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Calcio, lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia. Pro Patria: l’era Venturini tra i progetti del domani e le contingenze dell’oggi

Savona. Continuiamo con questo undicesimo inserto (bis), il lungo excursus che ci porterà a visitare i più grandi centri di formazione calcistica siti sul territorio nazionale e nel continente europeo, proseguendo con una società professionistica lombarda che fa del proprio settore giovanile il vero fiore all’occhiello. In questo caso dopo aver transitato dallo stadio “C.Speroni” di Busto Arsizio nel primo pomeriggio di ven.17/10 al termine dello step dedicato alla provincia di Varese di cui rendiconderemo a breve, nella tarda mattinata di Dom.19/10 nel dopo-partita della gara contro il Savona Calcio (cat. Giovanissimi 2000) svoltasi al “Ruffinengo” di Legino, abbiamo raccolto direttamente dalle parole del neo responsabile del settore giovanile della Aurora Pro Patria (intervista seconda parte) quali siano le aspettative per questa importante realtà del calcio lombardo.

Il ritratto di mister Massimo Venturini: “Piede di gesso” diventa d’oro

Un metro e ottantacinque di statura (per gli anni Ottanta, un gigante), settantotto chili di peso. E un piede non proprio morbido. Era così, da giocatore, Massimo Venturini ( nato a Novara il 17 settembre 1957). Di mestiere stopper, di quelli che seguono l’uomo anche in bagno, e che l’area avversaria la calpestano giusto in qualche mischia su calcio d’angolo. Dopo la formazione nelle giovanili del Novara, la sua carriera da professionista è decollata lentamente: prima alla Pistoiese, poi alla Sampdoria, infine, nell’estate 1980, il passaggio all’Avellino, per la sua prima stagione in serie A. Da attore non protagonista, s’intende, tanto che quell’anno non viene neanche inserito nell’album “Panini”. Non era un titolare, Venturini, e nemmeno una delle prime cinque riserve: il suo piede un po’ ruvido era un po’ troppo ruvido per la massima divisione. Così ruvido che persino al suo capitano, Salvatore Di Somma (non proprio un fine tessitore) erano bastati due allenamenti per appioppargli un soprannome poco lusinghiero: “Piede di gesso”. Le sue apparizioni a inizio stagione si contano sulle dita di una mano: d’altra parte l’Avellino non ha proprio tempo di sperimentare.

I lupi, alla terza stagione di serie A, devono scalare una montagna per raggiungere la salvezza. Tutto sembra congiurare contro di loro: nella stagione che seguiva il primo scandalo del calcio-scommesse, i biancoverdi cominciano penalizzati di 5 punti. Con i 2 punti a vittoria e un campionato a 16 squadre (30 partite) sarebbe stata una brutta base di partenza per chiunque e figuriamoci per una formazione largamente rinnovata. A cominciare dal tecnico: a guidare la squadra c’era un nuovo allenatore, il brasiliano Luis Vinicio, uno dei primi convinti sostenitori del gioco a zona. Tra i nuovi, ben più di Venturini, spicca un ragazzo di Verona, scoperto dal presidente Scibilia, Beniamino Vignola, cui viene affidata la regia, e c’è un esordiente anche tra i pali, dove al posto di Piotti, passato la Milan, è stato ingaggiato dalla Sambenedettese il giovane Stefano Tacconi, all’epoca 23enne. In avanti, con la riapertura delle frontiere, Vinicio ha arricchito la squadra con un brasiliano di secondo piano, tale Jorge Dos Santos Filho, detto Juary.

La campagna acquisti, con tante incognite, si rivela azzeccatissima, ma la strada per la salvezza resta comunque tutta in salita. La penalizzazione viene azzerata dopo cinque giornate, con un pareggio a Perugia, e alla sesta un 2-1 al Como porta i biancoverdi a quota 2. La squadra gira, c’è speranza, ma il terremoto del 23 novembre 1980 sembra infliggerle il colpo finale. La città è in ginocchio e per ben due mesi, fino a fine gennaio, la squadra è costretta a giocare le sue partite interne al San Paolo di Napoli. Ma l’Avellino non molla, e resta in scia alle dirette concorrenti.

Tra alti e bassi, il campionato prosegue fino alla volata finale, con le ultime 4 giornate che presentano ai biancoverdi un calendario da far tremare i polsi: Juventus e Bologna in trasferta, Inter e Roma in casa. Ko contro Juve e Inter, l’Avellino ottiene un punto contro il Bologna, e grazie ai risultati degli altri campi arriva all’ultima giornata ancora in corsa per la salvezza. Serve un punto per la matematica ma l’avversario di giornata è la Roma, ancora in corsa per lo scudetto, che non può concedere nulla. Dopo soli 5′ Falcao segna lo 0-1, e anche se nel frattempo il gol di Cabrini in Juve-Fiorentina rende inutile il successo romanista, l’Avellino vede materializzarsi lo spettro della B.

