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Borghetto, Servizi Ambientali chiude il bilancio in attivo. E continua a lavorare sul sub-ambito

Il Cda del presidente Mario Baucia e dell'Ad Alessandro Vignola ha deciso di attuare una "gestione più attenta rispetto al passato"

Borghetto Santo Spirito. Si chiuderà con circa 100 mila euro di attivo il bilancio 2015 della Servizi Ambientali, la società a partecipazione pubblica che gestisce il depuratore consortile delle ex cave di località Cappellotti a Borghetto. Il consiglio di amministrazione del presidente Mario Baucia e dell’Ad Alessandro Vignola ha deciso di attuare una “gestione più attenta rispetto al passato” e ciò ha permesso di chiudere i conti con il segno più.

L’obiettivo principale del direttivo dell’azienda è stato quello di “dare il servizio a presto di costo”. Se da un lato il costo per l’acqua, infatti, non varia nel corso del tempo (ogni acquedotto applica una tariffa che non subisce fluttuazioni particolari), dall’altro lato le altre due voci della bolletta legate a questo bene, cioè fognatura e depurazione, sono soggette a variazioni che dipendono da elementi assai diversi.

Il più importante è l’impianto fognario: nella maggior parte dei casi le tubature e le condotte che servono ciascun paese sono piuttosto datate e sono state posizionate in un’epoca nella quale il numero di residenti era assai inferiore. Alcune norme come il cosiddetto “piano casa” e altri fattori sociologici hanno portato al verificarsi di notevoli fenomeni di urbanizzazione di aree prima meno densamente abitate o edificate ex novo.

Ciò, però, non è stato accompagnato da un analogo sviluppo degli impianti fognari, che in alcuni casi non riescono a far fronte ai nuovi carichi. Questo porta al sorgere di guasti e inconvenienti tecnici di varia natura che impongono interventi di riparazione (o di aggiornamento) a volte anche piuttosto costosi e tutti a carico della società. A ciò si aggiungono i “costi imprescindibili” del depuratore legati al personale, all’energia e alla sostituzione degli apparati logorati.

Se da un lato il Cda della Servizi Ambientali è riuscito a sistemare i conti, dall’altro l’azienda e tutte le altre simili realtà che operano nel settore stanno lavorando alla costituzione del sub-ambito del Ponente per la gestione del ciclo idrico integrato. Una norma nazionale, infatti, stabilisce che entro fine anno un unico soggetto vada ad occuparsi dell’approvvigionamento idrico (acquedotto) dello smaltimento delle acque (fognatura) e della loro depurazione di tutti i comuni di un determinato territorio detto “ambito territoriale ottimale” o Ato.

Secondo quanto previsto da Governo e Regione, per quel che riguarda il savonese l’ambito unico corrispondeva inizialmente all’intera provincia (esclusa la Valbormida che per ragioni geografiche ha manutenuto la propria “indipendenza”). Questa soluzione, però, ha sempre sollevato diverse perplessità e così le aziende (Servizi Ambientali e Sca su tutte) e i sindaci del comprensorio che va da Borgio a Laigueglia lavorano da diversi mesi alla costituzione di un sub-ambito, un ambito di dimensioni più limitate i comuni del quale dovrebbero collegarsi tutti al depuratore di Borghetto.

Il progetto è più di una semplice ipotesi: nelle scorse settimane i rappresentanti dei Comuni e delle aziende hanno più volte incontrato il presidente della Provincia Monica Giuliano e il suo vice Giulia Tassara e insieme hanno prodotto diversi documenti, poi inoltrati alla Regione, per manifestare la loro intenzione di muoversi in questa direzione.

Ma c’è un’altra questione. Anche in virtù del ben noto referendum sull’acqua pubblica, la gestione del ciclo idrico integrato del sub-ambito verrebbe assegnata “di preferenza” a un soggetto pubblico. Se nessun candidato dovesse farsi avanti, però, il soggetto verrebbe individuato mediante gara. Il rischio a questo punto è che si faccia avanti qualche realtà privata, che nel caso di aggiudicazione potrebbe anche imporre tariffe più alte rispetto a quelle proposte da un’azienda pubblica. Per questo, l’obiettivo dei Comuni e delle aziende del potenziale sub-ambito è quello di creare una nuova realtà interamente pubblica che possa candidarsi alla gestione del sub-ambito.

In questo modo la gestione dell’acqua del comprensorio rimarrebbe in mano ai cittadini attraverso i sindaci e le tariffe non varierebbero eccessivamente e il servizio verrebbe dato a prezzo di costo. In caso di ingresso di un soggetto privato con necessità di “fare utile”, invece, alcune stime sostengono che i costi potrebbero anche triplicare.

Ma il sub-ambito rappresenta una necessità anche per altre ragioni. Nel caso di un Ato unico, infatti, i prezzi sulla bolletta potrebbero alzarsi ugualmente. In questo caso, a incidere grandemente sui costi di depurazione dell’ambito unico sarebbero anche le spese per la ristrutturazione del depuratore di Savona, che ha ormai qualche anno di vita e necessità di interventi di manutenzione e adeguamento alle ultime tecnologie, cioè quelle che caratterizzano il depuratore borghettino.

Senza contare il costo aggiuntivo dovuto alla depurazione delle acque bianche: nella gran parte del territorio le tubature che raccolgono e dovrebbero smaltire a mare le acque piovane o provenienti dai crinali dei bacini idrici confluiscono nella rete fognaria, andando ad aumentare il volume dei reflui che affluisce al depuratore di Borghetto. Aumentando la massa di acqua da depurare (cosa che non è neppure necessaria nel caso delle acque bianche) aumentano anche i costi di gestione. Ai quali si aggiungono controindicazioni di tipo tecnico: mischiandosi alle acque “pulite”, i reflui si diluiscono e ciò incide sul funzionamento dei tappeti di batteri del depuratore che si occupano proprio di fagocitare gli inquinanti. In questo senso, la Servizi Ambientali ha già convocato un tavolo tecnico tra i Comuni di Loano, Borghetto e Boissano per elaborare una linea di risanamento strutturale e porre rimedio al problema.

Per poter parlare di sub-ambito, comunque, sarà necessario che prima vengano ultimati alcuni passaggi. Il primo e più importante è il collegamento di Albenga al depuratore di Borghetto, ipotesi ventilata per anni e che dalla fine dell’anno scorso è più di una semplice eventualità in virtù di un finanziamento da quattro milioni di euro già stanziato e un protocollo di intesa con il Comune di Albenga già sottoscritto.

Tale progetto si articolerà in tre fasi. La prima prevede immediatamente il collegamento della parte di levante della città ingauna, che corrisponde a circa il 70 per cento del “totale” del territorio. La seconda fase prevede il collettamento della parte restante di Albenga e del suo entroterra. La terza e ultima fase, infine, il collegamento di Alassio e Laigueglia.

Ovviamente perché il comprensorio ingauno possa collegarsi occorrerà potenziare l’attuale struttura del depuratore borghettino: la realizzazione di una seconda vasca, quella che dovrebbe accogliere i reflui di Pietra Ligure e Borgio Verezzi e del comprensorio del Maremola, è già in cantiere. Questa in un futuro dovrebbe essere sufficiente a contenere anche i reflui del primo 70 per cento del territorio ingauno, ma qualora il numero di abitanti da servire dovesse aumentare ancora ovviamente sarà necessario un ulteriore ampliamento.

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