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Ipotesi di lottizzazione abusiva, il Riesame conferma il sequestro di alcune villette a Garlenda foto

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Garlenda. Il Tribunale del Riesame ha confermato il sequestro, scattato lo scorso 30 ottobre, di alcune villette di recente costruzione e in fase di realizzazione a Garlenda. I sigilli sono stati messi dagli uomini della Forestale e della polizia giudiziaria, su disposzione del pm Chiara Venturi, che ha ipotizzato che in quell’area ci sia stata una lottizzazione abusiva.

Ipotesi che, fin da subito, era stata contestata dalle persone indagate (tra cui figurano in qualità di direttore dei lavori anche l’architetto Roberto Barbera, che è anche consigliere comunale, e l’ingegner Marco Ravera) che, tramite i loro difensori, si erano quindi rivolti al tribunale del Riesame per chiedere il dissequestro. Una richiesta che è stata discussa lo scorso 25 novembre e che poi è stata respinta dai giudici (le motivazioni sono state depositate ad inizio dicembre).

Secondo quanto trapelato dalla Procura, il tribunale avrebbe confermato in toto le ipotesi accusatorie del pm che ha rilevato alcune irregolarità nell’approvazione del progetto unitario (per la realizzazione di sette fabbricati, alcuni dei quali bifamiliari, per un totale di una dozzina di unità abitative) in Comune. L’accusa contesta che il progetto sia stato approvato in contrasto con tre norme del piano regolatore di Garlenda che per quella zona (classificata come c3) prevedeva che fossero costruiti: solo tremila cubi di volumi, che l’altezza massima dei fabbricati fosse al massimo di 6 metri e 50 e che fossero realizzati al massimo 5 fabbricati.

Prescrizioni che, sempre secondo gli inquirenti, non state rispettate: nel calcolo dei volumi previsti (che dal progetto risultano inferiori a tremila metri cubi) infatti non sarebbero stati conteggiati i sottotetti che, viste le loro caratteristiche, erano da conteggiare; le altezze dei fabbricati sarebbero di 9 metri e 20 e le costruzioni previste dal progetto unitario sono più di cinque.

Accuse che avrebbero trovato riscontro durante i sopralluoghi della Procura che avrebbero accertato la presenza di sottotetti e piani interrati predisposti per un uso abitativo. Al momento le case ultimate sono tre, altre due sono in fase di costruzione, mentre per le ultime due i lavori non sono ancora iniziati (sotto sequestro sono finiti i terreni).

Al momento sono cinque (tra committenti, costruttori e dipendenti dell’ufficio tecnico comunale) le persone indagate, ma non è da eslcudere che l’inchiesta possa allargarsi. Dopo il sequestro due di loro, Roberto Barbera e Marco Ravera, non avevano nascosto il loro disappunto: “Ci sentiamo molto amareggiati da questa vicenda come professionisti e come cittadini che si ritrovano ad essere indagati per aver rispettato le istituzioni ed essersi attenuti scrupolosamente alle leggi” avevano detto.

I due indagati avevano precisato di aver “presentato nel 2009 al Comune di Garlenda un progetto unitario per realizzare alcune ville”. “Il progetto – avevano aggiunto – è stato approvato dall’ufficio tecnico comunale, dalla commissione edilizia e dal consiglio comunale, con tanto di parere legale a supporto firmato dal consulente dello stesso Comune”.

L’architetto Barbera in relazione alla sua carica di consigliere comunale aveva precisato: “Sono stato eletto nel maggio 2014 e mi è stata conferita la delega ai Lavori Pubblici che non va confusa con la Delega all’Urbanistica. Il progetto di Assetto Urbanistico delle case è stato redatto e presentato nell’anno 2009 e i relativi permessi sono stati rilasciati diversi anni prima della mia elezione a consigliere comunale. La semplice delega ai Lavori Pubblici e il fatto di non appartenere alla giunta comunale in quanto consigliere e non asessore, non rende incompatibile l’esercizio della mia attività professionale di architetto nel territorio comunale relativamente alle opere private ai sensi di quanto indicato nel Testo Unico Enti Locali (TUEL) n 267/2000 art.78)”.

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