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Lettere al direttore

Ramin Bahrami, un uomo cosmopolita che ha lottato per essere ciò che è

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Sarà il pianista Ramin Bahrami a ricevere, al termine della settima edizione della Festa dell’Inquietudine, quest’anno dedicata al rapporto che intercorre tra “inquietudine e fuga”, il riconoscimento di “inquieto dell’anno”.

Il trascorso dell’artista incarna pienamente lo spirito della fuga; dalla rovina dell’infanzia dovuta allo scoppio della guerra in Iran, suo paese d’origine, al pieno riscatto di essa, attraverso la forza, la determinazione e la voglia di guardare oltre, verso un futuro felice, migliore e ricco di orgoglio e soddisfazione.

E’ una vita iniziata trentasette anni fa in Iran, a Teheran, quella di Ramin Bahrami, che, ancora oggi, porta con sé il ricordo della storia del suo paese, segnata da un’epocale sconvolgimento: la rivoluzione iraniana.

Nato in una famiglia benestante, dove la cultura era di casa e la musica classica una costante presenza, una distrazione dall’orrore che, da un certo momento in poi aveva preso ad avvolgere quotidianamente l’atmosfera del paese, Bahrami aveva trovato un suo modo per vincere la paura che costantemente gli avvolgeva l’anima: la musica.

Dopo l’incarcerazione del padre, per il quale il musicista ha sempre provato devozione e dal quale ha tratto ispirazione, fu costretto ad emigrare in Europa all’età di soli undici anni.

Folgorato fin dalla giovinezza dalla produzione tastieristica di Johann Sebastian Bach, con l’arrivo in Italia si diplomò al conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano.

In un successivo momento approfondì e perfezionò gli studi musicali presso l’accademia pianistica internazionale, “Incontri col Maestro”, di Imola.

La sua bravura, riconosciuta a livello internazionale, gli ha permesso di esibirsi in numerosi festival pianistici, dove ha sempre mostrato la sua immensa passione ed ammirazione per il celebre pianista tedesco Bach.

Quella musica ha rappresentato e rappresenta per lui la salvezza, lo scudo contro la follia.
Le interpretazioni di Ramin Bahrami si fanno messaggere, ai giorni nostri, di luce per le genti, di bellezza, bontà e amore, in quanto in esse vi è posto per ogni singola nota e ogni singolo elemento è ricco di dignità, di valori, di diversità che lo rendono unico, e capace di trasmettere emozioni profonde che difficilmente gli ascoltatori avranno modo di assaporare nell’udire altre melodie.

“L’amore non può dare l’idea della musica, la musica può dare l’idea dell’amore”. Queste significative parole, tratte dall’autobiografia “Come Bach mi ha salvato la vita”, racchiudono un profondo messaggio. Quella di Ramin Bahrami è una vita d’artista, con le sue ansie ed incertezze; una vita di un uomo cosmopolita che ha lottato per essere ciò che è, che vede nel mondo ideale di Bach quello che tanti di noi vorremmo trovare, dove il nero infrange le barriere e si sposa con il bianco, proprio come i tasti di un’infinita tastiera.

Ognuno compone la melodia della propria vita, non tutti avranno la possibilità di trasmetterla al mondo intero, ma ognuna di esse avrà con sé una storia da raccontare.

Martina Breci
Liceo Arturo Issel, classe IV E

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