Dal carcere di Marassi al palco di Borgio, detenuti in scena in "Angeli con la pistola" - IVG.it
Bei progetti

Dal carcere di Marassi al palco di Borgio, detenuti in scena in “Angeli con la pistola”

Borgo Verezzi. Lunedì 20 luglio al Festival di Borgio Verezzi andrà in scena “Angeli con la pistola”, con gli attori detenuti del carcere di Marassi eccezionalmente in “trasferta” nel comune rivierasco. Lo spettacolo, con la regia di Sandro Baldacci, verrà poi replicato il giorno successivo.

Giunta al suo decimo anno di attività, per la realizzazione del suo ottavo spettacolo, la Compagnia Teatrale “Scatenati” della Casa Circondariale di Genova – Marassi, dopo aver affrontato nel corso degli ultimi anni la messa in scena delle più conosciute tragedie shakespeariane (Romeo e Giulietta e Amleto), torna alla commedia musicale con lo spettacolo di nuova produzione “Angeli con la pistola”, tratto dal breve racconto di Damon Runyon “Madame La Gimp”, che già ispirò Frank Capra per il suo primo film, “Lady for a day”, girato nel 1933, del quale il famoso regista fece poi un noto remake nel 1961, con Glenn Ford e Bette Davis protagonisti, dal titolo “Pocketful of miracles”.

Ambientate a New York al tempo del proibizionismo, le divertenti vicende di Dave “lo sciccoso” e di Apple Annie, mendicante alcolizzata venditrice di mele, ben si attagliano alla nostra compagnia di attori detenuti, come altrettanto bene si prestano a farne una commedia musicale dai toni ironici e scanzonati. Ancora una volta la scelta del testo cade su temi che, sebbene con la leggerezza della commedia, sono vicini alle storie, così come alle vite, dei nostri insoliti interpreti: truffe, corruzioni e loschi affari sono il quotidiano di Dave “lo sciccoso” e della sua banda che però, delinquenti dal cuore tenero, si adopereranno per realizzare, attraverso indicibili vicissitudini, il sogno della povera Annie: riuscire a sposare la figlia Louise con il discendente del conte spagnolo Alfonso Romero.

Una favola: un po’ ingenua, forse, sotto la cui semplicità serpeggia però una sorta di morale: ognuno di noi ha una sua propria storia alle spalle più o meno difficile ma, volendolo e con l’aiuto degli amici, può anche avere l’opportunità di sentirsi “signore” per un giorno, come recita il titolo del primo film di Capra, indistinguibile da quei cosiddetti veri “signori” che spesso hanno alle spalle storie molto più imbarazzanti da raccontare.

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