Finalmente, al 31°, ecco una punizione dal limite. Chi la batte? Di Somma e Vignola parlottano, Piga ci pensa, vorrebbe tirarla, ma la paura di sbagliare è forte, guarda Criscimanni quasi sperando in un cenno rassicurante. Poi sente il brusio dello stadio e si volta di scatto: la palla ce l’ha Venturini, e vuole battere lui, “Piede di Gesso”. Ma cosa gli salta in mente? Tecnicamente non è certo il più bravo. Eppure non c’è nulla da fare: inutile fargli cambiare idea. Il terzino fa segno a Repetto di toccarla per il destro. E quando riceve palla, calcia. Calcia come Maradona, come Zico, come ha visto fare solo in televisione, come non gli riuscirà mai più in carriera: la palla fortissima supera la barriera, supera le braccia di Tancredi, che invano si inarca in volo plastico, e finisce la sua corsa sotto l’incrocio dei pali, mentre il Partenio intero alza le braccia. Resterà quello l’unico gol di Venturini in serie A. Il piede di gesso, per un giorno, era diventato d’oro. Venturini è l’eroe della salvezza, viene confermato, ma dopo essere partito titolare (inserito sull’album Panini, stavolta) nel 1981-82, viene ben presto scalzato dal giovane Favero. A novembre viene ceduto al Catanzaro, dove retrocede in B, e quindi, l’anno dopo, in C. Passerà poi in B al Pescara e in C a Salernitana e Potenza. Poi la carriera da allenatore: Vigevano, Pro Patria, Sparta Novara, Derthona (1997-98), Solbiatese, ancora Vigevano, Novara dal 2003 al 2005 e infine un cameo nell’autunno 2012 ad Asti.

Tabellino della gara
Avellino, stadio “Partenio”, 24 maggio 1981 Serie A, 30^ giornata
Avellino-Roma 1-1
Reti: 5° Falcao, 29° Venturini
Avellino: Tacconi S.; Venturini M., Giovannone; Beruatto, Cattaneo, Di Somma; Piga Mario, Repetto, Criscimanni, Vignola, Massa (85° Ipsaro Passione). All. Vinicio
Roma: Tancredi; Spinosi, Maggiora; Turone, Falcao, Bonetti; Conti B., Di Bartolomei, Pruzzo (85°Birigozzi), Ancelotti, Scarnecchia. All. Liedholm
Arbitro: Menicucci di Firenze

L’intervista.

Prima Parte (Busto Arsizio).
Venturini, sappiamo che a causa dei noti problemi societari la situazione anche del settore giovanile di cui Lei è il nuovo responsabile tecnico, per inevitabile ricaduta, pare non sia delle più facili : cosa può dirci in merito? Solo voci o reali difficoltà?
Ringrazio innanzitutto per l’opportunità che mi viene offerta per far luce su questo argomento. Ho sentito parlare di “giovanili allo sbando”, di ” rivolta dei genitori” e chi più ne ha più ne metta. Vorrei quindi prendere la parola per spiegare bene cosa stia succedendo e per cercare di gettare acqua sul fuoco dopo le tensioni emerse riguardanti l’organizzazione del vivaio tigrotto. Il tutto con una premessa doverosa : chiedo infatti a tutti quanti i genitori e ai giocatori un po’ di pazienza, perché è noto che siamo partiti in ritardo con l’attività e quindi qualche meccanismo ha bisogno ancora di tempo per entrare a regime.

Quali sono gli aspetti più urgenti su cui deve intervenire prioritariamente?
Il riferimento va alla composizione e gestione dei gruppi, in primis quello dei Giovanissimi del 2001, disorientati dal vortice di allenatori che si sono succeduti o dalla mancanza di un mister di riferimento come avvenuto per gli allievi 98. Per prima cosa pertanto mi scuso per la situazione poco piacevole in cui ci siamo fatti trovare e ammetto che in questa circostanza le formazioni soprannominate hanno dovuto affrontare delle problematiche rilevanti. Però la mia linea è sempre stata quella di fare scelte ponderate, trovare persone idonee ed evitare soluzioni affrettate, quindi spero che quando tutto sarà sistemato, potranno ricredersi. Del resto, io sono molto legato ad una massima, che giova ripetere : «Solo chi non fa niente non sbaglia mai» e questo motto vale soprattutto in una Pro Patria che ha vissuto un’estate complicata che ha portato a impostare il lavoro quando tutti gli altri club erano già in fase di preparazione avanzata.

