Terremoto in Nepal, Alessandro Beltrame "farò di tutto per aiutare quel popolo" - IVG.it
Post sisma

Terremoto in Nepal, Alessandro Beltrame “farò di tutto per aiutare quel popolo”

"Sarei dovuto essere là, zona Everest, per un progetto legato al soccorso in alta quota, rimandato al periodo post monsonico, prima che tutto accadesse"

alessandro beltrame

Cairo Montenotte. “Di fronte a catastrofi di questo tipo mette sempre male dire qualcosa di sensato. Nell’immediato e nel momento di massima emotività si rischia di essere scontati o molto peggio alternativi “per forza”. Ho aspettato molto prima di scrivere qualcosa e forse sarebbe stato meglio tenerselo per se, ma forse anche no, e allora l’ho fatto”.

C’è anche la toccante testimonianza di Alessandro Beltrame, videomaker di Cairo Montenotte, tra quei savonesi che hanno visitato il Nepal o organizzato spedizioni come nel suo caso, che sono rimasti colpiti dalla devastazione del terremoto dei giorni scorsi.

“Sono stato in Nepal e mi ritengo un uomo di montagna e assolutamente coinvolto in pieno con lo spirito e l’anima di questa gente – racconta Beltrame – . La voglia di dare una mano è fortissima, magari con quello che uno sa fare meglio, ma servono cose concrete ora, non racconti o storie più o meno affascinanti”.

Non solo un ricordo, ma anche la voglia di aiutare. “L’idea è quella di realizzare un qualcosa che si trasformi in denaro appena possibile e che si ri-trasformi in mattoni, cemento, acqua, dignità, sorrisi. Ne stiamo parlando, faremo del nostro meglio”.

Ancora Beltrame: “Mi ha molto colpito una frase di un nepalese che ha detto “Madre Natura è più forte di noi…” e questa fortissima spiritualità che nonostante tutto rimane radicata e dominante.  Mi rendo conto che è facile coglierla attraverso uno schermo a migliaia di chilometri e seduto al caldo con un tetto sulla testa, ma credo sia utile percepirla per capire, valorizzare e un po’ affezionarsi a questo popolo”.

E c’è anche un particolare inedito che si scopre nel racconto del videomaker cairese: “Personalmente io sarei dovuto essere là, zona Everest, per un progetto legato al soccorso in alta quota, rimandato al periodo post monsonico, prima che tutto accadesse.
Una cosa che mi sento di consigliare un po’ a tutti e soprattutto a me stesso, è di non dimenticare i buoni propositi, perché è proprio quando usciamo dalla sfera emotiva che forse saremmo più utili e meno d’intralcio.  Quindi ci stanno tutte le donazioni possibili, ci sta un viaggio programmato in Nepal nei prossimi anni, ci sta un periodo di volontariato qualunque cosa uno sappia fare, ci sta tutto spalmato nei prossimi 10 anni.  Mi piace pensare che Namasté, (mi inchino al Dio che c’è in te) in questo caso ci faccia sentire tutti molto importanti e quindi utili, anche con le piccole cose e soprattutto per lungo tempo. Quindi Namasté a tutti”.

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