Operazione "Grissitalia", gip concede l'attenuazione delle misure custodiali: 4 ai domiciliari, 4 liberi - IVG.it
Frode fiscale

Operazione “Grissitalia”, gip concede l’attenuazione delle misure custodiali: 4 ai domiciliari, 4 liberi fotogallery video

Dopo le "confessioni" di alcuni degli arrestati il giudice ha accolto le istanze difensive

Finanza piemontese michele colonnello

Savona. Attenuazione delle misure cautelari per le persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta sulla maxi evasione fiscale intorno all’azienda “Grissitalia srl“. Il giudice per le indagini Fiorenza Giorgi ha infatti disposto la scarcerazione di Massimo e Roberto Dagna, rispettivamente presidente del consiglio di amministrazione di “Grissitalia” e amministratore di Fin Sipaf spa (la fiduciaria tramite la quale era controllata l’azienda di panificazione industriale), ma anche di Graziano Brandino, direttore dello stabilimento di Albisola, e di Franco Aresca, direttore di quello di Prato Sesia (tutti e quattro andranno ai domiciliari).

Il gip ha poi concesso la revoca dei domiciliari per Cesare Dagna, 70 anni, fondatore dell’azienda e azionista di maggioranza di Grissitalia per il tramite della fiduciaria Fin Sipaf spa, che avrà l’obbligo di dimora a Mombercelli (At), per Guido Garitta, di 75, impiegato dello stabilimento albisolese, che avrà l’obbligo di presentazione, per Paolo Rubin, 56, di Aulla, e per Stefano Gambaro, 46, di Novara (obbligo di dimora). Infine il giudice deve ancora decidere rispetto alla richiesta di revoca della misura di Diego Surace, 43, di Gattinara (Vercelli), mentre per Ronni Cavallo, 66, di Serravalle Sesia, per ora non è stata presentata nessuna istanza di revoca dei domiciliari.

L’alleggerimento delle misure cautelari arriva dopo gli interrogatori di garanzia e le dichiarazioni rese davanti al pm Ubaldo Pelosi: audizioni nelle quali, di fatto, gli indagati hanno ammesso le proprie responsabilità. In particolare Cesare Dagna aveva ammesso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, l’incasso dei contanti “restituiti” dagli autotrasportatori, ma anche che erano soliti “pagare in nero” i dipendenti.

Dichiarazioni in linea con quelle dei figli Massimo e Roberto Dagna, che davanti al pubblico ministero hanno ammesso le loro responsabilità nella maxi evasione fiscale ipotizzata dai finanzieri savonesi.

Secondo l’ipotesi degli inquirenti, il sistema per frodare il Fisco ruotava intorno ai “padroncini” che lavoravano per l’azienda, leader nel settore della panificazione industriale, con stabilimenti ad Alessandria, Albissola Marina (in via delle Industrie), Mombercelli (Asti), Prato Sesia (Novara) Oricola (l’Aquila).

In particolare grazie all’emissione di una serie di fatture per operazioni inesistenti, con importi relativi a viaggi e trasporti gonfiati, i dirigenti della società saldando le fatture tramite bonifico e facendosi restituire una parte degli importi (gli autotrasportatori trattenevano circa il 20%) riuscivano ad incassare ingenti somme di denaro in contanti. Con questo sistema, secondo l’accusa, si sarebbe concretizzata una frode del valore di 3,5 milioni di euro.

Le accuse contestate agli arrestati variano da frode fiscale, a emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, ad appropriazione indebita fino alla frode in commercio.

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