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Savona, partito il blocco degli scrutini per dire no a “La Buona Scuola” fotogallery video

Cgil, Cisl, Uil e Snals sciopereranno la prima ora di ogni scrutinio per due giorni consecutivi, i Cobas si fermeranno l'11 e il 12

Sciopero della scuola, studenti e insegnanti in piazza contro la “Buonascuola”

Savona. E’ ufficialmente partito anche nella provincia di Savona il “blocco degli scrutini”, la forma di protesta scelta dagli insegnanti e dai rappresentanti della categoria per protesta contro la riforma de “La Buona Scuola” messa in atto dal Governo Renzi.

A scatenare le rimostranze del personale docente e non solo sono “i superpresidi” e “il ruolo dei precari”. Diverse le modalità di svolgimento del “blocco”. Cgil, Cisl, Uil e Snals sciopereranno la prima ora di ogni scrutinio per due giorni consecutivi, mentre i Cobas si fermeranno l’11 e il 12, secondo il calendario regionale.

“In tal modo – fanno sapere dai sindacati – gli scrutini resteranno bloccati diversi giorni. Saranno escluse le classi che dovranno sostenere gli esami: per queste verranno individuate altre forme di lotta. Sono in fase di partenza diversi ricorsi al giudice del lavoro nei casi di abusi da parte dei presidi”.

Come spiegato dai sindacati, questa forma di protesta salvaguarda i ragazzi, che avranno come unico disagio quello di avere i risultati del loro anno scolastico con due giorni di ritardo rispetto al previsto. Infatti, perché lo scrutinio di un’intera classe “salti” è sufficiente l’assenza di un solo insegnante. Con due sole ore di sciopero (una per giorno) da parte di due diversi insegnanti per classe, è possibile far slittare tutto di due giorni.

Le motivazioni dietro alla protesta sono note e sono le stesse che hanno portato insegnanti e studenti in piazza diverse volte nelle ultime settimane. I lavoratori (docenti, Ata e dirigenti) e le organizzazioni sindacali della scuola chiedono al Governo un vero piano di stabilizzazione dei precari, da varare con urgenza, il rinnovo del contratto, una scuola basata sulla cooperazione e sulla partecipazione dei soggetti che lavorano nella scuola e nel territorio.

Gli insegnanti ritengono “inaccettabile la questione legata ai cosiddetti ‘superpoteri’ dei presidi” in quanto ciò va ad esautorare gli organi collegiali della scuola. Per quanto riguarda i contratti e i precari, invece, “il disegno di legge è un piano di stabilizzazione del precariato, anziché una soluzione al problema”.

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