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Calcio, lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia. L’avvocato Cozzolino: forse il più grande dirigente di baby calciatori

Savona. Il 20 novembre 2003, a Torino, in una grigia mattinata d’autunno se n’era andato un pezzo importante della storia granata. All’età di 92 anni si era spento l’avvocato Sergio Cozzolino che dal 1957 al 1993 aveva guidato il settore giovanile.

Eletto consigliere nella stagione ’57/’58, Cozzolino prese infatti in mano le redini del vivaio di cui diventò responsabile. Sotto la sua sapiente mano passarono intere generazioni di giovani giocatori. Era in allora, il settore giovanile più importante d’Italia, quello granata. E ogni anno sfornava campioni. Ai giovani l’avvocato ha dedicato la vita intera.

Persona integerrima, dotata di grandissime qualità morali e di una dialettica tagliente, per quei ragazzi era allo stesso tempo un padre, un maestro ed un generale. Teneva in maniera particolare all’educazione ed alla disciplina e, chi lo ha conosciuto, lo descrive come un vero burbero, ma dal cuore d’oro. Nel 2000 Renato Zaccarelli, chiamato a ricostruire il vivaio, lo volle come suo consulente personale. Ancora oggi figure come Antonio Comi e Silvano Benedetti (come lo stesso Bava) lo indicano come l’esempio da seguire per far tornare grande il settore giovanile del Toro.

Ma chi era veramente questo grande personaggio del passato di cui la vecchia gurardie granata continua a commemorare la memoria? Proviamo a tratteggiare il profilo umano dell’avvocato Sergio Cozzolino affidandoci ad alcune testimonianze attuali e ad uno stralcio dell’articolo pubblicato sul settimanale Granatissimo il 28 novembre 2003 alcuni giorni dopo la sua scomparsa. Per raccontare le vicende di questa autentica leggenda granata, e il suo immenso valore per la storia del Torino F.C., non bisogna aver paura di scalare il muro della retorica.

Stiamo infatti parlando di chi probabilmente è stato il più grande dirigente di baby calciatori di tutti i tempi. La sua storia a tinte granata inizia nel 1928 quando, appena sedicenne, oltrepassa per la prima volta la porta del Filadelfia per entrare nei “Balon Boys”, il primo pionieristico vivaio di giovani talenti. Lasciato il calcio per l’avvocatura, Cozzolino diventa l’illuminato inventore di una struttura e di un metodo di lavoro che avrebbe presto procurato al Torino un serbatoio inesauribile di giovani talenti, un ottimo parco allenatori e una preziosa e imparagonabile rete di talent-scout. Uomo di poche parole e profondi sguardi è stato anche un secondo padre per i molti ragazzi del Filadelfia cresciuti con il Toro addosso: da Pulici a Zaccarelli, da Ferrini a Cravero, da Agroppi a Fuser, da Lido Vieri a Christian Vieri.

Il suo pensionamento però forse, come spesso ahimè accade, non è stato celebrato a dovere: Cozzolino, che per restare al Toro aveva rinunciato a lauti guadagni, avrebbe sicuramente meritato un riconoscimento alla carriera da parte della società e con questo nostro doveroso e sincero contributo stiamo cercando di rendere più che mai onore alla figura del Maestro. La netta vittoria ottenuta dal Toro che nella prima domenica senza l’avvocato ha giocato con il lutto al braccio è stato il primo apprezzato omaggio alla memoria di un padre che ha lasciato la figlia Maria Laura, la nipote Diletta e tanti altri “figli” adottivi i quali hanno voluto ricordarlo così.

Sergio Vatta, ex allenatore della plurititolata Primavera granata degli anni ’80, colui che più di ogni altro ha saputo mettere a frutto il metodo “Cozzolino”: “Con la sua scomparsa abbiamo perso i pezzi di un grande e glorioso passato e di uno spirito che ci distingueva dalle altre società. La sua naturale capacità educativa derivava da un insieme perfetto di uomini, idee e intenti. Speriamo vivamente che la sua pesante eredità venga raccolta e che il Torino organizzi due grandissimi tornei internazionali per selezioni giovanili in memoria degli indimenticabili avvocato Cozzolino e di Cinto Ellena, il più grande talent-scout di tutti i tempi”.

Angelo Zambruni, fedelissimo segretario dell’avvocato Cozzolino nel Torino dal 1956 al 2001: “C’è un emblematico aneddoto che può servire a raccontare i contrasti e le sofferenze di un padre-dirigente al cospetto dei suoi figli-calciatori. Cozzolino era solito seguire le partite della Primavera dalle gradinate accanto al calcio d’angolo. Preferiva quella scomoda posizione alla tribuna o alla panchina perché in quel modo riusciva a “catechizzare” i suoi piccoli, spesso li rimproverava, a volte si complimentava. Finita la partita rientrava nel suo ufficio e con la testa tra le mani ripercorreva a mente tutte le azioni della gara. Finiva sempre per giustificare tutti i suoi ragazzi, brontolando tra sé e sé scuse e attenuanti. Perdonava tutti, anche quelli che pochi minuti prima aveva strigliato a parole con l’intento di spronarli”.

