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Settimana corta alle superiori, i Verdi all’attacco di Larosa: “Dicktat contro scuole e studenti”

Savona. “Trovo assurda la provocazione nei confronti del neopresidente Toti, non ancora insediato e già trasformato in novello Robin Hood dal quale si attende la restituzione del maltolto sottratto alla Provincia dal livello regionale e nazionale di malgoverni targati Pd, partito di appartenenza dello stesso Larosa”. Sulla settimana corta decisa da Palazzo Nervi arriva l’affondo dei Verdi savonesi: nel mirino proprio il consigliere provinciale delegato Federico Larosa.

“Sorge spontanea un’osservazione sulla legittimità del provvedimento e sui modi con cui è stato attuato. Forse Larosa e i politici provinciali ignorano (o fanno finta di ignorare) che l’articolazione dell’orario delle scuole non è materia di competenza della Provincia. Mentre il calendario annuale, infatti, viene deciso dalla Regione, per quanto riguarda le singole scuole esiste un’autonomia sull’articolazione oraria settimanale nella quale l’ente non può interferire. La “buona scuola” di Renzi vuole attribuire i superpoteri ad un Preside che non può neppure decidere quando tenere aperta la scuola” afferma il portavoce dei Verdi Mauro Brunetti.

“Una delibera di omogeneizzazione degli orari, come lo stesso Larosa la definisce, è palesemente illegittima e facilmente impugnabile dai Dirigenti Scolastici che si trovassero in disaccordo con essa. Un’ultima contestazione, infine, sulle cifre e sul metodo. Il risparmio di 300.000 euro annunciato da Larosa è “spalmato” (su base annua? sul triennio? Dalle dichiarazioni di Larosa non si capisce ma i grandi numeri fanno sempre grande effetto) su tutte le scuole superiori di II grado, per le quali la proprietà degli edifici e la conseguente gestione appartiene alla provincia mentre solo alcune hanno manifestato difficoltà ad adeguarsi alla settimana corta”.

“Non sarebbe stato più logico (e democratico) non ricorrere al diktat ma concertare con le singole istituzioni scolastiche la questione valutando la compatibilità dei risparmi e delle esigenze didattiche che in un paese civile dovrebbero avere la precedenza sul soldo? Evidentemente anche in Provincia il Pd di democratico ha mantenuto soltanto il nome, mentre l’istruzione è vista solo come un costo da tagliare”.

“Non credo, infine, che spegnere il riscaldamento e chiudere le scuole fosse l’unica strada possibile per ottenere un risparmio. Regolare meglio i timer di accensione e spegnimento, applicare valvole termostatiche ai radiatori, sostituire gli impianti obsoleti con altri più efficienti, avrebbe dato risultati quantomeno paragonabili, ma questo avrebbe significato intraprendere una strada ben più difficile: quella degli investimenti e non dei tagli” conclude il portavoce provinciale dei Verdi.

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