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Abusi in casa famiglia, il coraggio di denunciare trovato dopo aver visto un servizio de “Le Iene”

Il particolare è emerso durante l'audizione di due testimoni nel processo all'educatore Casareto

Savona. “Forse non è successo solo a me, ma anche ad altri?”. È stato dopo aver visto un servizio della trasmissione televisiva “Le Iene” che raccontava una storia di abusi sessuali che uno degli “accusatori” di Massimiliano Casareto si è deciso a denunciarlo.

Il particolare è emerso questa mattina durante la nuova udienza del processo che vede a giudizio il quarantaseienne genovese arrestato nel giugno dell’anno scorso con l’accusa di violenza sessuale per i presunti abusi che avrebbe commesso (si parla di baci, carezze e toccamenti) nei confronti di tre ragazzini ospiti della casa famiglia “La Mimosa” di Celle Ligure, che lui gestiva insieme alla moglie.

Durante la deposizione di due testimoni, una psicologa, E.P., che aveva lavorato come consulente per la struttura gestita da Casareto tra il 2001 e il 2002, e il compagno di una delle tre presunte vittime, è emerso come “a far scattare qualcosa” nel ragazzo sia stata la visione di quel programma. “Il servizio parlava di una ragazza che non aveva denunciato gli abusi del suo allenatore perché pensava che ad averli subiti fosse stata solo lei, ma quando si era resa conto che non era così aveva raccontato tutto” ha spiegato il compagno del ragazzo che ha aggiunto: “Dopo la trasmissione ha iniziato a farsi delle domande. Ha pensato che poteva non essere successo solo a lui e allora si è sentito responsabile ed è voluto andare a fondo. Ha contattato altri ragazzi che erano stati in casa famiglia per capire se altri avessero subito abusi e so che qualcuno lo ha confermato”.

Una versione confermata anche dalla psicologa con la quale la presunta vittima, fuori dal contesto lavorativo della dottoressa, si era confidato prima di fare la denuncia: “Lui – ha detto la testimone – pensava che succedesse solo lui e che fosse legato alle sue attitudini sessuali quindi aveva preferito non parlarne. Ma quando ha capito che poteva non essere l’unico a subirle ha deciso di parlarne. Per mia esperienza posso dire che quando mi parlò di questa cosa era scosso, angosciato e con delle reazioni emotive proporzionate ai racconti che faceva e al fatto che non lo aveva fatto prima”.

La psicologa ha anche riferito del periodo nel quale aveva collaborato come consulente con la casa famiglia spiegando di “non essersi mai accorta di comportamenti sessualizzati” da parte di Casareto e della moglie, ma di aver avuto perplessità sulla “gestione della struttura e sui metodi educativi usati”. La specialista, sollecitata dal collegio del tribunale, ha spiegato più in dettaglio quali aspetti l’avessero lasciata perplessa: “Vedevo atteggiamenti contraddittori: da una parte c’era grande impegno unito a comportamenti assolutamente non coerenti come fare commenti sui genitori dei ragazzi o che sottolineavano i limiti di uno di loro davanti agli altri minori. Commenti svalutanti e inopportuni che secondo me non erano condivisibili”. Sul rapporto tra l’imputato e uno dei ragazzi che lo ha denunciato la dottoressa ha aggiunto: “Quando ne parlava si percepiva che aveva timore di Massimiliano, si capiva dal tono delle sue risposte. Non era un rapporto facile perché da un lato era legato a Casareto, ma dall’altra intimorito”.

Sempre questa mattina in aula è stato sentito anche un altro ex ospite della casa famiglia che ha negato categoricamente di aver mai assistito a comportamenti scorretti da parte di Casareto e della moglie: “Non ho mai visto nessuno spiare i ragazzi dalla porta del bagno e non ci sono mai state differenze di trattamento sul cibo o prese in giro verso di noi”.

Il ragazzo ha anche riferito del momento in cui è stato contattato da una delle presunte vittime degli abusi: “Mi ha chiamato più volte e cercava di mettermi dalla sua parte. Mi chiedeva se mi ricordavo di certi episodi, ma sinceramente sono cose che non ho mai visto” ha detto il testimone che ha anche parlato della presenza in bagno di una telecamera collegata con un televisore della casa (episodio riferito agli inquirenti al momento della denuncia contro Casareto): “Mi ricordo di aver visto sullo schermo l’immagine fissa del bagno. Allora ho chiamato Massimiliano per avvisarlo e insieme abbiamo controllato in bagno, ma non abbiamo trovato nulla di strano: non c’era nessuna telecamera”.

Dopo di lui, sul banco dei testimoni, si è seduta un’amica di uno degli “accusatori” che in aula ha raccontato le confidenze raccolte nel 2006 dall’allora suo compagno di classe: “Mi aveva parlato degli abusi subiti da Casareto. Mi diceva che gli chiedeva di baciarlo come se fossero fidanzati, ma anche che gli appoggiava la testa nelle parti intime e che lo spiava quando andava in bagno. Io gli dissi di denunciare, ma lui non se la sentiva”.

Terminate le audizioni il processo è stato rinviato a mercoledì mattina quando saranno sentiti altri quattro testimoni ed è previsto anche l’esame dell’imputato che deve rispondere delle accuse mosse da tre ex ospiti della struttura (all’epoca dei presunti abusi avevano dai 13 ai 17 anni) oggi parte civile nel procedimento. Secondo la Procura, in più occasioni, dal 2001 al 2006, l’educatore si sarebbe infilato nel letto di uno di loro abbracciandolo, baciandolo e accarezzandolo. Comportamenti che, dal 2005 al 2009, avrebbe avuto anche con un secondo ospite della struttura. Infine anche il terzo ragazzo avrebbe ricevuto “attenzioni particolari” in un caso dopo aver appena finito di fare la doccia.

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