IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Calcio, lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia: la storia di Sergio Vatta, l’allenatore dei sogni

Savona. Sergio Vatta (nato a Zara, 5 dicembre 1937) è un allenatore di calcio, dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, specializzatosi nel dirigere i settori giovanili.

Da giocatore nella stagione 1963-1964 ha giocato nell’Aquila nel campionato di Serie C. Tra gli anni ’60 e ’70 ha avviato la sua carriera di allenatore in squadre di Serie C e D, ottenendo alterni risultati. Nel 1977 passato alla squadra giovanile Primavera del Torino,dominando a livello internazionale le competizioni di categoria inizia un ciclio d’oro restandovi fino al 1991, ottenendo risultati con i futuri campioni del calibro di Andrea Mandorlini, Giorgio Venturin, Christian Vieri, Gianluigi Lentini, Diego Fuser, Roberto Cravero, Antonio Comi, Dino Baggio, Dante Bertoneri e molti altri.

Nella primavera del 1989 subentra all’esonerato Claudio Sala alla guida della prima squadra non riuscendo a salvarla dalla retrocessione in Serie B. Sarà questa la sua unica esperienza in prima squadra, visto che già in luglio il Torino viene affidato ad Eugenio Fascetti. Nel 1991 Vatta entra nei quadri tecnici federali, come allenatore e responsabile delle Nazionali giovanili Under-16 e Under-17, ricoprendo tale ruolo fino al 1997. Nell’annata 1997-1998 allena la Nazionale femminile, che riesce a portare alla fase finale dei Mondiali.

Successivamente a questa avventura, viene chiamato nel 1998 dall’allora presidente della Lazio, Sergio Cragnotti, a dirigere il settore giovanile biancoceleste, avventura terminata nel 2001 con la conquista dello scudetto sia della squadra Primavera guidata da Bollini che della squadra dei Giovanissimi Nazionali. Dal 2002 al 2004 compie un’esperienza all’estero presso la squadra greca del PAOK Salonicco, divenendone responsabile del settore giovanile. Il suo più recente impiego è stato quello di direttore generale dell’Alessandria.

Di Sergio Vatta se ne parla oramai come di una leggenda, come dell’allenatore dei sogni. E proprio questo è il titolo che è stato dato ad un riuscitissimo recente documentario in cui il regista genovese Christian Nicoletta ha raccontato la vita e la carriera dell’ex tecnico delle giovanili, un “maestro di calcio” che ha lanciato nel corso della sua lunga vicenda più di 60 talenti che hanno giocato in serie A. “L’allenatore dei sogni” è un filmato di creazione che racconta una storia umana che va oltre i confini dello sport. Un discorso sul calcio che è stato, sul calcio di oggi e su come potrebbe invece essere questo bellissimo sport. Il protagonista è un allenatore che non solo insegnava ai ragazzi il gioco del calcio ma soprattutto li aiutava e li seguiva nella vita come fossero i propri figli, lui che aveva perso il padre giovanissimo, e che cercava di formare non solo calciatori ma uomini liberi: “Dovete lottare per realizzare i vostri sogni, non quelli dei vostri genitori o dei vostri procuratori”.

Il discorso tecnico ed umano sul calcio, che viene sviluppato nelle riprese, si avvale tra gli altri dei contributi di Dino Baggio e Demetrio Albertini, e si intreccia con gli allenamenti dei giovani esordienti del Torino FC dei nostri giorni, guidati da Silvano Benedetti, ex giocatore di Vatta. I giovani calciatori vengono seguiti sul campo con uno sguardo molto ravvicinato, che ne lascia vedere la passione, le speranze e il sogno di un futuro da campioni, un sogno su cui mister Vatta apre interessanti interrogativi. Il film è stato proiettato recentemente in anteprima nella Grande Mela nell’ambito del festival internazionale “Kicking and Screening Film Festival”, prestigiosa rassegna newyorkese che ospita opere cinematografiche internazionali sul calcio.

