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Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia: i talenti della “scugnizzeria” campana

“Quando feci il provino per il Barcellona mi fecero palleggiare, dribblare e tirare. Mi dissero: basta così, quasi subito. Per non correre rischi, mi fecero firmare il contratto al volo, su un tovagliolo di carta”. Era il 2000 e Lionel Messi aveva appena diciassette anni. Uno dei tanti ragazzini cresciuti nella cantera (cioè il vivaio) del Barcellona, ma non come tanti, grazie a quella squadra e quel modello, ha vinto prima nella vita poi nel calcio. È straconosciuta la storia di questo fuoriclasse del football internazionale, ma val la pena sintetizzarla.

Messi, affetto dalla nascita di un deficit dell’ormone della crescita che gli impediva di raggiungere un’altezza accettabile, nonostante il talento, lascia la sua Argentina si trasferisce in Spagna. Dove il Barcellona si offre di pagarne le cure mediche e lo mette sotto contratto, dimostrando per l’ennesima volta di avere una marcia in più. Il presidente del Calcio Napoli, Aurelio De Laurentiis, non ha mai fatto mistero, proprio per questo, di guardare alla squadra spagnola con molto interesse e soprattutto di ammirarne le scelte per il settore giovanile (anche se è consapevole che altrettanto conosciuti e antichi siano il vivaio dell’Ajax e del Liverpool).

E così qualche settimana fa ha annunciato “scugnizzeria” e cioè il progetto di realizzare a Castelvolturno un vero e proprio collegio del calcio dove allevare e educare piccoli campioni. Il sogno nel cassetto di De Laurentiis è ancora in fase embrionale. Ma una cosa è certa: verrà finanziato con fondi europei. Tant’è che il patron del club azzurro sta incontrando spesso il governatore Stefano Caldoro. Ecco, in questo caso, siamo lontani dall’esperienza catalana. Il Barcellona, infatti, investe circa 15 milioni di euro all’anno. La “cava” catalana comprende 12 squadre maschili e 4 femminili per un totale di oltre 230 atleti tra gli 11 e i 18 anni.

Per il progetto partenopeo, invece, il Napoli ha chiesto accesso ai fondi Ue, che vengono assegnati solo alle regioni meridionali, considerate sino al 2013 ad Obiettivo 1, cioé aree depresse. Per capirci a Milano non sarebbe possibile. Ma torniamo al sogno. De Laurentiis punta molto sul valore sociale dell’iniziativa, oltre che al recupero intrinseco di un’area, quella di Castelvolturno, assai degradata.

Nel campus, infatti, sorgeranno una scuola, con un attenzione particolare all’insegnamento delle lingue straniere: cinese, spagnolo, inglese. E ovviamente italiano per chi arriva dall’estero. Una squadra di osservatori andrà in giro in Italia per reclutare i ragazzini più meritevoli e una, che farà capo ad Alberto Bigon (allenatore del secondo scudetto del Napoli nonché padre dell’attuale direttore sportivo Riccardo), monitorerà l’estero.

Il nome, “scugnizzeria”, è opera dei tifosi sondati da radio Marte. L’intera struttura sarà capeggiata da figure altamente qualificate del panorama del settore giovanile e dovrebbe sorgere su un’area demaniale vicina all’attuale centro sportivo della società. “Stiamo studiando come attingere i fondi europei attraverso la Regione per creare tutte le strutture necessarie affinché la Scugnizzeria del Napoli prenda il via in maniera spettacolare con una scuola dove i nostri ragazzi possano imparare non solo il calcio ma anche studiare le lingue ed avere un manuale comportamentale per costruire una base importante nella vita”, in questo modo De Laurentiis ha commentato il suo fiore all’occhiello.

Ma a che punto sono le trattative con la Regione Campania? Gli uffici di Palazzo Santa Lucia sono al lavoro sulle diverse ipotesi. Perché tecnicamente bisogna trovare la strada percorribile. Tradotto: il Calcio Napoli non dovrebbe essere soggetto proponente e richiedere di accedere ai fondi europei direttamente. Ma siccome l’idea piace e ha un valore, c’è massima disponibilità. Si starebbe studiando, dunque, l’ipotesi di individuare nel comune di Castelvolturno, sul cui suolo dovrebbe nascere il campus, l’ente destinatario del finanziamento, ma anche il soggetto proponente. Il progetto, infatti, deve seguire i parametri dettati dall’Europa, che, si sa, sono assai rigorosi. Ma, di certo, il visionario De Laurentiis, un po’ Lorenzo de’ Medici un po’ Carlo di Borbone, non si farà intiepidire dalla burocrazia e tenterà di far crescere la squadra vincente del futuro.

“Sono orgoglioso dei ragazzi delle giovanili, vincere la finale Berretti sarebbe importante e sono soddisfatto per tutto ciò che i ragazzi hanno saputo fare, diceva scaramanticamente il patron del Napoli nella primavera 2001. È nei nostri intenti profondere energie per creare un vivaio florido che possa dare al Napoli una struttura solida di giocatori allevati all’interno della società, proprio come ha fatto negli ultimi anni il Barcellona. Vogliamo seguire quel modello e creeremo un network di migliaia di giocatori da monitorare nel mondo. Stiamo inserendo e pensando a nuove figure che possano operare nella nostra cantera e stiamo alimentando una fitta rete di osservatori che possano seguire non solo i giovani talenti del calcio nostrano ma anche internazionale. Crediamo molto nei giovani ed il lavoro svolto in questo primo settennato sta dando i suoi frutti”.

La Berretti quella finale contro il Brescia poi la vinse per 2 a 1 con reti di Simeri e D’Andrea. Della squadra azzurra (classe ’92) allenata da Felice Mollo (modulo 3-4-3 alla Mazzarri) facevano parte anche il mancino Daniele Donnarumma ora al Messina e soprattutto Armando Izzo (nato calcisticamente nell’Arci Scampia) il forte difensore che con la cui maglia del Genoa ha esordito in Serie A il 5 ottobre 2014 nella partita contro il Parma vinta per 2 a 1 e che in rossoblu ha segnato il suo primo gol nella massima serie l’11 gennaio 2015 a San Siro contro l’Inter. Ad maiora.

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