Spese pazze in Regione, tra gli acquisti prodotti di pelletteria e la birra a Pontida - IVG.it
Scontrini

Spese pazze in Regione, tra gli acquisti prodotti di pelletteria e la birra a Pontida

Per il sostituto procuratore Francesco Pinto la norma sui rimborsi era "non chiara"

finanza lega genova

Genova. Dalla birra bevuta a Pontida ai pranzi e alle cene in trattoria, dai soggiorni in hotel agli acquisti in armeria, dalle opere in ceramica ai prodotti di pelletteria. Sono davvero tanti e assai variegati i beni e i servizi “acquistati” dai 24 ex membri del consiglio regionale rinviati a giudizio nell’ambito dell’inchiesta “spese pazze”.

Secondo il sostituto procuratore di Genova Francesco Pinto, la norma che regolava le richieste di rimborso da parte dei vari gruppi consiliari era “non chiara” e certe spese “erano una consuetudine”. Ma scorrendo le migliaia di scontrini messi insieme dagli uomini della guardia di finanza guidati dal colonnello Carlo Vita ci si imbatte in una assai ampia tipologia di acquisti.

Tra i 6 euro della birra bevuta a Pontida fino ai 1774 euro spesi nella pelletteria di lusso a Tolentino ci sono tutte le spese del gruppo regionale ligure della Lega Nord e per le quali Edoardo Rixi, quando era ancora capogruppo della Lega e prima di diventare assessore, ha firmato la richiesta di rimborso previsto dalla legge regionale per i gruppi consiliari. Per queste spese Rixi, l’attuale presidente del consiglio regionale Francesco Bruzzone e l’ex consigliere del Carroccio Maurizio Torterolo sono finiti prima sotto indagine e poi sono diventati destinatari di una richiesta di rinvio a giudizio con altri 22 tra neoassessori, consiglieri ed ex consiglieri di Pd, Udc, Sel, ex Idv e Federazione della sinistra.

Ristoranti, trattorie, fiori e biscottini: spiegano gli inquirenti che essendo capogruppo Rixi avrebbe dovuto vigilare su spese che non potevano essere rimborsate con fondi regionali. Come i 660 euro pagati in un’armeria genovese, i 680 euro spesi in trattoria nel pavese e gli oltre 20 mila euro spesi dall’ex consigliere Torterolo nella stessa trattoria di Carcare, con dovere fatture spiccate anche nello stesso giorno. Fra le contestazioni anche i pranzi e soggiorni a Ferragosto. Il 15 agosto 2011 per esempio risultano contemporaneamente un scontrino per una trattoria a Forte dei Marmi (48 euro), una a Pratospilla in provincia di Parma (circa 85 euro) e diversi scontrini in un hotel residence a Pozza di Fassa sulle Dolomiti, nonché sempre sulle Dolomiti il pernottamento al Rifugio Fuciade (129 euro). Essendo tre i consiglieri del gruppo sembra difficile che qualcuno non abbia usufruito di un pranzo che è difficile considerare istituzionale.

Ma il pm non ha fatto i conti in tasca solo alla Lega. Nell’allora gruppo Pd sono sbucati scontrini ‘ non, quindi non riferibili ai singoli consiglieri del gruppo, rimborsati con 64 assegni bancari da oltre 3700 euro l’uno per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio per l’ex capogruppo Antonino Miceli e per l’ex tesoriere Mario Amelotti. E per Michele Boffa, ex vicepresidente del consiglio: anche lui ‘paga’ il mancato controllo a fronte dell’erogazione dei contributi.

Tra i 25, come noto l’ex presidente del consiglio regionale Rosario Monteleone. Per lui tantissimi pranzi e cene non inerenti, secondo la procura, all’attività politica tra cui spicca la presenza assidua all’antica trattoria della Castagna di Quarto. Secondo gli investigatori, inoltre, alcune di queste fatture per circa 700 euro sarebbero state addebitate per spese mai sostenute. Tra le spese dell’ex presidente del consiglio regionale ci sarebbero poi beni o servizi che Monteleone avrebbe condiviso con terze persone, come un soggiorno per due persone all’Hotel Plaza di Pescara (278 euro), un soggiorno per due persone di tre giorni in un hotel all’Aquila (276 euro) con pranzo e minibar e una notte all’Hotel Parlamento di Roma (184 euro). A Monteleone, insieme all’ex capogruppo dell’Udc Marco Limoncini la procura imputa anche una falsa fattura da 10.800 euro, per la realizzazione di 100 opere in ceramica. Anche in questo caso, secondo il pm, la spesa non sarebbe mai esistita.

Un altro passaggio della richiesta di rinvio a giudizio riguarda gli ex Idv Marylin Fusco e Stefano Quaini già coinvolti nel secondo filone ‘spese pazze’ la cui indagine, coordinata dal pm Nicola Piacente, ha già portato alla condanna in rito abbreviato per lo stesso Quaini e per Maruska Piredda. Nonostante fossero indagati, secondo il pm Pinto dopo essere usciti da partito per entrare rispettivamente nel gruppo misto Quaini e Diritti e libertà Fusco avrebbero ottenuto rimborsi per pranzi e cene (650 euro in due settimane per la Fusco) e Quaini un soggiorno in hotel per due persone a Lucerna per un totale di 452 euro.

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