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Scarcerato l’ispettore Alberto Bonvicini: ricorso accolto dal Riesame

I difensori del poliziotto avevano impugnato la seconda ordinanza di custodia cautelare in carcere

Savona. L’ispettore della polizia postale Alberto Bonvicini è stato scarcerato. Il tribunale del Riesame (la discussione è stata fatta ieri) ha infatti accolto il ricorso dei difensori del poliziotto, gli avvocati Luigi Gallareto e Riccardo Lamonaca, che avevano impugnato la seconda ordinanza di custodia cautelare in carcere, quella relativa all’accusa di violenza sessuale.

Dopo essersi riservati, questa mattina, i giudici genovesi hanno comunicato la loro decisione che, di fatto, permette a Bonvicini di lasciare il carcere di Marassi dove era detenuto dallo scorso novembre. Adesso per l’ispettore potrebbero aprirsi due scenari: gli arresti domiciliari oppure una misura meno severa, ovvero l’obbligo di firma, con la quale tornerebbe ad essere quasi libero. Per saperlo bisognerà attendere la notifica dell’atto del Riesame come si limita a precisare l’avvocato Gallareto: “Per ora non posso ancora dire di più. Ci è stato soltanto comunicato che può lasciare il carcere, ma aspettiamo di vedere le carte”.

L’ultima parola adesso spetta proprio del tribunale genovese visto che, due giorni fa, il gip Fiorenza Giorgi aveva revocato la “prima” misura cautelare in carcere (quella datata novembre e relativa alla circonvenzione d’incapace e alla truffa) per “scadenza dei termini”. Il giudice savonese aveva imposto appunto “solo” l’obbligo di firma e, di conseguenza, se il Riesame revocherà l’ordinanza per Bonvicini, resterà valida la misura più lieve.

Nella seconda ordinanza di custodia cautelare, all’ispettore viene contestato di aver commesso abusi sessuali verso una donna savonese, in concorso con un carrozziere savonese (che avrebbe assistito ad un incontro “privato” tra i due), approfittando della condizione psicologica della presunta vittima. Di qui la contestazione di violenza sessuale di gruppo che aveva portato al nuovo arresto. Una svolta investigativa che aveva preso le mosse dal suicidio della dottoressa Luisa Bonello, arrivata proprio mentre gli inquirenti indagavano sulle altre ipotesi accusatorie: circonvenzione d’incapace, omicidio colposo e truffa ai danni dello Stato.

Scavando nella vita di Bonvicini sarebbero emersi alcuni particolari che hanno portato gli investigatori ad ipotizzare che l’indagato potesse aver approfittato “dell’influenza” che aveva sulla donna con la quale aveva una frequentazione. Accuse emerse proprio durante le indagini sulla morte della dottoressa che, nel settembre 2014, si è tolta la vita con un colpo di pistola nella sua casa in via Genova. Era stato proprio indagando sul gesto estremo del medico che gli inquirenti avevano scoperto le irregolarità commesse dall’ispettore.

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