Sicurezza alimentare: dal Cersaa di Albenga nuovo sistema di rilevazione dei batteri killer - IVG.it
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Sicurezza alimentare: dal Cersaa di Albenga nuovo sistema di rilevazione dei batteri killer

Camera commercio Albenga laboratorio

Albenga. Nella relazione sul sistema di allerta europeo redatto dalla direzione generale per l’Igiene e la Sicurezza degli alimenti, l’Italia, solo nel primo trimestre 2014, risulta il primo Paese europeo per numero di segnalazioni alla Commissione europea (135) attraverso il Sistema di allerta rapido con cui gli Stati membri dell’Unione notificano in tempo reale i rischi diretti o indiretti per la salute pubblica connessi al consumo di alimenti o mangimi.

“Il numero delle notifiche da parte dell’Italia – spiega Giancarlo Grasso, presidente dell’Azienda speciale per la formazione della Camera di Commercio di Savona – è un chiaro indicatore del grado di attenzione, nel nostro Paese, alla sicurezza degli alimenti da parte degli enti preposti al controllo. Anche da parte delle aziende che operano nel rispetto e nella tutela dei propri prodotti di qualità si riscontra l’interesse di un puntuale rispetto delle norme di sicurezza alimentare anche attraverso al ricorso delle più moderne tecnologie di supporto alle analisi”.

Primo ente in Italia, da luglio 2013, l’Azienda Speciale per la Formazione della Camera di commercio di Savona nel proprio Laboratorio chimico merceologico di Albenga utilizza nuovo sistema di rilevazione molecolare dei patogeni.

“Utilizzare anche nella fase di controllo e prevenzione gli strumenti molecolari che ormai da anni vengono utilizzati per la diagnosi delle infezioni nell’uomo è fondamentale per dare ulteriori e ancor più precise garanzie di sicurezza al consumatore” dice Luca Medini, direttore dell’Azienda speciale. Il Laboratorio di Albenga, ormai da molti anni, segue le aziende in materia di sicurezza alimentare e detiene anche l’accreditamento sulla prova secondo metodi tradizionali sia della Listeria sia della Salmonella da parte Accredia (ISO 17025:2008).

“Entrambi i patogeni sono pochi parametri microbiologici con limiti di legge decisi e definiti – commenta Medini – anche se le verifiche sono confortanti sia per le materie prime sia per i prodotti finiti, pronti per la commercializzazione, i controlli richiesti direttamente dalle aziende sono molto puntuali anche perché fanno parte del controllo qualità di routine che comprende appunto l’analisi chimica e quella microbiologica”.

Le insidie che si nascondono sulla tavola sono molte: ogni anno nel mondo oltre 3 milioni di persone muoiono per infezioni assunte attraverso il consumo di alimenti e acqua. Nonostante i controlli, in Italia si stima che le infezioni alimentari colpiscano ogni anno 10.000 soggetti, con una significativa prevalenza di salmonellosi e di listeriosi.

“Negli ultimi anni – spiega Medini – stiamo assistendo a un progressivo aumento di alcune tossinfezioni alimentari gravi causate da agenti infettivi sia tradizionali sia emergenti, come i Campylobacter, Escherichia coli enterotossico, Listeria e Salmonella. Spesso si tratta di infezioni acute, talora gravi, che si possono presentare come casi singoli oppure in forma epidemica, e per le quali c’è la necessità di una azione sanitaria multipla. Purtroppo quando il problema arriva all’attenzione del clinico e del laboratorio di microbiologia, significa che nella catena dei controlli alimentari c’è stata una falla. Ricorrere a un controllo ulteriore nella fase di pre-commercializzazione, come il sistema adottato dal laboratorio della camera di commercio, per un’azienda si traduce in una migliore garanzia della qualità del proprio prodotto che mette al riparo la sicurezza del proprio prodotto e quindi la salute del consumatore finale”.

La prevenzione quindi inizia da un’accurata analisi propedeutica alla commercializzazione. Ma il consumatore cosa può fare per difendersi ulteriormente da eventuali rischi? “Sicuramente evitare di mangiare cibi crudi – dice Medini – la maggior parte dei microrganismi e delle tossine non resiste a temperature superiori ai 60-70 gradi. Grande importanza rivestono le condizioni in cui i cibi sono mantenuti nelle varie fasi di conservazione: la catena del freddo, ad esempio, previene lo sviluppo e la moltiplicazione di alcuni microrganismi, che per essere tossici richiedono una popolazione molto numerosa. Raccomandiamo di mantenere la temperatura del frigorifero tra i 4 e i 5 gradi, anche se la maggior parte dei frigoriferi domestici li supera abbondantemente arrivando agli 8″.

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