Cronaca

Morte sul lavoro a Bardineto: battaglia in aula tra i periti di accusa e difesa

Bardineto - Oddone

Bardineto. E’ ripreso con il confronto tra i periti di accusa e difesa il processo per l’incidente mortale sul lavoro all’agriturismo “Oddone” di Bardineto. A giudizio ci sono i titolari della struttura, i fratelli Angelo, Emilio e Maria Nadia Oddone, e la ex compagna del primo, Giuseppina Ferrari che devono rispondere di omicidio volontario, violenza privata, lesioni, falso e di violazione delle normative sulla sicurezza sul lavoro (reato che il pm ha contestato in un secondo momento).

L’ipotesi dell’accusa è che i quattro non prestarono i soccorsi in maniera corretta: quel giorno infatti non fu allertato il 118, ma i feriti, oltre alla vittima si era infortunato anche il suo collega Dragan Novakovic, furono accompagnati in ospedale con mezzi privati. Una scelta che non avrebbe fatto altro che peggiorare le condizioni degli operai. Proprio questo è stato l’oggetto della discussione dei periti di parte che in aula si sono dati battaglia. Da una parte la dottoressa Lucrezia Mazzarella, il medico legale che eseguì l’autopsia sulla vittima, che ha ribadito come con un soccorso tempestivo e specializzato la morte dell’operaio poteva essere evitata. Diversa l’opinione dei consulenti della difesa che hanno contestato la tesi dell’accusa sostenendo che le possibilità di salvarsi per Gheorge Wladut Asavei sarebbero state ridotte anche mobilitando il 118.

Sempre nell’udienza di oggi la Corte d’Assise ha respinto l’istanza per chiedere la vendita di alcuni beni sequestrati agli imputati presentata dai legali di parte civile, gli avvocati Fabio Ruffino, Franco Aglietto e Francesca Rosso, che assistono i famigliari della vittima e del suo collega rimasto ferito, Dragan Novakovic. In particolare la richiesta della parte civile faceva riferimento ad alcuni veicoli (una Fiat Sedici, una moto del 2010, un furgone Caddy e un motocarro Bremac) che erano stati sequestrati nell’ambito della procedura avviata per congelare alcuni beni in funzione di un eventuale risarcimento danni per Asavei e l’altro operaio. Motivando l’istanza con il pericolo che i veicoli potessero deteriorarsi e perdere valore con il passare dei mesi, gli avvocati di parte civile avevano quindi chiesto che fossero venduti per poi mantenere sotto sequestro gli importi ricavati dalla cessione. Richiesta alla quale i difensori degli imputati, gli avvocati Alessandro Cibien e Giorgio Zunino, si erano opposti.

L’altra novità arrivata questa mattina è che nella prossima udienza, fissata a gennaio, saranno riascoltati i colleghi di lavoro della vittima, Dragan Novakovic e l’altro operaio che il giorno dell’incidente era nel bosco con loro. Una scelta che si spiega con la modifica del capo d’imputazione fatta dal pm: alla luce delle nuove contestazioni mosse dall’accusa infatti è necessario chiedere ulteriori chiarimenti ai testimoni.

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