Roberto Cravero: “Per noi era una figura eterna, una nobile abitudine, una certezza. Usava poco le parole ma da lui una era una gemma. Come le occhiate. Mentre giocavi, voltavi l’occhio a sinistra, oppure neanche, tanto lo vedevi, senza guardarlo, là nel parterre. Cozzolino era la figura più concreta, redditizia, la più ‘economicamente produttiva’ (concedetemi i brutti termini) del Torino”.

Paolo Pulici: “Tutti facevano capo a lui, era un’istituzione. Ha costruito il più grande vivaio del mondo, che è stato l’orgoglio del Toro per molti anni. Era molto influente e dava l’idea di essere sempre presente quando ce n’era bisogno. Per me ha rappresentato il primo punto fermo a Torino. Seguiva i suoi ragazzi anche quando uscivano dalle Giovanili, partecipando ad ogni problema e aiutandoli in caso di bisogno. Purtroppo alla sua figura non è mai stato dato il giusto risalto”.

Alle frasi di questi eroi granata, aggiungiamo le belle parole spese nel 2013 da Renato Zaccarelli (una vita al e per il Toro) ad esattamente 10 anni, dalla morte dell’avvocato Sergio Cozzolino, padre ed artefice di quella grande fabbrica di campioni che fu il Filadelfia, ha voluto ricordarlo con profonda commozione, provando a ricostruire quello che è stato il più grande periodo del vivaio granata: Cozzolino era “semplicemente” il punto di riferimento dell’intero settore giovanile. Io sono arrivato in granata a 17 anni, ho avuto modo ci conoscerlo e apprezzarlo nel pieno della sua attività, era veramente importante. Non a caso gli era stato delegato tutto il funzionamento del vivaio: da lui c’era solo da imparare. Il suo punto di forza consisteva nell’essere riuscito a coagulare intorno a sé delle figure di altissimo profilo: era sì il responsabile, ma tutto ruotava attorno ai suoi collaboratori. Aveva creato l’ambiente perfetto che riusciva a dare sempre dei grandissimi frutti. Alla fine è sempre così: bisogna saper scegliere le persone giuste e creare con loro un rapporto di rispetto reciproco. Così diventa più facile raggiungere gli obiettivi. Ma ora vi stupirò.

Sapete qual era il vero obiettivo di Cozzolino? Non tanto (o meglio, non solo) fare in modo che le varie categorie vincessero i rispettivi tornei. Per lui la gioia massima era vedere un giocatore che riusciva con successo a fare tutta la trafila delle giovanili e arrivare in prima squadra, con la maglia del Toro. Quello per lui era il massimo, quello lo riempiva di felicità.

E’ una prova di fatto chel suo periodo, l’opera riuscì particolarmente bene. Basti guardare soltanto che la rosa della Primavera in cui giocavo anche io: sono ben otto i giocatori che sono arrivati a disputare dei tornei in Serie A e questo fu chiaramente un successo per il lavoro suo e dei suoi collaboratori. Se nella quotidianità passava per un duro, in realtà lo era molto relativamente. Era un personaggio senz’altro autorevole e a noi ce lo dipingevano sempre come una persona che brontolava e si lamentava, mentre invece era semplicemete e profondamente innamorato del suo lavoro e dei ragazzi che coltivava. Sapeva che il loro futuro era anche nelle sue mani, e voleva fare in modo che potessero sempre portare a termine l’obiettivo. Certo il “Fila” lo ha aitato molto, perché avere a disposizione una struttura-coagulo così importante come è stata la realtà del Filadelfia gli ha reso chiaramente tutte le cose più semplici. Lavorare lì era l’optimum: al di là degli allenamenti, c’era anche uno dei due uffici dedicati al settore giovanile. Lì spesso gli allenatori venivano insieme a confrontarsi, a dire la loro, a parlare dei vari giocatori. Chiaramente questo permetteva di poter lavorare con maggior facilità.

A fare la differenza però era soprattutto lo spirito, la gente che ci lavorava e che dava tutto per quel lavoro. Cozzolino era riuscito a mettere in piedi una macchina ben funzionante, bene oliata, con degli ottimi osservatori e degli ottimi insegnanti di calcio. Era l’unità di intenti che si poteva toccare con mano a renderci unici, era questo che trasmetteva a tutti noi quella mentalità vincente che ci ha permesso di raggiungere dei risultati così importanti. Da questo passava tutto, da questo passava il Toro. E a questo bisognerà essere sempre legati. Ed è per questo che il Toro all’avvocato Cozzolino dirà sempre grazie.

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