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Inchiesta Bonvicini, torna libero il carrozziere accusato di violenza sessuale di gruppo

Savona. Torna in libertà Mario Di Buono, il carrozziere che era finito agli arresti domiciliari con la grave accusa di concorso in violenza sessuale di gruppo nell’ambito dell’inchiesta sull’ispettore della polizia postale Alberto Bonvicini. Ieri al termine dell’interrogatorio di garanzia, durante il quale Di Buono aveva risposto alle domande del gip, il suo legale, l’avvocato Franco Aglietto, aveva presentato un’istanza di revoca della misura cautelare che, dopo aver ottenuto il parere favorevole del pm Giovanni Battista Ferro, è stata accolta.

Secondo quanto trapelato, ieri, nel corso dell’interrogatorio il carrozziere savonese ha chiarito la sua posizione in relazione all’episodio che viene contestato dalla Procura. In particolare a Di Buono viene contestato di aver assistito ad un incontro intimo tra Bonvicini ed una donna quarantenne che secondo i consulenti nominati dal pm, pur essendo capace di intendere e volere, sarebbe stata “suggestionabile”. La tesi accusatoria quindi punta il dito proprio contro le presunte debolezze e fragilità della vittima delle quali il poliziotto si sarebbe approfittato. Un’analisi che, ieri, è stata contestata dai difensori dell’ispettore, gli avvocati Luigi Gallareto e Riccardo Lamonaca, che potrebbero nominare un consulente di parte per una seconda valutazione sulla presunta vittima: “L’ordinanza – ha precisato in proposito l’avvocato Lamonaca – si basa su una valutazione della vittima che noi ovviamente contestiamo”.

La nuova svolta nell’inchiesta, che aveva preso le mosse dal suicidio della dottoressa Luisa Bonello, era arrivata proprio mentre gli inquirenti, coordinati dal pm Giovanni Battista Ferro, indagavano sulle altre ipotesi accusatorie contestatae a Bonvicini: circonvenzione d’incapace, omicidio colposo e truffa ai danni dello Stato.

Scavando nella vita del poliziotto sarebbero emersi alcuni particolari che hanno portato gli investigatori ad ipotizzare che l’indagato potesse aver approfittato “dell’influenza” che aveva sulla donna con la quale aveva una frequentazione.

La seconda misura cautelare contro l’ispettore della polizia postale si aggiunge a quella del novembre scorso che lo aveva portato in carcere per le contestazioni relative alla circonvenzione d’incapace e truffa. Accuse emerse proprio durante le indagini sulla morte della dottoressa che, nel settembre 2014, si è tolta la vita con un colpo di pistola nella sua casa in via Genova.

Era stato proprio indagando sul gesto estremo del medico che gli inquirenti avevano scoperto le irregolarità commesse dall’ispettore. Oltre al sospetto che avesse approfittato delle condizioni della donna per farsi consegnare un totale di circa settantamila euro, contro il poliziotto era stata mossa anche l’accusa di omicidio colposo (in concorso con l’ex marito di Luisa Bonello, Mauro Acquarone, e la dottoressa Noemi Donati) per non aver segnalato la presenza nella casa della vittima di un piccolo arsenale. Infine l’accusa di truffa ai danni dello Stato perchè, questa l’ipotesi della Procura, in orario di lavoro (anche quando risultava in straordinario) si dedicava ad attività private oppure si assentava dall’ufficio dichiarandosi malato, ma avvalendosi di certificati medici che secondo gli inquirenti erano falsi.

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