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Speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia: le palestre del talento azzurro da Cannavaro a Amine Ennali

Sarà il vento di crisi che soffia, sarà un mercato sempre più asfittico che costringe tutti a cercare le risposte nei numeri e nelle ricorrenze statistiche, ma oramai pare che l’unica via di uscita per il fururo sarà proprio quella di puntare sui giovani.

Da tempo nell’epoca di Mazzarri e Benitez si era parlato e si parla di “scugnizzeria”, il nome che avrebbe dovuto portare linfa vitale nelle prima squadra azzurra. A molti, va ammesso, era sembrata un’idea pubblicitaria, marketing puro, una delle tante partorite dal presidente del Napoli eppure destinata a infrangersi sulle scogliere dell’ineluttabile fame di punti e di risultati.

“Scugnizzeria”, si obiettava, significa investimenti in strutture tecniche e logistiche, ricerca di talenti, pianificazione della crescita, verifica costante dei risultati, tutte cose che il Napoli, spesso concentrato solo sulla prima, non sa o non vuole fare. Al di là della singola parola, il progetto nacque con l’esigenza del Napoli di dotarsi di un centro sportivo capace di ospitare gli allenamenti della prima squadra e della Primavera. Il centro di Castelvolturno ben si prestava per questo anche se il punto di riferimento del management della società azzurra rimangono i grandi club europei e quel Barcellona in occasione del trofeo Gampèr, aveva mostrato a De Laurentiis la magnificenza della “Ciudad Deportiva Joan Gamper”.

Il Napoli intanto già iniziato da anni a portare in ritiro giocatori provenienti a vario titolo dalle sue giovanili (Crispino, Celiento, Bariti, Dezi, Dumitru, Insigne, Fornito e Novothny sono solo alcuni dei tanti nomi illustri). Ancora con Mazzarri in panchina, erano stati altri quattro: Ciano, Dezi, Sepe e Dumitru. Il Centro di Castelvolturno, un’area attrezzata con campi regolamentari, una moderna palestra, sede sociale e sala stampa, è una struttura che seppur moderna iniuzia a diventare “stretta”, e di fatto costringe al “nomadismo” le altre sei squadre delle giovanili che si allenano soprattutto nelle strutture dei “Campi Sportivi Kennedy” ai Camaldoli e al Centro Cesaro di Sant’Antimo.

La nuova idea di De Laurentiis è stata lanciata quando ha, di fatto, chiuso alla possibilità di costruire un nuovo stadio, magari defilato rispetto alla città. Un vecchio proverbio dice che “quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda l’indice”. Il ruolo dello stolto del proverbio, l’hanno fatto quelli che non hanno prestato attenzione alle parole di De Laurentiis quando ha annunciato l’idea di un centro sportivo a Fuorigrotta, nell’area dell’Edenlandia e dello Zoo, a forte rischio chiusura in seguito al fallimento della società che amministrava le due strutture. L’area è sottoposta a una infinità di vincoli archeologici, ambientali e di destinazione d’uso e il bando di aggiudicazione, pensato per dare respiro alle decine di lavoratori, è andato drammaticamente deserto. Anche se il Comune rimuovesse tutti i vincoli, sarebbe da capire che fine potrebbero fare i lavoratori del parco dei divertimenti e del giardino zoologico, escludiamo che il Napoli possa interessarsi ai leoni o alle zebre o all’otto volante.

L’idea è ambiziosa e stuzzicante non vorremmo passasse però sulla pelle di decine di famiglie… in questo momento la città non potrebbe permetterselo. Secondo una stima dei bilanci delle società di calcio italiane, il Napoli è la squadra di serie A che spende di meno nel settore giovanile. Solo 500 mila euro di investimenti l’anno. In testa alla particolare classifica Milan, Inter e Juventus con 5 milioni di euro spesi ogni anno per la primavera. Squadre meno blasonate del Napoli, come Brescia e Lecce arrivano a spendere fino a sei volte tanto rispetto alla squadra partenopea, spendendo circa 2 milioni di euro l’anno.

Il vecchio Napoli di Ferlaino costruì il centro sportivo delle giovanili nel quartiere di Marianella nella periferia nord della città. Oggi l’area, con quattro campi di calcio, palestre ed uffici, è sottoposta a sequestro giudiziario nell’ambio del fallimento della vecchia società. Di quella struttura che vide affermarsi campioni come i Cannavaro, Amauri, Floro Flores e tanti altri, oggi è rimasto solo uno scheletro. Hanno rubato anche i tombini di ghisa. Solo da un anno l’area di Via Emilio Scaglione è sottoposta a vigilanza. Un passato glorioso per il settore giovanile quindi ed un presente fatto di investimenti esigui; da cui l’urgenza di realizzazione del progetto “scugnizzeria”.

