Condannato per gli insulti ad un cacciatore che sparava nella sua proprietà: fa ricorso e lo vince - IVG.it
Sentenza ribaltata

Condannato per gli insulti ad un cacciatore che sparava nella sua proprietà: fa ricorso e lo vince

Un finalese di 64 anni era stato condannato dal giudice di pace, ma il verdetto è stato ribaltato dopo l'Appello

cacciatore caccia

Finale L. Nel maggio del 2013 era stato condannato dal giudice di pace di Finale alla pena di 500 euro di multa per ingiurie e minacce nei confronti di un cacciatore. Un sessantaquattrenne finalese, M.B., aveva però deciso di appellarsi contro la sentenza e, qualche settimana fa, è stato assolto da ogni accusa.

L’episodio contestato risaliva al novembre del 2009 quando, secondo la querela presentata dalla parte offesa, M.B. aveva pesantemente minacciato, insultato, ma anche colpito al volto un cacciatore perché a suo dire si trovava all’interno di un terreno di sua proprietà sulle alture finalesi. Una ricostruzione che l’imputato, assistito dall’avvocato Alain Barbera, aveva sempre disconosciuto.

Di qui la scelta di fare appello contro la sentenza di condanna del giudice di pace (che aveva imposto anche il pagamento di un risarcimento danni da 1500 euro per il cacciatore) ritenendo che fosse “ingiusta, contraddittoria, insufficientemente motivata, e soprattutto non sorretta da alcun valido argomento”.

Nell’impugnare la sentenza infatti il difensore di M.B. ha fatto leva su due aspetti: in primis ha osservato come l’aggressore della parte offesa non sia stato identificato da nessuno (i testimoni hanno anche spiegato durante il processo di non conoscere l’imputato) e, in seconda battuta, ammettendo che la versione della vittima fosse credibile, ha ritenuto che sussistessero i presupposti per riconoscere l’ipotesi “di difesa legittima e/o dello stato di necessità”.

Secondo il legale infatti, trovandosi nella sua proprietà, avendo sentito i cacciatori sparare vicino all’abitazione e visto il loro rifiuto ad allontanarsi, la reazione del padrone di casa sarebbe stata giustificata. L’uomo avrebbe in un primo momento chiesto informazioni in merito alla presenza dei cacciatori (tre in tutto) e solo in seguito, visto che non intendevano andare via e che nemmeno una telefonata ai carabinieri aveva sortito l’effetto di allontanarli, l’aggressore avrebbe inveito contro di loro. Tesi che, evidentemente, hanno convinto il giudice ad assolvere il sessantaquattrenne finalese.

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