Sete

Ciclo idrico integrato, Vaccarezza (FI): “La Regione ha stoppato il sub-ambito, l’acqua può finire in mano ai privati”

L'ex presidente della Provincia interviene in merito alla gestione del ciclo idrico integrato nel ponente savonese

Provincia. “Delle due l’una: o c’è dolo oppure incapacità. In entrambi i casi si tratta di buoni motivi per non votarli di nuovo. Questo è l’unico modo per evitare che in provincia di Savona la gestione dell’acqua finisca in mano ad un privato”.

L’ex presidente della Provincia (e ora candidato alle regionali tra le fila di Forza Italia) Angelo Vaccarezza interviene in merito alla gestione del ciclo idrico integrato nel ponente savonese, una questione alla quale aveva lavorato quando era alla guida di Palazzo Nervi e che ora è tornata di grande attualità. Purtroppo, però, con connotati negativi.

“In questi giorni – spiega Vaccarezza – sto raccogliendo le lamentele e anche un po’ il senso di frustrazione di molti sindaci di questa provincia. In modo particolari dei sindaci dei paesi che stanno tra Borgio Verezzi e Laigueglia. Prima di finire la legislatura, come Provincia avevamo indetto un’assemblea di Ato, cioè riunimmo tutti i sindaci dei comuni che si trovano all’interno di quella struttura che gestisce il comparto idrico, e insieme decidemmo di dividere l’Ato provinciale in tre sub-ambiti: la Valbormida e due sub-ambiti sulla costa, uno dal confine con la provincia di Genova fino a Finale e uno da Borgio a ponente. Questo avrebbe permesso di espletare entro il 30 settembre le gare per l’affidamento della gestione del ciclo idrico integrato e avere così soggetti pubblici a gestire quella risorsa che è l’acqua ‘bene comune’ di cui tutti quanti si sono riempiti la bocca. Specialmente la sinistra”.

Perché ciò avvenisse occorreva effettuare qualche passaggio: “Per perfezionare tutto questo (ed è un impegno che dopo di me si è assunto anche il mio successore, cioè l’attuale presidente Monica Giuliano), la Regione doveva produrre una delibera. Ma la Regione si è dimenticata di deliberare prima di ‘andare via’”.

Le ragioni sono ancora avvolte le mistero: “Delle due l’una: o c’è dolo, e allora questa delibera non è stata presa apposta; oppure c’è incapacità. Entrambi sono comunque buoni motivi per non rivotare l’attuale amministrazione regionale e specialmente il maggior rappresentante di questa amministrazione dopo Burlando, cioè Lella Paita”.

Ma non solo: “Non producendo questa delibera succede che la nuova giunta regionale dovrà correre per poterla produrre e istituire un sub-ambito nel ponente. E se non ce la facesse il colosso Iren, che con un po’ di agevolazioni si è preso tutta Savona e tutta la Valbormida, si ritroverebbe la strada spianata per prendersi anche tutto il ponente. Cioè avremmo questo colosso (al 49 per cento pubblico e al 51 per cento privato e detenuto dai Comuni di Parma, Reggio, Torino, Genova e in modo particolare detenuto dalle banche) che si verrebbe a prendere la nostra acqua con buona pace dell’acqua pubblica e di tutte le parole che abbiamo speso nelle piazze dicendo che questo servizio doveva essere tolto di mano ai privati”.

“Iren non è assolutamente una società politicizzata – annota Vaccarezza con ironia – Infatti il presidente è Profumo, quello che era ministro di un governo (mi pare) di centro-sinistra. Quindi sarebbe bene che i cittadini si rendessero conto del fatto che ancora una volta hanno spiegato loro una cosa e ne hanno fatto un’altra”.

Ma c’è una possibilità: “Il 31 maggio la possibilità è quella di mandarli a casa. E se noi dovessimo governare la Regione ci proveremo: proveremo a correre e a fare in modo che in poco tempo (la scadenza per la presentazione delle domande e quindi per la costituzione di un soggetto pubblico è il 30 luglio) possa nascere il sub-ambito del ponente così come da impegni, da delibere e da dichiarazioni. Ancora una volta la legalità e il Pd viaggiano su due linee parallele che non si incontrano mai”.

A Vaccarezza viene poi un sospetto, cioè che la cessione delle quote di Acquedotto Savona a Iren possa essere stata pianificata già prima quando ancora si parlava di sub-ambiti: “A pensar male si fa peccato ma qualche volta si indovina. Da un lato ci sono dei presupposti per cui alcune società pubbliche (Sca, Servizi Ambientali, società al cento per cento detenute e pagate dai Comuni di questo territorio con grandi sacrifici) che hanno costruito un percorso insieme ai Comuni e alla Provincia di allora per poter gestire il ciclo delle acque in forma del tutto pubblica in questa provincia. Dall’altro c’era una decisione politica da prendere (una delibera regionale) e non è stata presa. Se le cose sono andate in un certo modo non può essere sempre e solo per questioni di incapacità. Qualche volta viene a tentazione di pensare che la buona fede non ci sia“.

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