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Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia: Armando Fusco, il pioniere della foresteria “azzurra”

Vivere a pochi passi dal proprio luogo di lavoro è un discreto vantaggio. Soprattutto, se anche la scuola è dietro l’angolo. E anche la lontananza da casa, allora, può diventare più facile da digerire. È la situazione che nel 2012 hanno vissuto sette ragazzi, che vestivano la maglia azzurra, quella delle giovanili del Napoli (mitica Primavera 94) e che risiedevano tutti insieme in una sorta di foresteria, il Venus Park Hotel, distante poco più di cinquecento metri da Castelvolturno (il quartier generale partenopeo) e a pochi minuti d’auto dall’istituto parificato che frequentavano tutti i giorni.

Si trattava del portiere Capotosto (Nuova Itri), dei centrocampisti Dezi, Fornito (Cosenza), Gaetano e Romano e degli attaccanti Tutino (Gubbio) e Novothny. L’altra faccia della medaglia, per questi giovani talenti, arrivava nel tardo pomeriggio, conclusi allenamento e compiti. Perché le opportunità di svago erano poche davvero, soprattutto quelle da raggiungere facendo quattro passi.

Per questo motivo vogliamo ricordare l’interessante e originale storia di Armando Fusco, ex presidente della Caivanese, che era in allora qualcosa in più di un semplice tutor. Il Napoli aveva scelto questo signore sulla quarantina, dall’aspetto rassicurante, per far avere ai calciatori che vivevano al Venus un punto di riferimento. Fusco accompagnava tutti i giorni i ragazzi a scuola e agli allenamenti, parlava con i professori, si imponeva quando mostravano poca voglia di studiare ed era anche chi la sera decideva la destinazione per una pizza o un film.

Il tutto sotto lo sguardo attento dell’ex tecnico della Primavera, Dodo Sormani, che coordinava la Scugnizzeria. Ne era venuta fuori un’amicizia particolare che ha di fatto favorito anche chi, come Soma Novothny (oggi in prestito al Sud Tirol Lega Pro girone A) era arrivato da qualche mese e già parlava un italiano assolutamente accettabile. In questa fase politica societaria, fondamentale è stato il rapporto con la scuola. Perché il diktat era fermo: chi studia ha la mente più aperta e recepisce meglio anche le direttive in campo, durante la gara e nel corso della settimana.

All’interno della struttura, poi, i cuochi seguivano la dieta prevista dallo staff medico azzurro. Bilanciamento costante di proteine e carboidrati, con i ragazzi che venivano monitorati con grandissima attenzione, variando alimenti e porzioni a seconda delle stagioni o dei momenti di forma. Questi i primi passi di un progetto in via di sviluppo che potrà dare i suoi frutti non appena verrà risolto l’annoso problema delle strutture sportive, un investimento obbligato secondo Rafa Benitez e che ha portato spesso il mister spagnolo ad entrare in conflitto con il patron De Laurentis.

Inevitabile un riferimento va quindi al format “scugnizzeria”, l’obiettivo che il presidente vuole attuare, cercando di ripercorrere le orme della ‘masia’ blaugrana. “Come più volte sostenuto in passato – ha affermato di recente il numero uno napoletano – dobbiamo riappropriarci del bacino d’utenza della Campania, per diventare di nuovo i primi interlocutori nei confronti delle altre società: non è possibile che i talenti ci sfuggano andando al Nord. Ce l’abbiamo messa tutta fino ad adesso e continueremo a mettercela. La capacità di crescita dipende soltanto dalla nostra volontà e dalla nostra determinazione, anche se dobbiamo cercare di rimanere molto umili. Questa è la realtà delle cose, l’individualità (intesa come eccellenza) del resto viene fuori quando si esprime il lavoro collettivo”.

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