IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Caso Bonello, la Rete l’Abuso rende pubblici i documenti della donna: accuse al vescovo Lupi foto

Le parole di Luisa Bonello prima del suicidio

Savona. La Rete l’Abuso rende pubblici alcuni documenti sul caso di Luisa Bonello, la dottoressa savonese che si è tolta la vita sparandosi un colpo di pistola alla testa nel settembre scorso, all’interno della sua abitazione. I documenti resi noti dall’associazione sono un vero e proprio atto di accusa nei confronti del vescovo di Savona Vittorio Lupi.

Si tratta di documenti autografi nei quali la Bonello prendeva di mira proprio il vescovo savonese. La Rete l’Abuso aveva parlato di carte scritte dalla Bonello ed ora sono state rese pubbliche.

Prima del suicidio la Bonello scriveva: “La colpa di quello che è successo è mia innanzitutto, una depressione reattiva a fatti della vita. Ma i fatti che mi hanno portata a questo, sono colpa del vescovo mons. Lupi della sorella e dei nipoti di don Nino Maio. Vivevo felice fino a quando questi tre esseri non mi hanno allontanata da lui. Questa è istigazione al suicidio”.

Anche nel documento lasciato dalla Bonello poco prima della morte, una sorta di testamento, arrivano nuove accuse nei confronti del vescovo Lupi. “In ultimo lascio una maledizione per il vescovo Lupi, uomo omertoso, cattivo e amorale. Ha fatto tanto male in vita sua e spero che il giudizio divino si abbatterà su di lui”.

“Un malessere con radici profonde quello di Luisa Bonello. Quanto esposto è solo l’epilogo di quel che la donna ha patito sin dal 2010, quando accortasi di quel che stava succedendo nella sua chiesa, decise di (provare a) fare pulizia – dice il portavoce della Rete l’Abuso Francesco Zanardi -. Luisa Bonello, per capire meglio il fenomeno strisciante della pedofilia si era avvicinata infatti alla Rete l’Abuso, subendo poi una nutrita serie di ritorsioni perpetrate dal vescovo Lupi, il quale inizialmente, facendole credere di voler risanare la situazione savonese, l’avrebbe “usata” per carpire informazioni all’interno della Rete l’Abuso. Informazioni su vittime e preti pedofili con la scusa di volerne aiutare le vittime. L’aveva anche “premiata” concedendole il ministero dell’eucarestia”.

Zanardi ricostruisce i rapporti tra la Bonello ed il vescovo Lupi: “Presto Luisa si accorse che mons. Lupi stava usando le sue informazioni a danno delle vittime e per salvare i suoi preti pedofili. La prima grande rottura tra la Bonello e Lupi avviene nel 2012 quando ormai cosciente dell’uso che Lupi faceva di quelle informazioni, la Bonello smette di collaborare con la diocesi di Savona e diventa a tutti gli effetti una nostra collaboratrice. Poco dopo, i primi problemi. Il vescovo resosi conto che la donna collabora con l’associazione comincia ad avere paura che possa divulgare quello che aveva fatto su richiesta dello stesso vescovo. Arriva la minaccia della revoca del ministero dell’eucarestia al quale lei teneva non poco. Un periodo per Luisa, quello che va dal 2012 alla fine del 2013, molto sofferto a causa delle continue ritorsioni che si conclusero prima con la revoca del ministero dell’eucarestia, poi con l’allontanamento del suo padre spirituale, don Nino Maio”.

“Ma questo non basta a fermare la volontà di far pulizia e giustizia nella sua chiesa. Luisa Bonello decide di informare i vertici della chiesa, prima mettendosi inutilmente in contatto con il Presidente della CEI Angelo Bagnasco, e poi direttamente con Papa Francesco che riuscirà ad incontrare di persona nel gennaio 2014”.

Nel testamento della donna è scritto: “una depressione reattiva ai fatti della vita. Ma i fatti che mi hanno portato a questo sono colpe del vescovo mons. Lupi e della sorella e nipoti di don Nino Maio”.

“Questi ultimi (sorella e nipoti) sarebbero secondo Luisa responsabili di avergli impedito qualunque contatto, anche telefonico con don Nino. La magistratura savonese disegna di Luisa Bonello il profilo di una donna fragile. Un profilo che a nostro avviso non può essere visto come una scusante per quanto è accaduto ma va visto come un’aggravante per tutti coloro che hanno infierito così pesantemente su una donna così fragile” conclude Zanardi.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere IVG senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.