La storia di Giovanni, in strada a 65 anni: "Povero per amore, ora sogno la pensione e una casa" - IVG.it

La storia di Giovanni, in strada a 65 anni: “Povero per amore, ora sogno la pensione e una casa” fotogallery

Pietra Ligure. “Cosa vogliono? Questa è una strada pubblica, non sporco e non faccio nient’altro. Se non vogliono vedere, si mettano una maschera”. Si difende a spada tratta Giovanni Cherchi, 65 anni, da qualche tempo abitante nella zona di viale della Repubblica, a Pietra Ligure.

Senza numero civico, perché la sua dimora, da un anno e mezzo, è la strada. “Avevo una casa, ma il comune mi ha sbattuto fuori”. Storia complessa, fatta di traslochi e servizi sociali. Giovanni prova a riassumerla: “Ho sempre lavorato, poi mi sono messo con una donna che era malata di cirrosi epatica cronica. Così la portavo in clinica di qua e di là, le davano un anno di vita, ma con me è durata di più”.

Una malattia che ha sconvolto le abitudini della coppia: “Avevo un appartamento in via Milano, ma non potevamo più andare avanti: così alla mia compagna hanno dato un alloggio qua sopra. Ci siamo rimasti tre anni, dopo di che mi hanno buttato fuori perché non c’era più niente da fare, e dovevano metterci un’altra famiglia”.

Per Giovanni arriva una nuova casa, in coabitazione: “Mi hanno messo con un altro tipo. Non molto rassicurante”. Ben presto però arriva un altro sfratto: “Con la mia compagna ospitavamo anche un’altra ragazza, rumena, l’abbiamo avuta con noi per sette anni. Io mi sono permesso di ospitarla per 10 giorni nel nuovo appartamento, in attesa che trovasse una soluzione; ma quando gli assistenti sociali lo hanno scoperto, Valeriani che all’epoca era assessore ha segnalato che non potevo tenerla e mi ha fatto buttare fuori per averla ospitata”. Da lì due anni in un garage, poi la strada.

Una versione che lo stesso sindaco Valeriani smentisce con forza. “Racconta la sua storia edulcorando la realtà e omettendo i fatti – puntualizza – la casa dove viveva era assegnata alla compagna, non a lui; quando è morta in sostanza si è ritrovato ad occuparla ‘abusivamente’. Gliene abbiamo trovata un’altra a Borgio, ma siamo stati costretti ad allontanarlo a causa delle botte che si dava con il coinquilino, per via dei fumi dell’alcol”.

E così, ora, Giovanni vive in strada e dorme in macchina. Suscitando le polemiche di chi in quella via risiede in un appartamento più “tradizionale”. “Io non posso fare altro, purtroppo la mia vita è questa adesso – risponde lui – Loro devono soltanto stare zitti un attimino perché io non sporco, non faccio rumori, non faccio niente. E poi non sono nel condominio, ma in una strada pubblica”.

Il motivo del contendere è quel “non sporco e non faccio rumori”. I residenti raccontano tutta un’altra storia: “Capisco la povertà, ma non è possibile vedere certe cose dal balcone, fare i bisogni in mezzo alla strada, cucinare, lavarsi e in più arriva pure l’amichetta che fa le stesse cose, tra una birra e un bicchiere di vino – dice una di loro nella sua segnalazione – Basta, non se ne può più, abbiamo dei minori… Vi sembra normale?”.

“Il problema ci è stato segnalato da diverse persone – conferma Valeriani – a dare fastidio non è il fatto che lui stia lì, quanto che espleti i suoi bisogni fisiologici all’aperto”. Incluso, secondo quanto riferiscono alcuni, quelli sessuali. Giovanni non ci sta e nega con forza: “Sono già venuti sia i vigili che i carabinieri, hanno segnato che io sporcavo e che c’era puzza. Ma qui non c’è niente di anomalo”.

Ora, viste le numerose proteste, si sta cercando una soluzione. “Stiamo ragionando di fare un’ordinanza di sgombero, perché la macchina in cui vive è sequestrata dai carabinieri – racconta Valeriani – il problema è che non possiamo dargli una casa: io devo dare la precedenza alle famiglie che non hanno i mezzi di sostentamento, e non a una persona che li rifiuta… ha due figli che gli hanno messo a disposizione un appartamento nell’entroterra di Albenga, ma lui non ne vuole sapere”.

Il sogno di Giovanni, infatti, è quello di mantenersi da sé. “Io non chiedo più niente, sono stanco – dice – Aspetto soltanto di arrivare a fine anno e maturare la mia pensione sociale: con quella spero di trovare un appartamento da prendere in società con qualcuno. Io qua vivo con 170 euro al mese, e mi devono bastare per tutto. Meno male che non fumo”. I residenti però parlano di alcol: “Bevo – ammette – un litro di vino al giorno, da 1,19 euro. Me lo posso permettere, e non ho il vizio del bar. E poi ci sono un paio di persone qui che ogni tanto mi danno da mangiare per il cane, e anche a me degli scatolami o qualche pasto. Di solito mangio dai frati; ma quando prendo la pensione non ci vado, voglio vivere con me stesso”.

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