controquerele che negli anni hanno originato procedimenti civili, udienze davanti al giudice di pace, ma hanno finito per coinvolgere due famiglie di (ormai ex) vicini di casa anche in un processo penale.

A giudizio infatti ci sono, nella doppia veste di imputati e parti civili, due nuclei famigliari (sei persone in tutto) che devono rispondere reciprocamente dell’accusa di stalking. Secondo quanto ricostruito dalla Procura, che a partire dal 2004 ha iniziato a raccogliere la lunga serie di denunce, le due famiglie (madre, padre e figlio da una parte, madre, figlio e nuora dall’altra), che abitavamo in tre diversi appartamenti della stessa palazzina nel ponente savonese, hanno iniziato ad avere degli attriti per questioni condominiali.

Una situazione che giorno dopo giorno sarebbe degenerata sempre di più portando la tensione tra i vicini di casa alle stelle. Secondo quanto riferito da uno dei carabinieri che ha seguito la vicenda, ascoltato oggi in aula, quando “i componenti delle famiglie si incrociavano c’erano sempre problemi”. E infatti i militari hanno raccolto querele per ingiurie, diffamazione, disturbo della quiete pubblica, ma anche lesioni. Uno degli imputati ha infatti accusato il “rivale” di averlo spinto giù dalle scale nell’agosto del 2005. Accusa che è sempre stata respinta dal vicino di casa secondo cui lui si sarebbe “buttato” a terra da solo per poi accusarlo (tanto che lo ha controquerela per calunnia).

In un’altra occasione, nel gennaio 2010, i vicini di casa avevano discusso perfino nella caserma dei carabinieri dove si erano presentati in contemporanea per presentare due nuove querele: “Uno era venuto per querelare l’altro per ingiurie, ma quando si sono visti nella sala d’attesa aveva iniziato ad apostrofarlo con parole come ‘asino’, ‘coniglio’ e ‘imbecille’”.

Insomma, come confermano le numerose querele reciproche, tra i sei ci sarebbe stato un rapporto piuttosto burrascoso (soprattutto a parole) e nemmeno i tentativi di conciliazione portati avanti dai carabinieri sono mai serviti a farli rappacificare. Chissà se il fatto di rischiare una condanna penale per stalking li aiuterà ad iniziare un dialogo che permetta loro di trovare una soluzione fuori dal tribunale (come auspicato dal giudice) e rimettere le varie querele. Per saperlo bisognerà aspettare la prossima udienza fissata a febbraio prossimo.

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