Sport

“Cinque domande” ad Adriano Zunino, ex arbitro: una vita nello sport, una vita per lo sport

Adriano Zunino

Varazze. “Parlando di calcio, la più grande banalità che sia mai stata detta, è che l’arbitro bravo è quello che non si nota”.

Così la pensa un ex arbitro che è stato fra i migliori al mondo, l’italiano Pierluigi Collina.

E il pensiero di Collina si sposa perfettamente con il profilo (umano e tecnico) del nostro personaggio odierno: Adriano Zunino, anche lui ex arbitro di calcio, ma anche di hockey su prato, pallapugno, nonché ex segretario del Varazze 1912 F.C Don Bosco, attività che ha esercitato con amore e professionalità per ben 45 anni.

In questi giorni hai ricevuto la gradita comunicazione di conferimento della “Stella Coni” al merito sportivo, cosa rappresenta per te?

“Non nascondo il grande piacere e l’emozione provata nel leggerla; è un riconoscimento che giunge a coronamento della lunga attività sportiva e che mi gratifica molto, almeno quanto le amicizie (ndr, abbinate ad attestati di stima) che ho coltivato nel tempo … non finirò mai di dire ‘grazie sport'”.

Quando è scattata la molla che ti ha spinto a diventare arbitro?

“Da giovane, passando in via Servettaz a Savona, vidi un manifesto che mi affascinò al punto di farmi intraprendere questa strada … un modo diverso di fare sport … che ho sempre portato avanti con passione, dedizione nelle oltre 2.800 gare, fra livello giovanile, prime squadre … provinciali, regionali e nazionali … curando tutte le gare con lo stesso impegno fisico e mentale. Penso che l’attività arbitrale sia una scuola di vita e al riguardo concordo appieno con una frase del compianto Giovanni Mauro, presidente fondatore dell’Aia, Associazione Italiana Arbitri: <Si è sempre arbitri, in campo, nella vita, tutti i giorni>. Ecco questa è una filosofia che mi ha sempre accompagnato”.

Spesso l’arbitro, in una sorta di “Ecce homo”, è solo contro tutti … come si fa ad essere reattivi, decidendo il da farsi in tre decimi di secondo?

“Non si tratta di essere impulsivi … bisogna essere tempestivi! Si deve sempre essere pronti e rapidi nelle decisioni … è una dote che deve essere innata, ma che chiaramente può essere migliorata nel tempo con l’esperienza … che porta con sé anche l’autorevolezza. Poi ci sta l’errore è umano … è naturale, ma anche quando ti senti solo contro tutti, è la tempestività che ti porta a prendere la decisione giusta”.

Sei d’accordo con l’introduzione della tecnologia a bordo campo, che – secondo Blatter – aiuterebbe a risolvere alcune situazioni intricate? Oppure l’errore umano va considerato ancora come un fattore che “fa parte del gioco”?

“L’abbaglio del direttore di gara non va considerato in modo diverso da quello dell’attaccante che sbaglia un goal clamoroso, oppure dalla ‘papera’ di un portiere … va accettato, ma – a livello professionistico – sono troppi gli interessi che gravitano attorno al mondo del calcio. Da qui deriva la richiesta della tecnologia, che secondo me snaturerebbe il gioco, per via delle interruzioni.

L’arbitro Rocchi ha ammesso (dopo aver rivisto la partita) un errore compiuto durante il recente Juventus-Roma; pensi che tale atteggiamento vada considerato come un segnale d’apertura da parte della categoria arbitrale?

“Certamente sì, prima era vietato. Ritengo che debba esserci dialogo fra gli addetti ai lavori, ferme restando le competenze di ciascuno; il riconoscere uno sbaglio è sinonimo di crescita professionale, oltre che umana e va a tutto vantaggio del mondo dello sport”.

In ogni caso … “rigore è quando l’arbitra fischia”, vero Adriano?

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