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Battaglia sulle perizie, ecco perché il Riesame ha scarcerato l’ispettore Alberto Bonvicini

Secondo i periti del pm la donna è "inducibile", ma per la difesa è capace di intendere: ipotesi incidente probatorio per fugare ogni dubbio?

Savona. L’ispettore della polizia postale Alberto Bonvicini è tornato a casa. Questa mattina ha lasciato il carcere di Genova Marassi per tornare a Savona dove, di fatto, è di nuovo libero: l’unica misura cautelare che dovrà rispettare infatti è l’obbligo di presentazione quotidiana in Questura.

La svolta, dopo mesi di detenzione, è arrivata grazie al pronunciamento del tribunale del Riesame che ha revocato l’ordinanza cautelare per violenza sessuale di gruppo (la seconda che era stata eseguita nello scorso febbraio). Il ricorso era stato presentato dai legali di Bonvicini, gli avvocati Luigi Gallareto e Riccardo Lamonaca, che per motivarlo avevano presentato una consulenza di parte, redatta dal professor Marco Lagazzi.

Secondo le indiscrezioni, il documento del consulente della difesa avrebbe sollevato dubbi sulle conclusioni alle quali erano arrivati i periti del pubblico ministero (i dottori Rocca e Massa), che avevano definito la presunta vittima degli abusi, una signora savonese, come una persona “inducibile”. Condizione della quale, questa la tesi accusatoria, l’ispettore Bonvicini avrebbe approfittato per avere incontri intimi con lei.

Una ricostruzione che i legali del poliziotto avevano già respinto dopo l’arresto quando avevano parlato di “una valutazione della vittima che noi ovviamente contestiamo”. Di qui la scelta di rinvolgersi al professor Lagazzi che nella sua relazione ha criticato anche le modalità attraverso le quali la perizia dell’accusa è stata redatta.

Perplessità che, evidentemente, sono state prese in considerazione anche dai giudici del Riesame che, dopo essersi riservati, hanno deciso di revocare l’ordinanza impugnata. Una scelta che hanno motivato alla luce dell’assenza di elementi dai quali si possa desumere che il consenso all’attività sessuale prestato dalla vittima sia stato viziato perché ottenuto abusando della sua condizione psichica.

Da una parte quindi c’è il parere dei consulenti del pm, secondo cui la donna era “inducibile”, dall’altra quello del consulente della difesa, secondo cui la presunta vittima era perfettamente capace di intendere e volere. Due visioni totalmente opposte, davanti alle quali, non è da escludere che il pubblico ministero Giovanni Battista Ferro scelga di richiedere un incidente probatorio per eseguire una nuova perizia sulla presunta vittima.

L’unica certezza per ora è che Alberto Bonvicini è tornato in libertà. Una condizione resa possibile anche dal fatto che la prima ordinanza di custodia cautelare, quella per le accuse di circonvenzione d’incapace e truffa ai danni dello Stato, è stata revocata proprio due giorni fa dal gip Fiorenza Giorgi per “scadenza dei termini”. Il giudice savonese quindi aveva imposto l’obbligo di firma e, di conseguenza, con la revoca anche del secondo provvedimento, questa resta l’unica misura cautelare da rispettare per Bonvicini.

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