E quelli più pratici?
Diversi, tra cui le quote giudicate troppo salate, anche se le lamentele maggiori sono avvenute per i trasporti degli atleti che sono divenuti a pagamento. A riguardo se su tanti punti posso capirle, in questo caso specifico sono meno d’accordo con le proteste, perché è risaputo che ormai quasi tutte le società del nostro livello fanno pagare il servizio bus alle famiglie. Noi garantiremo gratis il passaggio dei mezzi per i ragazzi di Busto e per le stazioni, ma di più non potremo fare. Magari le cose in avanti cambieranno, ma ad oggi, in un momento così difficile di grandi cambiamenti e anche di ritardi, è impossibile fare diversamente. Spero davvero che tutti, senza polemiche, possano comprenderci e starci accanto per migliorare assieme.

Dopo i contrasti che si sono registrati a livello di prima squadra l’ultimo fronte di dissapori si è aperto proprio sul settore giovanile, il fiore all’occhiello sbandierato con orgoglio da Pietro Vavassori, un comparto che ora pare costretto a barcamenarsi in attesa che l’intera società si dia una sistemata. In mezzo naturalmente c’è finito anche Lei in qualità di coordinatore del vivaio. A rappresentare la punta dell’iceberg delle tensioni createsi ci sono i costi richiesti per militare nella Pro Patria. Che ci dice?
Il costume del passato, come nella maggioranza dei club professionistici, era quello che da una certa età in poi fosse la società a provvedere a tutto. Ma da adesso in poi, salvo new entry, non sarà più così e questa nuova linea è stata comunicata : servirannono 250 euro ad atleta per avere il materiale sportivo e in più, coloro che verranno raccolti dal pullmino per svolgere le partite e gli allenamenti al centro sportivo comunale di Magnago, non viaggeranno più gratis ma sborseranno circa 70 euro al mese.

Seconda Parte (Savona).
Questo è il riassunto della breve intervista rilasciata dal coordinatore tecnico del settore giovanile dell’Aurora ProPatria, M.Venturini, nell’intermezzo tra le due partite giocate al “Ruffinengo” di Legino contro i nazionali del Savona Fbs: Giovanissimi 2000 e gli Allievi 98.

“Per la nostra società si può dire che quello attuale sia da considerare come “l’anno zero”. A seguito di problemi gestionali durante l’estate infatti abbiamo incassato l’esodo in altre direzioni di ben 40 giovani calciatori, tutti di ottimo livello, rimettendoci nel numero e di conseguenza in competitività. Per quanto mi concerne in prima persona mi sto impegnando nel tentativo di migliorare le rose e nel mettere a disposizione degli organici degli istruttori qualificati (possibilmente ex giocatori professionisti). In prospettiva lavoreremo per implementare ulteriormente le strutture sportive e per attivare una rete di scouting all’altezza. Vogliamo ridiventare il punto di riferimento territoriale che siamo sempre stati ridefinendo le linee guida strategiche della nostra politica giovanile. A breve vedremo di individuare un club d’elite con cui affiliarci (magari la Samp) e avvieremo un format di insegnamento tattico che si poggi sul modello Barcellona (4-3-3)”.

Terza Parte (Ansa)
Nel frattempo il vulcanico presidente Vavassori e l’Amm.Unico Fiorenzo Riva hanno provveduto a sostituire a livello di prima squadra Lulù Oliveira con il subentrante Marco Tosi, l’esperto allenatore livornese conosciuto dagli sportivi soprattutto per aver fatto da “secondo” a Mazzarri e Donadoni. Ciononostante il Pro Patria ( che sab.20/12 affronterà allo “Speroni” l’Unione Venezia in un incontro valido per la lega Pro Girone A) risulta terzultimo a quota 12 punti (in realtà sarebbero 13 se non vi fosse un punto di penalizzazione assegnato per mancato deposito fideiussione entro il termine stabilito). Lo seguono 2 società di rango come L’Albinoleffe ed il Pordenone di cui abbiamo parlato diffusamente e che evidentemente puntano in primis sul loro settore giovanile anche a scapito di una eventuale retrocessione. Il coordinatore tecnico Venturini interpellato a metà Dicembre si è così espresso :” Per quanto concerne le categorie Berretti, Allievi e Giov.mi Naz.li, la “Pro” occupa al momento (quello che possiamo definire l'”anno zero” della ricostruzione) le posizioni di fondo in quanto ci vorranno molto tempo e tanto lavoro per tornare ad essere competitivi come è tradizione per i talentini bustocchi”.

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