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Calcio, lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia: Franco Barbero, dirigente d’altri tempi che ha i giovani nel cuore

Savona. Domenica scorsa, con immenso piacere, ho avuto modo di rivedere l’amico Barbero (per me, il “presidentissimo”) nelle vesti di dirigente accompagnatore ufficiale dei Giovanissimi nazionali del Torino FC 1906 che hanno incontrato i pari età del Savona Fbc.

Ricordo ancora quando avevo potuto condividere con lui, una sua grande impresa sportiva, partecipando all’ultima partita dei play-off per il passaggio al campionato di Eccellenza della sua U.S. Airaschese (società dilettante piemontese di cui è stato vincente presidente) che con il pareggio conseguito era stata promossa nella categoria superiore: e questo succedeva dopo 18 anni consecutivi di permanenza nel torneo di Promozione.

Era stato un campionato difficile, duro con molte squadre blasonate che lottavano per la promozione ma l’Airaschese alla fine si era dimostrata la più brava. Barbero, non è una novità per quelli lo conoscono bene e da tanto tempo, aveva sempre creduto nell’affermazione della sua squadra e l’aveva incoraggiata e sostenuta soprattutto nei momenti difficili e critici: cosa che continua a fare ancora oggi con le giovanili del “Toro”.

Allora puntò con lungimiranza sul direttore tecnico Matteo Tosco esperto conoscitore del settore calcistico piemontese (il quale era riuscito a comporre una squadra competitiva) e su Marco Fornello, un allenatore che con caparbietà, intelligenza e umanità era riuscito ad amalgamare il gruppo formandone una squadra compatta, leale e pieno di entusiasmo che di sicuro era diventata un punto di riferimento per i giovani delle categorie inferiori, cosa non da poco.

Rimescolando nei miei ricordi mi è tornato in mente anche quando con un noto dirigente ligure ero stato a trovarlo nel 2011 presso il campo “Barbieri” del Pinerolo Fc, altra storica società di cui è stato presidente. In quell’occasione, mentre ci trovavamo nel suo ufficio sommersi da trofei, coppe e fotografie di momenti di gloria, avevamo involontariamente ad una sua intervista di cui ho ritenuto interessante, risimulandola, riportare alcuni punti salienti che mi avevano particolarmente colpito e che penso incuriosiranno l’attenzione dei numerosissimi tecnici ed appassionati che seguono questa dossier sul mondo dei vivai giovanili.

Da quanti anni, presidente Barbero, si occupa di calcio?
“La mia passione per il calcio si è manifestata quando ancora ero un ragazzo e sono quindi oramai moltissimi anni che opero in questo ambiente. Il Pinerolo è solo l’ultima delle mie avventure; avventure che mi hanno portato a Castagnole e ad Airasca, tanto per fare un esempio”.

Lei è presidente del Pinerolo da due anni, pochi rispetto alla sua esperienza, come si immaginava questo ambiente?
“Quando operavo nelle altre società, più piccole rispetto al Pinerolo, vedevo quest’ultimo come un ambiente di riferimento, e così facevano anche i miei ragazzi. Era la squadra più seguita, di cui si avevano più notizie e più facilmente”.

…e una volta arrivato a Pinerolo?
“La realtà purtroppo è molto differente, quando si lavora dentro ad una società come questa tutte le prospettive e i punti di vista vanno rettificati.
L’ambiente attorno è molto più critico di quanto pensassi, specialmente verso la squadra. Questo mi dispiace molto per tutte le persone che operano in società, ma soprattutto per i miei ragazzi che danno il meglio di se stessi”.

Quindi il fascino creatosi negli anni attorno al Pinerolo è sopravvalutato?
“No, semplicemente le cose sono cambiate, il numero di squadre è aumentato e la nostra realtà evidentemente non è più il massimo a cui aspirare. Il calcio nel suo complesso è molto mutato in effetti, anche ai massimi livelli. I ragazzini che giocano oggi ad esempio sono più viziati rispetto al passato, e questo è dannoso per la loro crescita come calciatori e come uomini. A livello alto l’esempio non è affatto d’aiuto, una volta i calciatori lottavano di più in campo, mentre oggi i lottatori sono rimasti pochi”.

Come reputa la sua amministrazione?
“Sono in carica da due anni, ce l’ho messa tutta e sono soddisfatto dei risultati rispetto alla squadra che abbiamo a nostra disposizione”.

E’ contento del risultato complessivo o si riferisce unicamente alla prima squadra?
“Considerate le rose posso riferirmi senz’altro a tutti i nostri allenatori, giovanili comprese quindi. Per quanto riguarda la prima squadra prevedo una salvezza tranquilla, dato anche il fatto che siamo a metà della classifica al momento. Le altre nostre squadre si comportano molto bene. Nel settore giovanile tre squadre, i ragazzi del 1995, 1996 e 1997, si sono qualificate per le finali regionali; l’annata del 1998, invece, ha mancato l’obiettivo di un punto soltanto”.

Qualche mese fa abbiamo parlato del vostro settore giovanile, lo prendete molto in considerazione?
“Decisamente, il presidente dei talenti biancoblù Renato Rubiolo ha operato molto bene in questi anni; abbiamo una rappresentativa per ogni fascia d’età e nella prima squadra ci sono giocatori che arrivano dal settore giovanile, questo ci rende molto orgogliosi”.

