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Calcio, lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia. Giuseppe Biffi: “Essere bravi da ragazzini non significa esserlo da grandi”

Savona. Riteniamo utile per tutti gli istruttori di giovani calciatori proporre questa interessante intervista fatta Giuseppe Biffi, 20 anni in Atalanta come allenatore e come responsabile degli osservatori prima di approdare al Pozzuolo Calcio, al fine di potervi tranne preziosi insegnamenti.

Quali sono state le tappe fondamentali della sua prestigiosa carriera nel mondo del calcio?

“E’ stato l’ISEF (Corso di laurea in scienze motorie) a trasmettermi l’interesse e la cultura dell’approfondire la conoscenza dell’attività motoria. La passione per il calcio ha fatto il resto. Giocavo ancora quando alla Melphum di Melzo ho iniziato a lavorare con i giovani. L ‘Atalanta seguiva parecchio i nostri ragazzi e la conoscenza e la conseguente frequentazione
con “il maestro” Raffaello Bonifaccio mi ha introdotto, nel lontano ’91, nel settore giovanile dell’Atalanta.

Con quale gruppo ha iniziato la sua attività fra le fila della “Dea” bergamasca?

“Gli Esordienti 80 sono stati i miei primi talenti: Pellizzoli, Bellini, Pinardi, Colombo….e pensare che qualcuno adesso è papà”.

Tanti anni come allenatore coronati da molti campionati giovanili vinti e poi un nuovo ruolo dietro la scrivania. Cosa è cambiato e quanto le manca il campo?

“Il mondo del calcio giovanile è vario e complesso. Questa nuova esperienza come responsabile osservatori e quindi della ricerca di nuovi talenti mi ha insegnato certamente un aspetto che prima non conoscevo. Problemi contrattuali, collocamento dei Primavera in società dove possono crescere , procuratori (tanti non perfettamente sportivi e corretti), collaborazioni con società gemellate, selezioni nazionali e internazionali, ti aprono orizzonti e prospettive grazie alla conoscenza di persone e metodi di lavoro, filosofie di pensiero, soprattutto all’estero, che hanno molto da insegnare. Tutti i pomeriggi sono stato comunque sui campi e ho lavorato a diretto contatto con i ragazzi coordinandomi con i nostri allenatori. Solo conoscendo a fondo il il livello di qualità della propria società si può pensare di cercare quello che manca al completamento degli organici”.

L’Atalanta è da sempre considerata il miglior vivaio del calcio italiano. Quale è il segreto di tanti successi e per successi naturalmente mi riferisco ai tanti talenti usciti dal settore giovanile orobico?

“La pazienza che spesso i grandi club non hanno. Individuate le qualità di base occorre sapere che la forza, la resistenza, le conoscenze tattiche e la maturità psicologica hanno bisogno di anni di lavoro in tutto ciò i cali di rendimento e i momenti difficili sono da accettare come momento di crescita. Essere bravo da ragazzino non significa necessariamente esserlo da grande ed è vero anche il contrario. Pensare che acquistando un giovane talento il più è fatto è un errore che spesso i grandi club commettono condizionati dalla voglia di vincere competizioni giovanili che danno lustro ed immagine, ma non sempre coincidono con il risultato finale che è la formazione dell’uomo calciatore!”.

5) Lei ha allenato giocatori che militano in serie A: ci fa qualche nome e ci racconta qualcosa di quando li allenava?

“Pellizzoli, Bellini, Pinardi, Dalla Bona, Donati, Bressan, Raimondi, Acerbis… nella preistoria, Montolivo, Pazzini, Lazzari, Bianchi, Motta, Morosini, Consigli la storia recente. Degli ultimi ’89, ’90 e ’91 taccio per scaramanzia. Dire di tutti è impossibile e sarebbe interminabile, ognuno di loro ha una sua storia. Due esempi ci riportano al concetto di lavoro particolare per i giovani: Montolivo era un predestinato, a 10 anni trattava la palla con sensibilità e fantasia, fisicamente nella norma, longilineo, ben coordinato e con un elevata intelligenza calcistica, grande volontà nell’apprendimento e con un ottima famiglia alle spalle. E’ sempre stato al top per tutto il periodo della sua crescita, anche nei momenti no intuivi enormi potenzialità. Andrea Lazzari invece deve tantissimo al suo carattere e alla sua famiglia e, non da ultimo, alla ‘Filosofia Atalanta’. Da ragazzino giocava pochissimo, tante difficoltà a partire dal ruolo, prima terzino sinistro, bravo ad impostare ma in difficoltà nella marcatura, esile fisicamente. Portato successivamente in mezzo al campo pagava l’intensità e la corsa. In ritardo dal punto di vista fisico atletico ha pagato molto in termini di presenze nei campionati giovanili importanti, solo giunto in Primavera ha finalmente trovato l’equilibrio tra tecnica, forza e corsa. L’estro e le qualità che avevamo solo intuito a 12 anni sono esplose dandogli modo di approdare alla serie A, cosa che una lunghissima serie di suoi coetanei, che prima di lui portavano la maglietta da titolari, non hanno raggiunto. Se Lazzari fosse approdato da ragazzo in una società meno paziente probabilmente sarebbe uno dei tanti talenti inesplosi”.