Ma come fa una società che investe così poco a costruire un settore giovanile come quello dei catalani? Dalla società nessuno ha voluto commentare o spiegare come si possa sviluppare il piano. Intanto la primavera del Napoli si allena a volte nel resort dell’Holiday Inn di Castelvolturno insieme alla prima squadra altre in periferia. Per disputare le gare casalinghe del campionato di Serie A, deve recarsi ad Aversa, allo stadio comunale Bisceglia, a 25 Km da Napoli o girovagare per la Campania ad ogni gara casalinga, da Casoria a Frattamaggiore. E così mentre i genitori fanno i turni per accompagnare i ragazzi agli allenamenti e dividono le spese per benzina ed autostrada per portarli a giocare, i centri sportivi di altre squadre giovanili come Roma, Lazio, Inter e Milan restano un sogno lontano.

A guardare lo scenario che accompagna l’esperienza sportiva delle giovanili degli azzurri sembra essere ritornati alla scuola calcio. Ragazzini ammassati nelle auto con borse e borsoni, genitori speranzosi per il futuro dei propri figli ma costretti nel presente a dar passaggi alle giovani promesse. Siamo sicuri che in questo contesto possa nascere un nuovo Messi? Forse l’esplosione di Lorenzo Insigne sarà la molla che spingerà Aurelio De Laurentis ad accelerare il sogno di creare una mega-struttura dove appoggiare tutto il vivaio, far allenare la prima squadra, creare una nuova sede sociale ed una foresteria per i giovani che arriveranno da fuori Napoli o dall’estero. Sul modello Barcellona, per intendersi. O per non andare troppo lontano da casa nostra, modello Juve, Inter, Milan, Udinese, Atalanta.

Il problema è individuare la zona adatta, incontrare il favore degli amministratori dove nascerà, ottenere il parere favorevole dei tecnici del club. Non intende trovare molti intoppi lungo il percorso. E si è fatto abbozzare già un paio di progetti da architetti di sua fiducia. Insomma, il presidente sarebbe pronto ad entrare in azione e destinare un investimento di decine di milioni di euro, appena dovesse capitare la proposta ad hoc.

Per il momento resta in piedi l’ipotesi Castelvolturno. Da quelle parti, dove si allenano già la prima squadra e la Primavera, il Comune sarebbe pronto a destinare un’area di svariati metri quadrati a ridosso degli attuali campi che sono stati ricavati a ridosso dell’Holiday Inn (tre e tutti in erba naturale). Ma c’è stata l’offerta anche in un’altra zona poco distante, non proprio adagiata sul mare ma più all’interno. Per ora, le proposte sono state congelate per una serie di ragioni, non escluse quelle climatiche e geografiche (troppo distanti dal centro città). Da parte degli amministratori di Palazzo San Giacomo in passato era stata indicata anche una vasta area a ridosso della Mostra D’Oltremare. Un’area dove ora sorgono Zoo ed Edenlandia.

A De Laurentis non dispiaceva. L’aveva presa in seria considerazione anche perché facilmente raggiungibile, nonché poco distante dallo stadio San Paolo. Poi, durante l’incontro con il sindaco De Magistris organizzato per risolvere le pendenze della vecchia convenzione, al patron del Napoli è stato detto che solo l’area dello zoo sarebbe stata disponibile, non anche quella di Edenlandia che il Comune vuole preservare.

E De Laurentiis l’ha immediatamente scartata. Troppo poco lo spazio per poter creare quello che ha in mente il produttore cinematografico: otto campi da calcio, una sede sociale, una foresteria, una sala ristorante, una sorta di club house per gli abbonati vip. Ed allora non resta che riprendere in esame quello che propone il comune di Castelvolturno o individuare una nuova zona.Certo è che da qui bisognerebbe ripartire per creare nuovi talenti. “La scugnizzeria” al momento è solo un’idea, nulla più. Il Napoli ha le squadre giovanili un pò qua e un pò la per la provincia in attesa che i lavori prendano vita.

Il vero quartier generale della primavera è il centro di Sant’Antimo di Secondigliano, poichè il Napoli non ha scuole calcio sul territorio. Gli azzurri non vincono un campionato dal torneo Berretti 2011 e la Primavera, qualificatosi per gli ottavi di Champions, non ha raggiunto i playoff scudetto. Nel settore giovanile di oggi non c’è più spazio per l’improvvisazione o per chi non vuole rinnovarsi. Il progetto di “cantera” sembra ancora molto distante ed il Napoli intanto cerca di lavorare sui giovani ma quasi solo tramite il proprio scouting (attualmente sarebbe rimasto positivamente colpito da Mohammed Amine Ennali, esterno sinistro olandese di origine marocchine classe 1997 che gioca nel Vitesse, un talento che praticamente rischia di far litigare con Manchester United e Chelsea) tanto che lo scugnizzo più famoso continua ad essere sicuramente Fabio Cannavaro, il capitano della Nazionale che ha alzato la coppa del mondo nel 2006 che aveva iniziato a Soccavo con l’Italsider Bagnoli.

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