Inizia con foto glamour e finisce a fare video porno: vittima una 16enne, indagati pedofili nel savonese - IVG.it
Ingannata

Inizia con foto glamour e finisce a fare video porno: vittima una 16enne, indagati pedofili nel savonese fotogallery

La ragazza, che desiderava fare la modella, è stata convinta con denaro o promesse di carriera: 5 arrestati e almeno 13 indagati tra Genova, Savona, Milano e Roma

Liguria. Sono cinque in totale gli arresti effettuati dalla polizia postale di Genova, oltre a tredici indagati tra Genova, Savona, Milano e Roma: questo il bilancio dell’operazione “Met Art”, che ha sgominato un gruppo di uomini tra i 60 e 28 anni dediti alla produzione di foto e video pedopornografici. La vittima è una ragazzina genovese di soli 16 anni, studentessa, cresciuta in una famiglia normale, che aveva l’ambizione di fare la modella ed entrare nel mondo dello spettacolo.

La giovane aveva aperto un sito pubblicando le sue foto. Per questo è stata contattata da uno degli pseudofotografi, un 60 enne genovese con un passato da regista che le ha proposto un ‘casting’. Addirittura è stato chiesto il permesso ai genitori, per fare foto glamour, che presto verrano però sostituite da foto osé, fino ad arrivare alla cosiddetta ‘met art’ e poi a veri e propri filmini pornografici.

La ragazzina è stata convinta con i soldi (diverse centinaia di euro) o spiegando che solo così la sua presunta ‘carriera’ sarebbe potuta andare avanti. A far partire l’indagine proprio i genitori della 16enne, che avevano notato uno strano comportamento della figlia e hanno chiesto l’intervento della polizia postale che ha monitorato il profilo Facebook della ragazzina e i suoi contatti. Dopo quattro mesi di intercettazioni e pedinamenti oggi l’esito con 5 persone arrestate, di cui quattro genovesi e almeno 13 indagati, anche se il numero potrebbe salire. Foto e filmati erano destinati alla rete, ma anche al mercato estero.

“I ragazzi devono sapere – spiega Paola Pigozzi che coordina il compartimento della polizia postale di Liguria e Piemonte – che tutto quello che si mette in rete non si sa dove va a finire quindi serve molta consapevolezza, per questo come polizia postale puntiamo molto sulla prevenzione andando direttamente nelle scuole a parlare con i ragazzi”.

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