La Movida che non c'è più, il viaggio di IVG inizia da ponente: la Capannina è una foresta il Moghi è un capannone - IVG.it
Cronaca

La Movida che non c’è più, il viaggio di IVG inizia da ponente: la Capannina è una foresta il Moghi è un capannone fotogallery

Riviera. La settimana scorsa nell’ex Bfly, ora Marina Beach, è andata in scena la discoteca silenziosa, ma in Riviera i locali notturni che fanno ancora musica, di qualsiasi genere, sono sempre meno.

Parte oggi il nostro viaggio nella Movida savonese che non c’è più, quella delle discoteche sparite, trasformate in ristoranti, alberghi, garage oppure ancora lì in tutto il loro decadente splendore in attesa di un futuro migliore. L’ecatombe è iniziata con il nuovo millennio e non sembra essersi ancora arrestata: sotto i colpi della crisi, delle raccolte firme di vicini disturbati dalla musica o dagli sfratti di proprietà intenzionate a trasformare i locali in altro, in questi anni, le strobo si sono spente a “La Capannina” di Alassio, all'”Astral” di Pietra Ligure o allo “Sporting Club” di Finale solo per citarne alcuni.

La chiusura di questi locali non ha solo impoverito il panorama del divertimento della Riviera, ma ha portato alla perdita di centinaia di posti di lavoro oltre che ad un danno per l’indotto come ristoranti, alberghi e altri servizi in qualche modo collegati a queste attività. La prima puntata del nostro viaggio parte dall’estremo ponente della provincia e arriva fino a Albenga: siamo andati a vedere cosa sono diventati i locali storici, ma anche quelli meno famosi.

Ad Andora sulla via Aurelia c’era il “Meta di Notte” famoso per le sue domeniche pomeriggio e per gli ospiti di Radio DeeJay come Prezioso e Albertino, adesso al suo posto c’è un bar.

Alassio era la regina della notte, ma ormai è una nobile “decaduta”. Sembrano lontanissimi i tempi in cui alla Capannina arrivavano i Dj più famosi del mondo che lasciavano le loro “impronte” sui muri del locale. Oggi gli archetti della discoteca crollano, pista e ingresso sono una foresta e le scritte dei tanti nostalgici lasciate sulla porta d’ingresso fanno capire quanto fosse nel DNA di alassini e turisti. Negli anni sono spariti anche il Devil & Shark e il Kaos, due locali piccoli che però nel periodo invernale erano frequentatissimi dai giovani alassini e non solo.

Un altro locale “storico” come l’U’Brecche, nonostante i tanti tentativi, non è mai riuscito a tornare ai fasti del passato millennio. La vita del Porto è stata breve ma intensa: inaugurata nel 2003 all’interno del porticciolo alassino, era immediatamente diventata “il locale” invernale più frequentato con le sue tre sale, un bar e un ristorante in un contesto architettonico innovativo per l’epoca. Il Porto è chiuso dalla scorsa estate e i sigilli alle porte testimoniano il fallimento della gestione che ha visto anche la triste scomparsa del patron Renzo Lattuada. Tutto questo, unito anche al “ridimensionamento” delle Vele e al tentativo di rilancio del Joy dopo anni di chiusura, racconta come la movida non sia più di casa nella città del Muretto.

Se si pensa alle discoteche di Albenga invece la prima che viene in mente è sicuramente il Black Out, chiuso da ormai un decennio, ma vita breve hanno avuto anche il Moghi prima e l’Horus poi. Il Moghi ha rappresentato la prima ed unica “mega discoteca” della riviera. Costruita nella zona del Polo 90 ad Albenga, prima che aprisse ogni altra attività di quelle presenti attualmente, con le sue due sale, il palco gigante e gli spazi enormi ha rappresentato la novità di fine millennio e capace di attrarre pubblico anche dal Basso Piemonte e dall’Imperiese. Dopo un paio di stagioni e qualche periodo di chiusura, il tentativo di rilancio con il nome del dio egizio Horus non ha portato i risultati sperati ed oggi è tutto pronto perché apra al posto della discoteca una nuova attività artigiana. Non si balla più nemmeno all’Oasi Abissina, storico locale ingauno, dove ha mosso i primi passi da Dj il noto promoter Mauro Vicari.

Per avere una dimensione dei posti di lavoro persi basta pensare che un locale come il Porto, in una normale serata di apertura, tra Dj, camerieri, personale della cucina, baristi, cassiere, sicurezza e parcheggiatori aveva oltre 50 persone a “busta paga”. E’ andato perduto anche il richiamo turistico che portava gli appassionati del genere a spostarsi in Riviera da ogni zona d’Italia per seguire i Dj più famosi come Bob Sinclair, che fu ospite alla Capannina nell’estate 2009.

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