Savona, primo giorno di scuola tra emozione, curiosità e sveglie “troppo presto” fotogallery

Savona. Ore 8: manca quasi un’ora all’apertura della scuola, ma qualcuno è già lì fuori, in attesa. Voglia irrefrenabile di iniziare? Macchè: “Siamno qui per accaparrarci i posti in fondo”. Cambiano i tempi, cambiano le scuole, in qualche modo cambiano anche gli alunni. Ma per fortuna certe cose non cambiano mai: “Non ne ho voglia, avrei preferito rimanere a dormire”.

E’ un primo giorno di scuola significativo per Savona, dopo il tourbillon di trasferimenti che ha interessato svariati istituti superiori della città. Certo, ci sono i soliti temi: “E’ l’anno della maturità, sarà dura”, oppure “Sono felice inizi la scuola, è un luogo in cui si cresce e ci si diverte, pur dovendo studiare”. Ma la novità è la riorganizzazione voluta quest’estate dalla provincia. Geometri, Nautico, Itis: per i loro alunni, oltre alla canonica ansia per un nuovo anno scolastico che inizia, anche l’incertezza o la curiosità per una nuova scuola, con aule e laboratori diversi da quelli a cui erano abituati.

I ragazzi si dividono: c’è chi è felice perché il nuovo istituto è più vicino a casa “e non devo prendere i mezzi”, chi invece si lamenta: “Il trasloco renderà tutto più difficile”. La maggior parte, però, concedono il beneficio del dubbio: “Meglio o peggio non so, aspetto di vedere le aule”.

Anche i professori dicono la loro: “Un’idea intelligente”, anche se ovviamente all’inizio si aspettano delle difficoltà. “Ma stiamo lavorando per risolverle il prima possibile”. Il problema, dicono, semmai sta nei famigerati tagli, e nella ormai cronica mancanza di risorse: “E’ sempre più difficile fare lezione. Ogni anno è più dura. Aspettiamo che qualcuno ci smentisca… la speranza è l’ultima a morire”.

Discorso a parte per i “premini”: per loro, la novità è comunque totale a prescindere. Ed in questo caso ad essere in ansia sono i genitori: “L’emozione è forte”, racconta qualcuno. C’è chi per la prima volta si trasferisce da lontano, chi pensa all’adolescenza alle porte: “Ho parlato a mio figlio delle cattive amicizie, gli ho detto di stare attento”. La speranza, come sempre, è quella di aver educato il proprio figlio sufficientemente bene da mettersi “al riparo” da eventuali anni duri.

Le premesse, però, sono quelle giuste: davanti ai portoni d’ingresso, per una volta, i sorrisi prevalgono su chi sbuffa. Nonostante la maturità, nonostante i tagli, nonostante i traslochi, nonostante compiti e interrogazioni alle porte, nonostante l’estate sia finita. Si reincontrano gli amici: e, nonostante tutto, si sorride. Beata gioventù.

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