Deposito di bitume a Savona: la Procura apre un'inchiesta - IVG.it
Sotto accusa

Deposito di bitume a Savona: la Procura apre un’inchiesta

I magistrati savonesi procedono contro ignoti e i reati ipotizzati sono abuso d'ufficio e disastro colposo

Savona. La Procura di Savona indaga sul progetto per la realizzazione di un deposito di bitume nel porto di Savona. Al sesto piano di palazzo di giustizia è stato infatti aperto un fascicolo a carico di ignoti, quello denominato “modello 44”, per le ipotesi di reato di abuso d’ufficio e disastro colposo nella fattispecie prevista dal primo comma (ovvero quella che inquadra un evento “potenziale”, ma ancora da verificarsi).

Dopo le polemiche esplose nelle scorse settimane a palazzo Sisto e in consiglio regionale, la questione bitume arriva quindi anche a palazzo di giustizia. L’inchiesta della Procura è solo all’inizio, ma la tempestività con la quale gli inquirenti si sono mossi per fare luce sulla vicenda dimostra che l’attenzione è massima. Tanto che a dare impulso all’indagine non è stato un esposto oppure una segnalazione, ma sono stati i magistrati savonesi, alla luce delle notizie che continuavano a susseguirsi sull’argomento, a voler vedere più chiaro sulla vicenda.

E così nelle ultime settimane, mentre nelle stanze della politica si sollevavano cori di protesta contro la realizzazione del deposito, gli uomini della polizia giudiziaria lavoravano intensamente per acquisire informazioni e documenti sull’iter amministrativo relativo al bitume. Un lavoro che è culminato nella stesura di un’annotazione di servizio che è finita sulla scrivania del Procuratore Francantonio Granero. Il passo successivo è stata l’apertura dell’inchiesta contro ignoti.

Adesso toccherà ai sostituti procuratori ai quali l’indagine è stata assegnata, che saranno coordinati dal pm Ubaldo Pelosi, capire se nelle condotte degli amministratori locali (sia in Comune a Savona che in Regione), dei dirigenti dell’azienda che deve realizzare il deposito, la Bit, e dell’Autorità Portuale, sussistano i presupposti per contestare il reato di abuso d’ufficio e disastro doloso. Secondo l’ipotesi accusatoria infatti, se il deposito di bitume fosse realizzato, l’impianto provocherebbe danni ambientali dovuti alle emissioni inquinanti.

Una circostanza che, come rilevato dagli inquirenti, sarebbe confermata anche dalla stessa Bit: nella relazione descrittiva del progetto, consegnata in sede di conferenza dei servizi, l’azienda avrebbe infatti ammesso che è “decisamente difficile da valutare l’immissione di inquinanti in atmosfera”. Sempre in quel documento sarebbero evidenziate anche tutte le altre criticità che deriverebbero dalla realizzazione del deposito di bitume (come per esempio l’impatto sul traffico).

Nonostante le possibili problematiche legate alla presenza del deposito di bitume nel porto cittadino fossero note, l’iter burocratico-amministrativo è andato avanti senza dover affrontare nemmeno la Valutazione di impatto ambientale (VIA). Ed è proprio questo uno degli aspetti sul quale si snoda l’inchiesta: gli investigatori vogliono valutare se possano esserci state delle omissioni da parte degli amministratori locali nelle fasi di approvazione del progetto. In particolare si vuole escludere che la pratica per il via libera al bitume possa essere passata attraverso una sorta di “corsia preferenziale” per arrivare ad essere approvata senza incontrare nessun ostacolo.

Un’ipotesi che, se venisse confermata, porterebbe all’iscrizione sul registro degli indagati dei primi nomi.

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