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Violenza all’Alberghiero di Finale: “messa alla prova” per due studenti, condanna a 1 anno e 3 mesi per il terzo

Finale L. Messa alla prova di nove mesi per due dei tre imputati; condanna a un anno e tre mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena, per il terzo. Questo il verdetto finale del processo ai quattro studenti dell’alberghiero di Finale Ligure che erano accusati di abusi sessuali nei confronti di una compagna sedicenne.

Uno studente era già stato prosciolto da ogni accusa a fine novembre, mentre gli altri tre erano stati assolti da quella di violenza sessuale reiterata e si erano visti derubricare quella più grave, ovvero il reato di violenza sessuale di gruppo, in violenza privata. E proprio per questo reato si è scelta la soluzione della “messa alla prova”: uno dei tre imputati ha però rifiutato questa soluzione, preferendo una condanna a un anno e tre mesi sospesa grazie alla condizionale.

Il “caso” dell’Alberghiero era scoppiato lo scorso 10 febbraio quando i quattro ragazzi erano stati arrestati con le accuse di violenza sessuale di gruppo (tutti) e reiterata (soltanto tre degli imputati). Ai ragazzi veniva contestato infatti di aver aggredito nello spogliatoio maschile della scuola, il 31 gennaio 2014, la compagna sedicenne costringendola a “simulare” un atto sessuale. Quello sarebbe stato solo l’ultimo di una serie di episodi di molestie: la ragazza ai carabinieri aveva infatti raccontato di essere stata vittima da settimane di “attenzioni particolari” da parte degli indagati che, in diverse occasioni, l’avrebbero palpeggiata sul seno e sul sedere. Abusi, avvenuti sempre a scuola durante i momenti di assenza degli insegnanti, che la giovane avrebbe subito in silenzio, senza raccontare né ai professori né a casa quello che stava succedendo. Fino all’episodio dello spogliatoio dopo il quale si era decisa a raccontare tutto.

Commenti

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  1. Scritto da Sergio Sanguineti

    Se questi “pargoli birichini”, molestatori di innocenti vergini, per “messa in prova” saranno stati mandati a tagliar erba o raccogliere pomodori, come faranno a dimostrare che hanno abbandonato certe “abitudini”? Oppure saranno gli “esperti” (in prevalenza “signore”) dei servizi sociali a tenerli in una stanza posando in maniera provocatoria per “vedere” se si muove qualcosa? Soltanto dopo 9 mesi (e qualche settimana), l’assenza di eventuali “movimenti” (o, peggio) “parti” costituirà elemento per la definitiva “liberazione” di questi “bricconcelli”??? Ah, ah, ah! Che barzellette!