Progetti per il futuro?
“Non so nulla, non so neanche se rimarrò come presidente; la situazione si è fatta pesante con i nodi dell’accordo di gestione dello stadio ‘Barbieri’ e del contributo pubblico da trovare, ancora da risolvere per cercare di salvare la stagione. Credo comunque che una piazza come Pinerolo troverà sempre qualche spasimante. Magari non tanto fumo e poco arrosto, come si sono – purtroppo dimostrati Tilli Romero e Giorgio Merlo, che avevano promesso un aiuto mai arrivato. Il nome nuovo che si profila all’orizzonte per sostituirmi degnamente è quello Francesco Caprioglio. Vi confesso che dopo tanti anni il mondo del calcio comincia a pesarmi un po’, ci sono sempre molti problemi da affrontare, e tutti molto simili. Ho bisogno di nuovi stimoli e questi credo che potrò trovarli solo portando avanti la mia attività nel contesto del calcio giovanile. Collaborare in qualche modo con il Torino FC non mi dispiacerebbe. Da tempo nelle nostre produttive chiacchierate Antonio Comi mi dice di venire a dargli una mano e seguire magari qualche gruppo di giovanili. Vedremo, il prossimo potrebbe essere l’anno buono (e così è stato). E’ proprio innegabile , del resto, che le “giovanili” siano sempre state il mio pallino”.

Sotto questo aspetto proviamo a farla intervenire proponendole questa nuova prospettiva. L’immigrazione dal meridione di famiglie intere è un fenomeno oramai datato e giornalisticamente sorpassato, anzi, vecchio. Ciononostante tutt’oggi, nella zona del Pinerolese e del Torinese continuano a manifestarsi questi fenomeni migratori, soprattutto da parte di stranieri, e questo argomento, verremmo raccontarlo da un punto di vista differente. Lo sport, questo è il mezzo con cui comunicano milioni di persone che non si conoscevano prima di una partita o un allenamento, e siccome in Italia lo sport di riferimento è il calcio è normale che esso sia utilizzato come veicolo dai giovani per introdursi in un nuovo ambiente.

Fatta questa doverosa premessa, presidente Barbero, la prima cosa che ci interessa sapere è se la società Pinerolo FC, riferimento del calcio in zona, è attrezzata in qualche modo per questo tipo di evenienze.
“Ovviamente, non abbiamo nessun limite o pregiudizio; i ragazzi che desiderano giocare nel Pinerolo sono bene accetti, purtroppo però non possiamo spingerci oltre, non abbiamo strutture per ospitare ragazzi che abitino lontano dai nostri campi”.

Abbiamo sentito parlare della scuola calcio Gabetto, che invece ha questa possibilità.
“Sì certamente, all’inizio nacque come Atletico Gabetto Orbassano, oggi è stata ribattezzata Atletico Gabetto e ha sede a Mirafiori. Il Gabetto opera dalla fine degli anni ’90, permettendo ai ragazzi di trasferirsi dal Mezzogiorno e offrendo loro un alloggio (se non ricordo male erano a None gli appartamenti in questione). Oltre ad ospitarli, il Gabetto permetteva ai ragazzi di allenarsi, in genere gli allenamenti avevano luogo a Torino o a San Giorgio, in quest’ultima località in particolare venivano organizzati anche dei raduni. Questo non era tutto però, il Gabetto non occupava tutto il loro tempo con il calcio, quindi questi ragazzi la mattina andavano a scuola, cosa molto importante nella vita di una persona”.

Un’iniziativa senz’altro lodevole. Come ci ha detto questa società opera dagli inizi degli anni ’90, ma prima di essa c’era qualche altra organizzazione simile?
“Non che io sappia. Nonostante il Pinerolo non abbia la possibilità di operare come il Gabetto per i problemi da lei citati, all’interno di esso ci sono diversi ragazzi che hanno genitori immigrati dal Sud”.

Lei nota che l’integrazione sia avvenuta con successo?
“Sembra di sì, a Pinerolo ci sono molti giovani con origini meridionali e ciò non sembra creare problemi a nessuno”.

Nel Gabetto chi seguiva i ragazzi dal punto di vista tecnico?
“Li seguiva Catera, penso sia ancora lui a ricoprire quel ruolo ma non ho contatti con lui da qualche tempo purtroppo”.

Che tipo di attività agonistica affrontavano i ragazzi?
“Di solito in Torino diverse squadre si accordavano con il Gabetto per fare dei tornei, questo accadeva anche a San Giorgio”.

Capitava che alcune squadre, diciamo così, “regolari” chiedessero giocatori al Gabetto?
“Sì certo, io stesso ho chiesto loro almeno un paio di giocatori”.

Di che età erano in genere i ragazzi che arrivavano tramite il Gabetto?
“Per lo più intorno ai diciotto anni, dal momento che è anche legalmente più facile trattare con persone maggiorenni. Ciononostante l’età minima era intorno ai sedici anni”.

Si venivano a creare particolari problemi fra i ragazzi all’interno o all’esterno della squadra?
“Assolutamente no, molti dei miei ragazzi di allora sono ancora in contatto con i loro compagni, anche io sono rimasto in contatto con diversi ragazzi, in particolare con un ragazzo che nel 2002 è venuto ad Airasca da Paternò presso dei suoi famigliari. Anni fa con il Castagnole siamo inoltre andati a Fossalto, in provincia di Campobasso, per uno scambio con un’altra squadra e poco dopo loro sono venuti da noi. Il calcio è un grande aiuto per conoscersi e conoscere altre realtà. Durante le trasferte – in genere si faceva un torneo di mezza giornata al massimo – per il resto del tempo si stava tutti insieme e si visitavano i posti. Sotto questo profilo ritengo meritorie tutte le partecipazioni di squadre italiane ai tornei internazionali”.

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