Furto ad Alassio, la foto dei ladri finisce su Facebook e i carabinieri li identificano - IVG.it
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Furto ad Alassio, la foto dei ladri finisce su Facebook e i carabinieri li identificano

Gli autori del colpo in una gioielleria alassina sono stati identificati anche grazie alle immagini diffuse dalla vittima del furto

Alassio. La scelta di condividere su Facebook alcune immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza del suo negozio che ritraevano gli autori di un furto si è rivelata vincente. A distanza di quasi due mesi, grazie a quel filmato, i carabinieri della compagnia di Alassio sono riusciti ad identificare i due ladri che, ad inizio giugno, erano riusciti a rubare un girocollo in oro dalla gioielleria “OroVanità” di Alassio.

Si tratta di un quarantacinquenne, K.L., e della moglie, A.M., di 40, entrambi residenti del campo rom di Milano. Tutti e due sono stati denunciati per furto aggravato in concorso (quel giorno nel negozio alassino si erano portati anche la figlia minorenne).

Il trio era stato immortalato dalle telecamere del negozio che mostravano appunto una coppia con una bambina che, dialogando con la figlia del titolare della gioielleria, fingevano di scegliere una collana da acquistare. In quella circostanza l’uomo distraeva la commerciante mentre la donna, allungando una mano, sottraeva dal bancone un girocollo in oro. L’acquisto non andava a buon fine e i tre si allontanavano dal negozio.

Non appena i ladri avevano lasciato il negozio la figlia del titolare della gioielleria si era accorta del furto ed aveva avvisato le forze dell’ordine. Per mettere in guardia gli altri commercianti della zona aveva anche deciso di diffondere sul social network l’immagine degli autori del furto (leggi qui). Ed è stato proprio grazie a quelle immagini, unite a quelle estratte da altri sistemi di videosorveglianza cittadini, che i carabinieri dopo una complessa indagine sono riusciti ad identificare i ladri.

I militari infatti sono riusciti ad individuare l’autovettura utilizzata dalla coppia di rom, da qui sono scattati l’accertamento sulla targa, altri controlli incrociati nel data base delle FFPP e sono emerse le foto segnaletiche. Un ulteriore rapida verifica ha permesso di abbinare un nome alle fotografie.

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