U curatu

Don Nicolò Aragno, la comunità parrocchiale di Legino lo ricorda a 60 anni dalla scomparsa

Aragno

Savona. Il 23 novembre 1955, dopo tre giorni di agonia, si spense il sacerdote don Nicolò Aragno, curato della parrocchia di Legino.

Aveva soltanto 38 anni. Il 20 novembre, ai piedi dell’Altare, nella sua chiesa parrocchiale (Sant’Ambrogio di Legino) ebbe una emorragia gastrica e fu ricoverato. Il paese si mobilitò con generose donazioni di sangue ma morì dopo tre giorni. Era nato nel 1917 a Pietra Ligure.

Suo padre, il maestro Dante Aragno, è ricordato ancor oggi per aver diretto la corale “Della Rovere” e il coro dei “mottetti” alla Processione del Venerdì Santo. Fu ordinato sacerdote nel 1941, in piena Guerra. Svolse tutto il suo servizio sacerdotale nella parrocchia di Legino.

Sono 60 anni che “u Curatu”, così come i leginesi lo ricordano, è mancato; 60 anni nei quali il mondo è cambiato: politicamente, socialmente, umanamente ma nei quali ognuno dei suoi ragazzi ha mantenuto vivo e intatto il ricordo affettuoso del suo viso felice.

Infatti il suo compito pastorale nella parrocchia di Legino (dall’ordinazione del 1941 al 1955 appunto) era di dedicarsi ai giovani. Quei giovani che usciti dal periodo bellico, faticosamente erano alla ricerca di qualcosa che desse loro fiducia, qualcuno che li prendesse per mano, li facesse scoprire la bellezza dell’amore a Dio e al prossimo. In molti modi, anche attraverso lo svago, lo sport, le gite.

Si fece attivo promotore del riscatto del Palazzo Mascolo (il Palazzo Rosso della piazza di Legino) e del terreno attiguo per poi farne rispettivamente Opere parrocchiali e campo di calcio, che poi fu a lui intitolato.

L’amore per il Signore e il totale abbandono in Maria, venerata in Legino con il titolo di Madre della Grazia, furono il suo vivere quotidiano, il suo preciso e fedele impegno che cementò quei ragazzi e ragazze leginesi testimoni di un servizio felice e gioioso. Ma non soltanto si dedicò ai giovani. Visse intensamente il suo servizio parrocchiale per gli anziani e i malati.

Da suoi scritti: “…in tutti gli avvenimenti dolorosi che ho dovuto subire, mi sono sentito sempre gioioso e sento di essermi messo completamente nelle mani di Maria Santissima…”; “… la Madonna ci è vicina con i suoi interventi che a volte possiamo dire miracolosi: sentiamo proprio che la Madonna ci ama”.

Scrisse don Nino Maio, primo sacerdote dei suoi ragazzi (seguirono don Giuseppe Carletto e don Silvio Del Buono) nel 10° anniversario della morte: “…la sua vita fu essenzialmente una testimonianza di amore e di gioia. Avevamo capito che don Aragno ci amava: per questo lo abbiamo amato, per questo ci siamo spinti ad imitarlo. Ed era inoltre un testimone di gioia. Il sacerdote che sa amare è profondamente lieto. Questo il messaggio che egli ci lasciò”.

I suoi ragazzi, oggi i suoi ex giovani, 10 anni fa promossero un raccolta di più di 700 firme, proposero al Comune di Savona di intitolare la piazza di Legino a don Nicolò Aragno. Il Comune di Savona accolse la proposta e sabato 7 ottobre 2005 alla presenza delle Autorità con una cerimonia pubblica fu intitolata la piazza.

Domenica 22 novembre alle ore 11 la comunità parrocchiale di Legino si raccoglierà insieme ai “ragazzi e ragazze” di allora nella Messa domenicale. Due generazioni di leginesi che condivideranno la memoria di don Aragno nella celebrazione eucaristica celebrata dal parroco don Achille Tronconi. Dopo 60 anni il suo ricordo è ancora forte nella comunità leginese.

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