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Violenza sessuale, Bonvicini si avvale della facoltà di non rispondere e respinge le accuse

Savona. Si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ai giudici ha comunque rilasciato una dichiarazione con la quale respingeva ogni accusa. Alberto Bonvicini, l’ispettore della polizia postale di Savona arrestato nell’ambito delle indagini che hanno preso le mosse dal suicidio di Luisa Bonello, questa mattina ha quindi fatto scena muta davanti al gip Fiorenza Giorgi.

Il nuovo interrogatorio era stato fissato dopo che martedì scorso i poliziotti della squadra mobile gli avevano notificato una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per la grave accusa di violenza sessuale di gruppo.

Come confermato dai suoi avvocati, Riccardo Lamonaca e Luigi Gallareto, “Bonvicini si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha fatto una dichiarazione davanti al gip con la quale respingeva ogni addebito”.

Insieme al poliziotto in manette (ma agli arresti domiciliari) è finito anche un carrozziere savonese, Mario Di Buono, che deve rispondere in concorso con Bonvicini dell’accusa di aver commesso abusi sessuali verso una donna savonese. A differenza dell’ex ispettore, l’artigiano, difeso dall’avvocato Franco Aglietto, ha risposto alle domande che gli sono state rivolte dal giudice per le indagini preliminari.

Per quanto riguarda Bonvicini, almeno per ora i difensori, non hanno presentato nessuna istanza di attenuazione della misura cautelare. Una delle prossime mosse difensive potrebbe essere la nomina di un consulente di parte che possa fare una seconda valutazione sulla presunta vittima degli abusi sessuali. “L’ordinanza – precisa in proposito l’avvocato Lamonaca – si basa su una valutazione della vittima che noi ovviamente contestiamo”.

Nell’ordinanza di custodia cautelare, che ancora una volta porta la firma del gip Fiorenza Giorgi, all’ispettore viene contestato di aver approfittato della condizione psicologica della presunta vittima delle molestie che, secondo quanto accertato, viveva una sorta di “soggezione” verso l’uomo. In questo contesto sarebbe stato coinvolto anche Di Buono, che conosceva Bonvicini, e che avrebbe assistito ad un incontro privato tra il poliziotto e la signora. Di qui la contestazione di violenza sessuale di gruppo che ha portato al nuovo arresto.

La svolta nell’inchiesta, che aveva preso le mosse dal suicidio della dottoressa Luisa Bonello, è arrivata proprio mentre gli inquirenti, coordinati dal pm Giovanni Battista Ferro, indagavano sulle altre ipotesi accusatorie: circonvenzione d’incapace, omicidio colposo e truffa ai danni dello Stato.

Scavando nella vita di Bonvicini sarebbero emersi alcuni particolari che hanno portato gli investigatori ad ipotizzare che l’indagato potesse aver approfittato “dell’influenza” che aveva sulla donna con la quale aveva una frequentazione.

La seconda misura cautelare si aggiunge a quello del novembre scorso che lo aveva portato in carcere per le contestazioni relative alla circonvenzione d’incapace e truffa. Accuse emerse proprio durante le indagini sulla morte della dottoressa che, nel settembre 2014, si è tolta la vita con un colpo di pistola nella sua casa in via Genova.

Era stato proprio indagando sul gesto estremo del medico che gli inquirenti avevano scoperto le irregolarità commesse dall’ispettore. Oltre al sospetto che avesse approfittato delle condizioni della donna per farsi consegnare un totale di circa settantamila euro, contro il poliziotto era stata mossa anche l’accusa di omicidio colposo (in concorso con l’ex marito di Luisa Bonello, Mauro Acquarone, e la dottoressa Noemi Donati) per non aver segnalato la presenza nella casa della vittima di un piccolo arsenale. Infine l’accusa di truffa ai danni dello Stato perchè, questa l’ipotesi della Procura, in orario di lavoro (anche quando risultava in straordinario) si dedicava ad attività private oppure si assentava dall’ufficio dichiarandosi malato, ma avvalendosi di certificati medici che secondo gli inquirenti erano falsi.

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