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Colpo di scena al processo per gli abusi in casa famiglia: l’imputato ha incontrato i futuri testimoni

Un ex ospite della comunità ha ammesso di essersi visto un mese fa con Casareto e altri due ragazzi

Savona. Che sarebbe stata un’udienza “calda” lo si era intuito ancora prima che cominciasse quando uno dei legali di parte civile ha segnalato al Collegio del tribunale, impegnato nella celebrazione di un altro processo, che un testimone veniva avvicinato fuori dall’aula da persone dell’entourage dell’imputato. I giudici hanno quindi disposto che venisse isolato in un’altra aula in attesa di deporre.

La schermaglia era soltanto il preludio di quello che, poco dopo, è successo durante l’udienza del processo per i presunti abusi sessuali nella casa famiglia “La Mimosa” di Celle Ligure che vede a giudizio Massimiliano Casareto. Durante la deposizione del testimone che era stato “avvicinato” prima dell’udienza, un diciassettenne fino al 2013 ospite della comunità, è infatti emerso che un mese e mezzo fa c’è stato un incontro tra lui, l’imputato e altri due ragazzi in passato domiciliati alla “Mimosa”.

In quella circostanza, per stessa ammissione del ragazzo, “non è stata solo una rimpatriata”, ma si è “parlato anche di come stava andando il processo”. “Sono andato a trovare Massi a casa sua e c’erano anche altri due ex ospiti della comunità, oltre alla sorella di Casareto, il compagno e alcuni amici di famiglia”. Incalzato dalle domande del pubblico ministero Chiara Venturi, il testimone ha spiegato che si era informato sul processo anche attraverso la moglie del suo dentista, la stessa che l’aveva accompagnato all’incontro con Casareto: “Lei è amica di Massi ed ho iniziato ad andare da quel dentista proprio quando ero ospite della casa famiglia”.

Chiusa la parentesi sui contatti tra il testimone e l’imputato (è stato chiarito anche che prima dell’udienza ha scambiato solo qualche parola di saluto con un ragazzo che aveva deposto nella scorsa udienza e con il papà di Casareto), il diciassettenne ha negato di aver mai visto “comportamenti sessualizzati” o strani nel gestore della casa famiglia. “A volte Massi mi prendeva in giro per il mio aspetto fisico, ma non era niente di serio e si scherzava. Usava soprannomi anche per altri ragazzi, ma non ricordo quali”.

Il testimone ha spiegato di essersi sempre trovato bene con Casareto e la moglie: “Mi avevano anche proposto di chiamarli mamma e papà, ma io non l’ho mai fatto. C’era invece un bimbo che lo faceva e in effetti Massi e la moglie lo trattavano come un figlio: dormiva nel lettone con loro oppure, a volte, Casareto veniva nel suo letto e si coricava con lui. Io dormivo nella stessa stanza ma non ho mai visto comportamenti strani”.

Sempre questa mattina è stata ascoltata anche una psicologa di Genova che per motivi professionali ha conosciuto una delle vittime. La specialista ha confermato che nel corso delle sedute con lei il ragazzo ha raccontato di essere stato vittima di abusi sessuali e vessazioni psicologiche da parte di Casareto. “Era emotivamente molto turbato e l’atteggiamento era compatibile con il suo racconto. Mi ha spiegato di non aver condiviso con nessuno questi episodi: una circostanza che raccontava una certa solitudine rispetto alle figure di riferimento per lui” ha detto la dottoressa nella sua deposizione.

La psicologa ha anche raccontato nel dettaglio gli abusi descritti dalla presunta vittima: “Mi ha parlato di strusciamenti, di baci e di una volta in cui uscendo dalla doccia era stato costretto a denudarsi e mettersi pancia contro pancia con l’educatore”.

Le altre due testimoni di oggi, la ex compagna del papà del ragazzo che ha denunciato Casareto e la fidanzata di uno degli altri due “accusatori”, hanno invece rievocato il momento in cui sono venute a conoscenza della storia degli abusi. La ex convivente del padre di una delle presunte vittime ha spiegato ai giudici che durante una delle visite a casa loro del ragazzo, che viveva già in casa famiglia, lui le aveva raccontato un episodio particolare: “Mi aveva detto che Massimiliano, mentre stava guardando la tv seduto sul divano, gli aveva appoggiato la testa sulle ginocchia e aveva appoggiato la bocca sulle sue parti intime mimando il gesto di aprire e chiudere le labbra”.

“Mi aveva chiesto se mi sembrava una cosa normale e io avevo risposto di no, ma lui non aveva voluto che informassi il padre. Io credendo che avesse frainteso il comportamento non avevo raccontato nulla. Inoltre le due volte in cui lo vedevo al mese mi sembrava sereno e quindi non ho dato peso a quel racconto. Solo dopo, quando ci siamo incontrati lo scorso febbraio, mi ha raccontato gli altri abusi e quelle cose mi hanno fatto vomitare” ha detto la donna.

Durante la deposizione della fidanzata di una delle presunte vittime è arrivata anche una “stoccata” da parte della difesa che ha mostrato un libro con una dedica indirizzata a Casareto, nella quale c’era scritto ad un “padre meraviglioso” seguito da un “Ti voglio bene, il tuo pulcino”, per avere conferma che fosse la grafia del suo ragazzo. Circostanza che è stata confermata dalla testimone.

Il processo riprenderà il prossimo 13 maggio con l’audizione di Casareto che avrà la possibilità di dare la sua versione dei fatti e rispondere alle accuse della Procura secondo cui ha abusato di tre ex ospiti della casa famiglia, oggi parti civili nel processo.

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