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Richiesta di confisca per i beni di Fotia: in aula le conclusioni dei periti

La discussione del procedimento è stata fissata per il prossimo maggio

Savona. E’ ripreso questa mattina in Camera di Consiglio il procedimento relativo alla richiesta di confisca per i beni dell’imprenditore Pietro Fotia avanzata dalla Direzione Investigativa Antimafia di Roma. Davanti al tribunale del Riesame di Savona oggi si sono presentati i commercialisti torinesi che hanno redatto la perizia contabile sul patrimonio Fotia.

I consulenti hanno esposto davanti ai giudici, al pm e ai difensori dell’imprenditore le loro conclusioni che, in realtà, le parti avevano già potuto visionare visto che l’esame peritale era stato depositato in tribunale nelle scorse settimane. Dopo l’udienza di questa mattina il Collegio ha rinviato il procedimento al prossimo maggio per la discussione.

Scopo dello studio patrimoniale era “verificare la sussistenza dei presupposti oggettivi delle misure richieste”. Un quesito che, in termini meno tecnici, si è tradotto in un lavoro di analisi sui beni di Fotia alla fine del quale i periti hanno stabilito se il patrimonio dell’imprenditore è proporzionato alla sua attività e a quanto dichiarato al Fisco. Al momento non sono ancora trapeltate indiscrezioni precise sulle conclusioni della perizia anche se i legali di Fotia non hanno nascosto ottimismo per l’esito dello studio.

La scelta di ricorrere alla perizia da subito era stata accolta positivamente da Fotia che aveva commentato: “Sono soddisfatto in quanto si potrà finalmente fare chiarezza e capire chi dice il vero e chi falsa la verità. Ad oggi D.I.A e Procura hanno presentato tre perizie una diversa dell’altra, mentre noi dal marzo del 2012 (data in cui siamo venuti a conoscenza di questa iniziativa) diciamo sempre le stesse cose”.

Non è la prima volta che in tribunale si discute riguardo la confisca dei beni dell’imprenditore: il Riesame tuttora in corso infatti è stato disposto dalla Cassazione dopo che la Procura di Savona aveva presentato un ricorso contro il rigetto della prima misura di sicurezza patrimoniale sul complesso dei suoi beni e delle attrezzature della sua azienda.

I giudici savonesi si erano infatti già pronunciati sulla richiesta di confisca dei beni dei Fotia respingendola. Decisione contro la quale la Procura aveva appunto presentato un ricorso alla Corte di Appello di Genova, che lo aveva giudicato “inamissibile” (la competenza in questi casi infatti non spetta a loro). Facendo valere il “principio di conservazione degli atti” i giudici genovesi avevano inoltrato il ricorso ai colleghi della Cassazione, competenti in materia. Dopo averlo analizzato, la Corte suprema aveva quindi optato per far ritornare gli atti a Savona.

Una scelta dettata da motivi formali: la Cassazione infatti, non entrando nel merito della sentenza e riconoscendo la legittimità del rigetto della confisca, aveva rilevato che alcuni passaggi della sentenza non sarebbero stati motivati in maniera sufficientemente esaustiva. Di qui la scelta di far, di fatto, ripetere ex novo il Riesame sulla richiesta di applicazione della misura di sicurezza patrimoniale per Fotia davanti ad un nuovo Collegio.

La richiesta di confisca riguarda appartamenti, auto, mezzi di cantiere: un patrimonio che secondo la Dia, Fotia non sarebbe in grado di giustificare. Tesi che gli avvocati difensori dell’imprenditore (Fotia è assistito dagli avvocati Giovanni Ricco, Pino Mammoliti e Alain Barbera) avevano respinto giustificando punto su punto la provenienza di tutto il denaro utilizzato per l’attività e l’acquisto di immobili.

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