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Morì dopo intervento all’addome, nessun rinvio a giudizio: 9 medici prosciolti

Albenga. Nessun rinvio a giudizio nel procedimento per colpa medica che vedeva imputati nove medici, tra chirurghi e anestesisti-rianimatori, dell’ospedale S. Maria di Misericordia di Albenga. Questa mattina, in udienza preliminare, il gup Emilio Fois ha infatti pronunciato una sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste per tutti loro che, a vario titolo, dovevano rispondere di omicidio colposo in relazione alla morte di un paziente avvenuta nel 2012 in seguito ad un intervento all’addome.

A giocare un ruolo decisivo nel procedimento è stato l’esito dell’incidente probatorio, discusso la scorsa settimana. I periti Ferdinando Massaglia e Roberto Testi infatti avevano “scagionato” i medici coinvolti nell’inchiesta. Secondo le loro conclusioni le condizioni del paziente erano precipitate negli ultimi tre giorni di vita e, di conseguenza, non ravvisavano responsabilità da parte di chi lo aveva seguito durante l’operazione.

Il paziente, un albenganese di 63 anni, Ennio La Quaglia, secondo la Procura sarebbe morto per il cedimento di un punto di sutura interno che avrebbe provocato una grave emorragia. Una complicazione della quale i sanitari non si sarebbero però accorti. La morte era sopraggiunta nonostante le trasfusioni di sangue decise per far fronte alla “gravissima anemizzazione” del paziente. La famiglia si era costituita parte civile con l’avvocato Enrico Collidà di Cuneo, mentre la difesa era rappresentata, tra gli altri, dagli avvocati Pierluigi Pesce, Massimo Botta, Marco e Alberto Russo, Nicoletta Mantica.

Il sessantenne era stato ricoverato il 23 aprile 2012 perché accusava i sintomi di calcoli alla colecisti; il 28 aprile era stato deciso un intervento urgente ma il decorso post-operatorio era stato tormentato come spiega l’avvocato Collidà: “Il paziente stava male, accusava dolori fortissimi e non riusciva quasi a a muoversi, e di questo i familiari allarmati avevano più volte parlato con i medici, inutilmente”. I sanitari da parte loro non riuscivano a venire a capo della grave anemia che aveva colpito il paziente, provocata, come accertato poi dall’autopsia, dall’emorragia peritoneale seguita al cedimento di una delle suture. L’uomo morì il 4 maggio; secondo la Procura, una Tac addominale e un’ecografia, e un nuovo intervento chirurgico, avrebbero potuto salvarlo.

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