Ci descrive brevemente le caratteristiche che deve avere un allenatore che opera nel settore giovanile?

“La passione, perché spesso, soprattutto tra i dilettanti, i compensi non sono uno sprone. La voglia di migliorarsi, il confronto, lo studio, mettersi in discussione, copiare dai più bravi, collaborare con i colleghi del settore per sapere cosa hanno acquisito i ragazzi nelle precedenti stagioni per individuare quale tipo di lavoro sia più adatto. Ogni fascia di età ha le proprie caratteristiche e l’allenatore/istruttore deve conoscere le ‘Fasi Sensibili’ cioè le caratteristiche fisico atletiche, neuro muscolari e psicologiche che dettano e condizionano l’apprendimento. Lavorare gratis (e io, l’ho fatto per tanto tempo) o percepire uno stipendio/rimborso non cambia nulla. Nei confronti dei ragazzi abbiamo l’obbligo di essere competenti e preparati perché loro si rivolgono a noi con fiducia e passione. La nostra responsabilità , sia tecnica che educativa è enorme”.

In televisione sentiamo parlare sempre di numeri riferiti ai moduli di gioco: 4 4 2, 4 3 3, 3 5 2 e via dicendo. Quale pensa sia il modo migliore di organizzare una squadra?

“Dipende dal ‘materiale umano’ che si ha a disposizione. Se hai la fortuna di lavorare in un club che ti mette a disposizione quello che ti serve puoi sviluppare tutte le idee tecnico tattiche a te più care; soprattutto hai la possibilità di variarle in base agli avversari. Nella maggior parte dei casi è bravo l’allenatore che esalta e valorizza , anche commercialmente, i pezzi importanti del club. Combinare giocatori tecnici a giocatori di corsa, peso e centimetri , giocatori di esperienza e giovani esuberanti non è facile ma se così non fosse il calcio non sarebbe lo sport più bello del mondo”.

A proposito di allenatori: chi è l’allenatore che più le piace tra quelli in attività e quello che mette al top in assoluto?

“Cesare Prandelli ha iniziato allenando le giovanili dell’Atalanta per poi arrivare alla Nazionale. E’ un grande tecnico, ha vinto il Viareggio, tre titoli nazionali ed ha portato in serie A fior di giocatori. Ho imparato da lui la gestione di giocatori difficili, uno su tutti Domenico Morfeo, genio e tanta tanta sregolatezza. Cesare ha perso competizioni importanti non schierandolo titolare ma insegnandogli educazione.Prandelli in altre occasioni ha dimostrato il suo grande equilibrio come la rinuncia all’importante contratto con la Roma per stare vicino alla moglie malata. Mi piace ricordare Boskov che rappresentava l’aspetto simpatico della figura del “mister”. Sapeva trattare i giocatori esaltandone le qualità in un contesto di vera gioia sportiva e sociale. Oggi forse sarebbe anacronistico, perché l’allenatore moderno vive di test e di computer ma… Vujadin che carisma.

Il Pozzuolo Calcio ha un rapporto di collaborazione con l’Atalanta. Puo’ spiegare in cosa consiste questa forma di collaborazione?

“L’Atalanta ha constatato la notevole crescita che il Pozzuolo Calcio ha avuto negli ultimi anni, nel lavoro, nella qualità didattica, nella preparazione dei tecnici e nella logistica di ottimo livello. L’Atalanta mette a disposizione del Pozzuolo un contributo tecnico con istruttori, corsi di aggiornamento tecnico a Bergamo e sedute diaggiornamento metodologico e pratico a Zingonia. Questa collaborazione ha il fine di portare nelle file nerazzurre i migliori elementi. Il Pozzuolo sarà in futuro un punto di riferimento per l’Atalanta per il collocamento in zona di giovani calciatori che il club orobico potrà seguire per valutarne l’evoluzione calcistica”.

Chi potrebbe fare al caso del Pozzuolo per centrare il salto di qualità?

“Il Pozzuolo, che indubbiamente deve molto all’impegno dell’amico e presidente avv. Pierluigi Varischi, vanta una struttura fatta di tante professionalità (vedi Sergio e roberto Bardini), ma soprattutto di tanta amicizia e valori morali, un mix che ha portato la società ad elevarsi dalla mediocrità di tante situazioni improvvisate e mal gestite. In un contesto fatto di tanta bellagente credo che un personaggio come Gigi Sartirana (ex di Inter e Pro Patria), persona che sa tanto di calcio giocato edinsegnato e che ama il settore giovanile poterebbe essere indicato all’amiente. I suoi grandi requisiti morali ed educativi si coniugano a mio modo di vedere molto bene con il Pozzuolo”.

Concludiamo con un pronostico: chi vince lo scudetto e chi la Champions League?

Juve per lo scudetto ed il Chelsea per la Champions, ma, purtroppo, la mia attenzione è concentrata su chi riuscirà a rimanere nella massima serie del calcio italiano.

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