Un salto lungo migliaia di chilometri dai terreni spelacchiati sommersi da arbusti e piante incolte, la condizione alla quale sono ridotti i mitici campi del Filadelfia, dove iniziò a giocare la nidiata dei più grandi calciatori allenati da Vatta era alla guida del vivaio granata. “E’ una grande emozione tornare qui, ma non posso credere che al posto dei nostri campi adesso ci sia questa boscaglia”, dice in una delle scene iniziali l’allenatore 77enne, nato in Dalmazia e cresciuto in Piemonte. E’ stata proprio un’associazione di profughi dalmati (Anvgd) a organizzare la prima presentazione del documentario in Italia, l’8 maggio al Salone del Libro di Torino.

Vatta, come si sa, è rimasto molto legato alla sua terra al punto da inseguire con forza cinque anni or sono il sogno di ricreare la “Fiumana” iscrivendola in Lega Pro, equivalente dell’ultima categoria disputata dalla squadra dove giocarono Volk, Loik e Varglien quando Fiume era ancora in Italia. Una richiesta affascinante che la Figc non ha ancora potuto esaudire per riuscire a far realizzare questo desiderio. Nel corso della sua brillante carriera da tecnico, Vatta invece, è riuscito a concretizzare quasi sempre i suoi propositi, come dimostra la regolarità con la quale i ragazzini del vivaio granata arrivavano a grandi traguardi come la Serie A e la Nazionale. Un mix di dolcezza e severità.

“Mi ricordo che dopo un primo tempo giocato veramente male mi nascosi in bagno per non farmi sgridare. Ma alla fine il mister mi ha trovato e mi ha riempito di ombrellate. Nel secondo tempo ho fatto 3 gol” – racconta divertito Dino Baggio – “con lui chi aveva orecchini e tatuaggi era tagliato fuori. E sapeva come far tornare sulla terra i ragazzi della Primavera che andavano in prima squadra e come farli restare sul prato anche oltre l’orario previsto dall’allenamento”. A concludere il pensiero dell’ex centrocampista del Torino, della Iuventus e del Parma, è lo stesso Vatta: “Era bellissimo quando i ragazzi ti chiedevano se potevano restare un quarto d’ora in più sul campo. Non vedevo l’ora che arrivasse quella domanda. Era anche merito del pubblico del Filadelfia che restava a incitare i giovani calciatori dopo la fine del lavoro della prima squadra. I tifosi granata si attaccavano alla rete e sostenevano i giocatori del vivaio a ogni esercizio. Credo che i ragazzi volessero rimanere più a lungo anche per sentire quel calore”.

Il rapporto con questo mondo granata è stato talmente forte da spingere Vatta a rinunciare a un’offerta economicamente allettante da parte del Milan nei primi anni della gestione Berlusconi: “Era una proposta enorme parlando di settore giovanile, degna di una prima squadra. Ma avevo appena firmato un contratto di otto anni col Torino. ‘Non preoccuparti, ci pensiamo noi a dirlo al tuo presidente’, mi dissero i dirigenti rossoneri. Ma non potevo. Se avessi accettato, come avrei potuto entrare in uno spogliatoio a dire ai ragazzi che i soldi non sono tutto? Così ho finito di pagare il mutuo della casa solo nel 2001. Ma ancora adesso i miei ragazzi mi invitano al matrimonio o mi chiamano quando hanno un bambino. Sono queste le soddisfazioni”.

Inesorabilmente sono passati i tempi di quel leggendario settore giovanile torinista che sembrava una porta girevole che collegava con fluidità le speranze dei bambini al grande calcio dei professionisti. Ma l’eco del “metodo Vatta” è ancora oggi seguito come modello di riferimento dagli istruttori granata: “Cerca di divertirti, cerca la qualità, è un balletto questo, lo mettiamo in scena alla Scala di Milano”, dice nel documentario un tecnico del Torino a un ragazzino che si sta esercitando a portare il pallone. E’ l’unico modo per non alimentare delusioni laceranti: “Appena uno su 40.000 arriva in Serie A – spiega Vatta – per questo motivo il calcio deve essere organizzato pensando agli altri 39.999”. Numeri che hanno conosciuto un’eccezione: il Torino dell’allenatore dei sogni, dove andare in Serie A era più facile.

“I bambini di 10 anni devono soprattutto giocare, perché il calcio è uno sport ma prima di tutto un gioco, ed è nel gioco che si vedono le caratteristiche più importanti di un carattere. Non potremo mai capire com’è un bambino dalle sue risposte e domande , ma a vederlo giocare possiamo capire tutto di lui… ma deve giocare libero…” (Sergio Vatta).

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.