Spiagge, per lo Stato la proroga delle concessioni demaniali al 2020 è valida - IVG.it
La battaglia dei bagni marini

Spiagge, per lo Stato la proroga delle concessioni demaniali al 2020 è valida

Il governo si difenderà di fronte alla Corte di giustizia europea nel contenzioso sulla questione aste delle spiagge

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Savona. “Il Governo difenderà la proroga delle concessioni demaniali marittime fino al 2020. E lo farà non a parole, ma tramite un parere molto chiaro dell’Avvocatura dello Stato. Che rappresenterà, appunto, l’Esecutivo di fronte alla Corte di giustizia europea nel contenzioso sulla questione aste delle spiagge”. Lo dice soddisfatto Gianmarco Oneglio, coordinatore per le province di Savona e Imperia della Fiba, il sindacato dei balneari della Confesercenti.

“Un ricorso, quello elaborato dai tecnici dell’Avvocatura, che esprime chiaramente all’Europa la volontà dell’Italia di cambiare il sistema di affidamento delle concessioni, tramite un meccanismo di selezione con gare pubbliche. Ma questo solo a partire dal 2020″.

Anche il Governo è stato chiamato in causa nella questione. “Il parere elaborato dall’Avvocatura dello Stato è lampante”, dice Oneglio. Ecco che cosa scrive: “La proroga  ha rappresentato e rappresenta una misura transitoria per il passaggio da un regime di rinnovo automatico delle concessioni (abolito nel 2011, ndr) a un regime di affidamento delle stesse con gara. A tale revisione e riordino della materia il Governo italiano sta provvedendo attraverso l’adozione di un disegno di legge, di prossima approvazione”.

Nel frattempo, però, i tecnici ribadiscono la necessità di “salvaguare gli interessi dei soggetti coinvolti”, e cioè i concessionari  secondo il principio del legittimo affidamento. Che fino all’altroieri consentiva ai balneari di investire milioni di euro – contraendo anche mutui ventennali – confidando su un sistema che di fatto garantiva la loro permanenza sulla spiaggia. Di conseguenza, è giustificata la proroga, inizialmente al 2015 e poi al 2020 delle concessioni in vigore, per dare tempo al privato di adeguarsi. L’incertezza normativa che deriverebbe da un’eventuale dichiarazione di illegittimità della proroga genererebbe un blocco degli investimenti, dal momento che il sistema bancario, in assenza di norme certe, non finanzierebbe più le strutture che insistono sulle concessioni demaniali. Gettando in una profonda incertezza i titolari delle concessioni. E questo determinerebbe una drastica diminuzione del valore commerciale delle aziende.

Di conseguenza si chiede di «ritenere compatibile con il diritto comunitario la proroga dei titoli al 2020″.

La prima sentenza della Corte Ue arriverà a settembre, e in caso di parere sfavorevole, le concessioni balneari potrebbero tornare alla scadenza originale del 2015. “Il fatto è particolarmente grave poiché la Commissione europea sta attendendo questa sentenza prima di pronunciarsi sull’ulteriore proroga trentennale che il governo italiano sta trattando con i sindacati balneari in vista della riforma generale del demanio marittimo”, dicono i balneari.

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