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Riciclo rifiuti, Melis: “La Regione prima multa i comuni poi li sovvenziona. E il 50% è un miraggio”

Liguria. È attualmente in discussione in Commissione un disegno di legge per incrementare il tasso di raccolta differenziata e riciclaggio in Liguria. “Intento nobile, quantomeno nelle intenzioni, ma esistono ancora troppe criticità che devono essere affrontate – è il commento di Andrea Melis, portavoce del MoVimento 5 Stelle in Regione Liguria – In particolare, tutti i comuni della nostra regione sono chiamati a raggiungere almeno il 50% di materiale riciclato entro il 2016 e il 65% di qui al 2020. Obiettivi tanto apprezzabili quanto utopistici, in una regione che, storicamente, ha percentuali di differenziata e riciclaggio tra le più basse in Italia”.

“Per di più – prosegue Melis – questa norma non prevede alcun contributo iniziale di sostegno per avviare il processo. Anzi, introduce un pesante sistema sanzionatorio per i comuni inadempienti: si parla di una ‘multa’ di 25 euro per ogni tonnellata di rifiuto in meno rispetto all’obbiettivo prefissato. Lavorando nella Commissione IV dove il ddl 22 è in discussione, abbiamo constatato che la Regione Liguria non dispone di un indicatore oggettivo per verificare lo stato attuale del riciclaggio. In che modo, dunque, saranno calcolate le ‘infrazioni’ e, di conseguenza, le sanzioni?”.

Nella norma si parla anche di un fondo per aiutare i comuni a raggiungere gli obiettivi: 1 milione di euro nel 2016 e altri 3 nel 2017. “Soldi che servirebbero a sostenere la realizzazione di programmi finalizzati al riciclaggio di rifiuti urbani, ma solo successivamente alle sanzioni – dice Melis – In pratica, prima si sanzionano i comuni, e dopo si offre un sostegno economico a casse comunali esangui e già abbondantemente in rosso”.

“Di sicuro le amministrazioni locali hanno le loro responsabilità nell’essersi mossi spesso tardi e male – accusa il consigliere regionale – vedi Savona, dove la raccolta differenziata non supera il 25%. Ma in questo modo si rischia soltanto di aggravare le cose: le aziende di servizio faticheranno a rientrare nei costi, ribalteranno il tutto sui comuni, che a loro volta si rivarranno sulle tasche dei contribuenti, in un circolo vizioso in cui a pagare, alla fine, saranno i cittadini”.

“Sempre nel ddl 22 – spiega ancora il pentastellato – si propone di abolire le consulte per il servizio idrico integrato e il servizio di gestione rifiuti, entrambi strumenti di partecipazione utili ed efficaci. Dribblando questi soggetti, si mette il silenziatore a chi è tenuto a dare un contributo alla gestione di due delle principali voci nell’economia di un comune”.

“Ad aggrovigliare ulteriormente la matassa, nella norma è contenuto anche un articolo che prevede che i comuni stessi potranno ricorrere a un servizio rifiuti integrato, in sostituzione della Provincia e della Città Metropolitana, per un periodo non superiore a tre anni. Una delimitazione temporale che rischia di far saltare i piani a diversi gestori esterni di servizio. Ciò significa ancora una volta un costo aggiuntivo, che finirà per ricadere sui comuni stessi, e di lì, ancora una volta, sui cittadini”, conclude.

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