Anche a Savona lo sciopero della polizia municipale: martedì presidio sindacale davanti alla prefettura - IVG.it
Cronaca

Anche a Savona lo sciopero della polizia municipale: martedì presidio sindacale davanti alla prefettura

Polizia municipale

Savona. Un presidio davanti alla prefettura in attesa dello sciopero nazionale due giorni dopo. Arriverà anche a Savona la mobilitazione degli agenti delle polizie municipali promossa dai corpi dei Comuni di tutta Italia e supportata anche dalle sigle sindacali di categoria.

Martedì 10 gli agenti savonesi manifesteranno davanti al palazzo del Governo e poi giovedì 12 si uniranno all’astensione dal lavoro attuato dai loro colleghi di tutto il paese per manifestare il disagio nel quale si ritrovano da qualche tempo. “Le condizioni normative e di lavoro della Polizia Locale, sia quella Municipale che Provinciale, ci consegnano un quadro di degrado istituzionale e normativo che impone un’azione decisa di tutela delle funzioni e della dignità di questi lavoratori – scrivono le organizzazioni sindacali in una nota – Di fronte ad un Governo che opera tagli ai diritti dei lavoratori e riduce i trasferimenti fondamentali per i servizi dei cittadini, molte Amministrazioni Comunali, anziché opporsi alla politica del Governo e preoccuparsi delle collusioni fra criminalità, malaffare e istituzioni, non trovano di meglio che scaricare responsabilità ed inefficienze sui propri lavoratori e sui cittadini, aumentando le imposte locali e tagliando i servizi”.

Per queste ragioni si è deciso di effettuare un presidio di fronte alla Prefettura, martedì alle 10. “Vogliamo manifestare la nostra indignazione di fronte all’incredibile attacco di cui è oggetto la categoria ed al tempo stesso, portare avanti le nostre rivendicazioni. Contestualmente chiederanno uno specifico incontro al Ministero degli Interni per affrontare una volta per tutte il tema della modifica dell’ormai obsoleta legge 65/86”.

Diverse le richieste sul tavolo: la ricontrattazione del trattamento economico (non più adeguato alla attuale situazione sociale); il ripristino dell’equo indennizzo operata dal Governo Monti (per cui “l’operatore di vigilanza non ha più una configurazione giuridica comprensibile, si chiama polizia ma non è un poliziotto”); pari dignità e opportunità rispetto alle altre forze di polizia (soprattutto dal punto di vista delle funzioni di polizia giudiziaria e polizia di stato, delle prestazioni di assistenza e previdenza); la diversa contrattazione rispetto al personale amministrativo degli enti locali.

Ancora: l’uniformità delle divise (“simbolo di grado e di qualifica in tutta Italia”), strumenti di tutela e servizi esterni in sicurezza; formazione professionale e addestramento costante; servizi in rete unica nazionale con un numero telefonico unico; accesso alle banche dati già utilizzate dalle altre forze dell’ordine (“per operare rapidamente nell’interesse dei cittadini”).

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