Festa di Ganesha Chaturthi, nel Svami Gitananda Ashram di Altare sono arrivati in 4000

Altare. Sono giunti in 4 mila, provenienti da ogni parte d’Italia e da mezza Europa, con un’unica meta: il Svami Gitananda Ashram. Un luogo di culto situato ad Altare, costruito dalle fondamenta al pennacolo secondo i testi sacri, fondato nel 1984 da un genovese, il maestro Svami Yogananda Giri.

Oggi la religione induista celebra la festività di Ganesha Chaturthi e il tempio di Altare è il centro dei festeggiamenti in Europa. Fin dalle prime ore del mattino la località valbormidese ha visto l’arrivo di decine di pullman e automobili. Altri fedeli, invece, sono arrivati in treno.

Tra i presenti, l’ambasciatore indiano in Italia, venuto da Roma, e il console generale dell’India a Milano: le due più alte cariche rappresentative del Governo indiano nel nostro Paese.

In Italia, secondo le stime, i devoti alla religione induista sono un milione. “In un certo senso questo è il centro principale dell’Unione Induisti Italiana, dove gli induisti di varie tradizioni e provenienze, sia dell’India e non, si riuniscono – spiega Svamini Hamsananda Giri, monaca veterana -. E’ anche un luogo di formazione monastica: c’è un tempio con molte divinità che rappresentano quel Dio che è uno ma si manifesta in molti nomi”.

“Oggi la festività è dedicata a Ganesha, una forma del divino, colui che rimuove gli ostacoli – prosegue -. Abbiamo pregato per la pace nel mondo, affinché gli ostacoli che tengono le persone nemiche e fanno sì che vi siano tutti questi problemi al mondo siano rimossi”.

L’organizzazione, perfetta e ordinata, ha predisposto due pullman che hanno fatto la spola dal luogo del parcheggio fino all’area raggiungibile con il mezzo. Da qui, partivano tre furgoncini per permettere di percorrere l’ultimo tratto.

Molti, però, hanno scelto di raggiungere a piedi il luogo di culto. Giovani, adulti, anziani; molti di essi carichi di cibo da consumare durante la giornata, hanno camminato a lungo sotto il sole, nell’ultima calda giornata di agosto. Poi, tutti in fila ordinatamente, pregando, nell’attesa di poter entrare nel tempio.

“Sono venuti tantissimi pullman, hanno viaggiato tutta la notte. Sono arrivati dal Nord Italia, dalla Francia, dalla Svizzera, dalla Germania. Molte persone si sono riunite qui per pregare insieme per la pace, per gioire insieme in questa festa, delle famiglie, degli emigrati, di un piccolo mondo che rappresenta tutta l’umanità”.

Nel monastero soggiornano una dozzina di persone, tra le quali sei monaci italiani, che per diventarlo hanno studiato e vissuto la vera tradizione indù per dodici anni. “Questo posto, in mezzo ai boschi – conclude Hamsananda -, voleva essere un luogo di ritiro e meditazione però apriamo la porta, basta solo avvisare e ci facciamo trovare pronti per un chai, un the indiano”.

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