Ville abusive a Garlenda, parlano due indagati: "Situazione irreale, leggi rispettate" - IVG.it
Cronaca

Ville abusive a Garlenda, parlano due indagati: “Situazione irreale, leggi rispettate”

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Garlenda. “Ci sentiamo molto amareggiati da questa vicenda come professionisti e come cittadini che si ritrovano ad essere indagati per aver rispettato le istituzioni ed essersi attenuti scrupolosamente alle leggi”. L’architetto Roberto Barbera e l’ingegner Marco Ravera, i direttori dei lavori, due dei cinque indagati a seguito del sequestro di sette ville a Garlenda, non ci stanno alle accuse a loro carico e commentano così una situazione definita “irreale”.

Mentre Forestale e Polizia hanno messo i sigilli alle costruzioni e la Procura di Savona ipotizza il reato di lottizzazione abusiva, i due indagati precisano di aver “presentato nel 2009 al Comune di Garlenda un progetto unitario per realizzare alcune ville. Il progetto – continuano – è stato approvato dall’ufficio tecnico comunale, dalla commissione edilizia e dal consiglio comunale, con tanto di parere legale a supporto firmato dal consulente dello stesso Comune”.

Insomma, sostengono Barbera e Ravera, il Comune ha rilasciato il permesso e copia dei progetti è stata inoltrata agli uffici della Forestale di Albenga e di Savona, oltre all’ufficio Settore Difesa del Suolo Tutela Ambientale della Provincia di Savona. Senza ricevere alcun riscontro negativo.

Per poi arrivare all’amara conclusione. “Solo oggi, con alcuni edifici venduti e dichiarati agibili a seguito di sopralluogo positivo dell’Ufficio Tecnico Comunale, uno abitato e altri in fase terminale di realizzazione, ci vediamo sequestrare i cantieri per presunte illegittimità delle licenze rilasciate. Ci chiediamo per quale motivo”.

L’arch. Roberto Barbera in relazione alla sua carica di consigliere comunale precisa: “Sono stato eletto nel maggio 2014 e mi è stata conferita la delega ai Lavori Pubblici che non va confusa con la Delega all’Urbanistica. Il progetto di Assetto Urbanistico delle case è stato redatto e presentato nell’anno 2009 e i relativi permessi sono stati rilasciati diversi anni prima della mia elezione a consigliere comunale. La semplice delega ai Lavori Pubblici e il fatto di non appartenere alla giunta comunale in quanto consigliere e non asessore, non rende incompatibile l’esercizio della mia attività professionale di architetto nel territorio comunale relativamente alle opere private ai sensi di quanto indicato nel Testo Unico Enti Locali (TUEL) n 267/2000 art.78)”.

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