L'inchiesta Gsl fa vacillare i vertici dell'Asl 2: il gip dovrà decidere se sospenderli - IVG.it
Settimane decisive

L’inchiesta Gsl fa vacillare i vertici dell’Asl 2: il gip dovrà decidere se sospenderli

Il 9 ottobre il gip esaminerà le richieste di sospensione per Neirotti, Albani e altri vertici di Asl e Gsl: il direttore Baldinotti si è già dimessa

Savona. Gli effetti della “bufera” provocata dall’inchiesta Gsl iniziano a manifestarsi. Questa mattina sono infatti arrivate le dimissioni di Graziella Baldinotti, direttore amministrativo dell’Asl 2 Savonese che ha preferito fare un passo indietro lasciando il suo incarico.

Un passo che anticipa la decisione del gip sulla richiesta di sospensione per i vertici di Asl e Gsl avanzata dal pm Ubaldo Pelosi, titolare dell’inchiesta per turbativa d’asta, falso e abuso d’ufficio. Un provvedimento che dovrà essere discusso il prossimo 9 ottobre davanti al gip Filippo Maffeo. La sospensione, oltre che per il manager “privato” Alessio Albani, per il direttore generale dell’Asl Flavio Neirotti, per il dirigente Luca Garra (responsabile dipartimento programmazione sanitaria, ora direttore del presidio ospedaliero di Albenga e del Santa Corona di Pietra), era stata chiesta appunto per Graziella Baldinotti che però nelle ultime ore ha deciso di fare un passo indietro. La misura sospensiva è stata chiesta anche per Claudia Agosti, fino a qualche mese fa direttore sanitario dell’Asl che oggi però è in pensione.

Proprio la richiesta di applicare una misura nei confronti di alcuni degli indagati – che in tutto sarebbero una quindicina – nell’affaire Gsl (progetto sanitario privato pensato per evitare la fuga dei pazienti), di fatto, ha permesso alle persone coinvolte nell’inchiesta di vedere nero su bianco le accuse contestate dalla guardia di finanze che da mesi scavava intorno a questa vicenda. E così, dalle carte, è emerso che tra gli indagati ci sono anche l’ex presidente della Regione Claudio Burlando, ma anche l’ex assessore regionale alla sanità Claudio Montaldo. Secondo la Procura infatti la Regione avrebbe favorito i privati chiudendo una convenzione del valore complessivo teorico sino al 2020 di 165 milioni di euro a partire dal 2011.

Ma non solo: leggendo le relazioni delle Fiamme Gialle si scopre anche che gli inquirenti avrebbero scoperto grazie alle conversazioni intercettate tra i vertici dell’azienda sanitaria che a Savona sono stati organizzati dei concorsi “truccati”. Secondo quanto accertato dai finanzieri è capitato che le risposte fossero mostrate al candidato prima del concorso o del colloquio decisivo.

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