Pietra Ligure, il caso "firme false". I tre consiglieri di minoranza si difendono: "Tutto in regola" - IVG.it
Firme false?

Pietra Ligure, il caso “firme false”. I tre consiglieri di minoranza si difendono: “Tutto in regola”

La minoranza pietrese: "Un caso sollevato ad hoc per distogliere l'attenzione dal fallimento dell'Unione dei Comuni"

primo consiglio comunale pietra valeriani

Pietra L. Dopo il provvedimento di sospensione del Consiglio comunale a Pietra Ligure da parte del presidente Franco Bianchi, che ha denunciato anche firme non ritenute autentiche nella presentazione di due documenti all’esame del Consiglio, ecco la difesa dei consiglieri di minoranza Mario Carrara, Carla Mattea e Anna Bonfiglio, i tre esponenti dell’opposizione citati nel verbale redatto dal presidente Bianchi.

“Denunciamo l’assurdità, l’incoerenza, l’illogicità nelle motivazioni invocate per adottare la sospensione del Consiglio. Da una parte si dice che essa viene disposta perché si vogliono tutelare i consiglieri, dall’altra, si adducono, però, motivazioni che non c’entrano assolutamente niente, quale la “sospetta falsità delle firme” sui documenti , cosa quest’ultima, semmai, che dovrebbe portare ad altre conseguenze. Ma il punto è che noi riconosciamo come nostre quelle firme” affermano.

“I documenti presentati sono il frutto della loro libera determinazione, della loro personale produzione intellettuale e della loro volontà,  dettate dalla loro linea politica di contrasto e contrapposizione con la politica incapace, confusionaria ed arrogante dell’amministrazione Valeriani”.

Inoltre, sul caso della consigliera Carla Mattea: “Pur non essendo stata presente agli ultimi Consigli comunali per gravi ragioni di carattere personale, per le quali ha sempre giustificato l’assenza, è del tutto consapevole della sua azione politica, con la condivisione dei documenti in argomento, per cui, al pari degli altri consiglieri, non ha bisogno di “tutele”, né “assolute” né “relative”, né di particolari forme di “protezione”.

E sulle firme: “Il presidente del Consiglio farebbe bene a badare alla sua firma che non è “per esteso”, bensì è costituita da un “segno di croce” (semianalfabetico) cui è affiancato uno scarabocchio serpentinico incomprensibile, della cui autenticità chiunque ben può dubitare”.

“L’atto del presidente Bianchi non serve affatto per tutelare la minoranza, ma per la sua maggioranza in difficoltà sullo scandalo dell’Unione dei Comuni. Si vuole solo eludere il vero problema. La nostra posizione la espliciteremo nel prossimo Consiglio comunale il 6 Maggio” concludono i tre consiglieri della minoranza pietrese.

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